80 anni di storia e uno sguardo al futuro

Alla presenza del Presidente della Repubblica, Cida celebra il suo anniversario consegnando la Carta della dirigenza e delle alte professionalità. Al centro del confronto, ceto medio, giovani, fiducia e crescita del Paese.

Ottant’anni di storia intrecciata con quella della Repubblica italiana e uno sguardo rivolto alle sfide dei prossimi decenni. È questo il significato della celebrazione degli 80 anni di Cida, la Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità, che si è svolta all’Auditorium della Conciliazione di Roma alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso 12 ottobre. Nel suo intervento, Mattarella ha richiamato il valore del contributo offerto dalla dirigenza e dalle alte professionalità alla crescita del Paese, evidenziando il ruolo centrale delle competenze per lo sviluppo economico e sociale della nazione. Ad aprire la celebrazione sono state le note dell’Inno nazionale di Mameli, eseguito dalla Fanfara dei Carabinieri. A seguire, un video ha raccontato gli 80 anni di storia della Confederazione. Teresa Lavanga, direttrice Cida, ha quindi richiamato alcuni dei passaggi più significativi di questo percorso, dalle origini fino alle sfide del presente. È stato poi il presidente Cida, Stefano Cuzzilla, a richiamare il ruolo svolto dalle competenze nella ricostruzione dell’Italia dopo la guerra e il contributo che la dirigenza è chiamata a dare oggi, in una fase caratterizzata da profonde trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali. «Nel 1946 la competenza fu una delle forze della ricostruzione italiana. Oggi deve aiutarci a governare l’incertezza, ricostruire fiducia e restituire ai giovani la possibilità di credere nel lavoro e nel merito».

Il riconoscimento del Presidente della Repubblica

La presenza del Capo dello Stato ha conferito alla celebrazione degli 80 anni di Cida un valore istituzionale straordinario, ulteriormente rafforzato dalle parole del suo intervento. Mattarella ha sottolineato il legame tra gli ottant’anni della Repubblica e quelli di Cida, ricordando il contributo della dirigenza alla ricostruzione del dopoguerra, alla modernizzazione del Paese e al consolidamento delle istituzioni democratiche. Un riconoscimento al ruolo svolto dalle competenze e dalle alte professionalità, ma anche alla responsabilità sociale che la Confederazione ha assunto fin dalle sue origini, andando oltre la tutela degli interessi professionali per contribuire al progresso dell’intera comunità nazionale. Il Presidente della Repubblica ha richiamato alcune delle battaglie sostenute da Cida, a partire dall’equità fiscale, e le grandi sfide del presente: la coesione sociale, il futuro del lavoro, il ruolo dell’Europa e le trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale, che devono essere poste al servizio della persona e della sua dignità. Particolarmente significativo il passaggio in cui Mattarella ha ripreso le parole del presidente Cida Stefano Cuzzilla: «Competenza come coesione; lavoro come sviluppo; futuro come responsabilità », riconoscendo in questi principi le ragioni del ringraziamento della Repubblica. Un messaggio culminato in queste parole conclusive: «L’Italia ha bisogno del vostro impegno».

 

UNA CARTA PER IL PAESE

Il momento di maggiore valore simbolico della celebrazione è stato la consegna al Capo dello Stato della “Carta della dirigenza e delle alte professionalità”, documento con cui le dieci federazioni che compongono Cida hanno voluto assumere un impegno condiviso nei confronti del Paese. La Carta si fonda su cinque principi che mettono al centro libertà, persona, merito, fiducia e futuro. «Non è un documento per ricordare ciò che siamo stati, ma una parola data al Paese su ciò che vogliamo essere», ha spiegato Cuzzilla, sottolineando come il compito della dirigenza non sia limitarsi ad amministrare il presente, ma contribuire a costruire il futuro.

LA CARTA DELLA DIRIGENZA E DELLE ALTE PROFESSIONALITÀ

Consegnata al Presidente della Repubblica in occasione degli 80 anni di Cida, la Carta rappresenta l’impegno condiviso delle dieci federazioni della Confederazione verso il Paese e le nuove generazioni. Realtà che rappresentano mondi professionali diversi, ma che sono unite da una responsabilità comune, quella di dare una direzione al cambiamento. Eccole: Manageritalia (commercio e terziario), Federmanager (industria), FP-Cida (funzione pubblica), Cimo-Fesmed (medici Ssn), Sindirettivo Banca Centrale (dirigenza Banca d’Italia e Ivass), Fidia (assicurazioni), Fenda (agricoltura e ambiente), Federazione Terzo Settore (Sanità religiosa), Saur (Università e ricerca), Sindirettivo Consob (dirigenza Consob).

Cinque i principi che la guidano
La libertà si governa. La persona è il fine. Il merito è equità. La fiducia si costruisce. Il futuro si guida. La Carta non vuole essere un documento celebrativo, ma una dichiarazione di responsabilità sul ruolo che dirigenti e alte professionalità sono chiamati a svolgere per la crescita economica, sociale e civile dell’Italia.

Il valore nasce dalle persone
Tra i contributi che accompagnano la Carta, Marco Ballarè, presidente Manageritalia e vicepresidente Cida, richiama la centralità della persona come fondamento della creazione di valore. «Il valore non nasce mai da solo: la funzione della dirigenza non è aggiungere il proprio contributo a quello degli altri, ma moltiplicare quello di ciascuno».

 

LA QUESTIONE DEL CETO MEDIO

Cida traduce questo impegno in azioni sulle questioni più urgenti per il Paese: la tenuta del ceto medio,
le opportunità per i giovani, la piena valorizzazione delle competenze femminili e la capacità del sistema produttivo di tornare a crescere. Il primo nodo è il ceto medio, considerato non solo una categoria economica, ma il luogo in cui si misura concretamente la possibilità di migliorare la propria condizione attraverso il lavoro, l’impegno e le competenze. Da qui la richiesta di un sistema fiscale più equo e di politiche che sostengano chi produce reddito e contribuisce alla crescita del Paese. «Il declino del ceto medio comincia quando una famiglia smette di credere che i propri figli potranno vivere meglio dei propri genitori. È allora che una questione di categoria diventa una questione nazionale», ha osservato Cuzzilla.

GIOVANI E IL VALORE DEL MERITO

A questo tema si collega quello delle nuove generazioni. Richiamando i dati del Rapporto Cida-Censis, Cuzzilla ha ricordato come otto giovani su dieci dichiarino di voler crescere professionalmente, mentre il
90% ritiene che il merito non sia adeguatamente riconosciuto. «I giovani non ci chiedono di abbassare
l’asticella. Ci chiedono di poterla raggiungere». Un messaggio che richiama la necessità di creare  condizioni capaci di valorizzare il talento e di rafforzare la mobilità sociale, restituendo fiducia nelle opportunità offerte dal lavoro e dalla crescita professionale.

FIDUCIA, IL CAPITALE CHE TIENE INSIEME IL PAESE

Accanto al capitale economico e a quello umano, Cida individua nella fiducia una risorsa decisiva per lo sviluppo del Paese. Cuzzilla l’ha definita un vero e proprio “capitale fiduciario”: la capacità di cittadini, imprese e istituzioni di collaborare, investire e affrontare insieme le trasformazioni necessarie. «Un Paese può diventare più ricco e, nello stesso tempo, più fragile, se perde la fiducia che permette a cittadini, istituzioni e imprese di cooperare e investire».

GOVERNARE IL CAMBIAMENTO

Dalla produttività all’innovazione, dalle competenze all’intelligenza artificiale, il presidente Cida ha infine richiamato il ruolo che la dirigenza è chiamata a svolgere in un contesto sempre più complesso. La tecnologia rappresenta un fattore essenziale di sviluppo, ma non può sostituire la responsabilità delle persone e delle loro decisioni. «La tecnologia è sicuramente l’innesco, ma la differenza la fanno le persone», ha ricordato. Un messaggio che sintetizza il senso dell’intera celebrazione: guardare al futuro non come a un esercizio di previsione, ma come a una responsabilità da assumere fin da oggi.

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