Vegano-mania: c’è chi dice no

Oggi tutti parlano di dieta vegana e dello stile di vita associato. Ma siamo sicuri, al di là delle mode, che questo regime alimentare sia il migliore per la salute umana? Lo chiedo a Luca Avoledo, autore del libro No Vegan. Una laurea magistrale in Scienze Naturali all’Università degli Studi di Milano, master in Naturopatia presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università La Sapienza di Roma, nutrizionista ed esperto di salute naturale, Avoledo, che gestisce un blog su questo tema, sembra avere le idee molto chiare a questo proposito.

Quando nasce la dieta e lo stile di vita vegan e perché oggi sono così di moda?
Nasce una settantina di anni fa in Inghilterra da una costola del movimento vegetariano, da parte di soggetti che volevano un’alimentazione ancora più radicale. Con queste premesse è nata la Vegan Society in Inghilterra. Ragioni etiche hanno affiancato queste teorie alimentari. Nei decenni il fenomeno è stato ignorato e praticato solo da una ristretta cerchia, soprattuto nel corso degli anni 70. In tempi recenti, nell’ultimo decennio e in particolare negli ultimi 5 anni, ha conosciuto una vera e propria esplosione, tanto che ormai si parla di dieta vegana su tutti i mezzi di informazione.

Nella promozione del veganismo la comunicazione, soprattutto quella online, riveste un ruolo importante e assume spesso toni aggressivi. Secondo lei è necessaria una controinformazione? 
Io l’ho fatta e ho già ricevuto a questo proposito molte prese di posizione, anche feroci, via social. Il mio libro non è una critica a chi è vegano e a chi decide di seguire una dieta vegana, ma alla disinformazione che ruota intorno alla dieta vegana. La controinformazione che ho ritenuto di fare è alla disinformazione. Il veganismo enfatizza motivazioni pseudoscientifiche: la carne fa venire il cancro e così via. Aspetti delicati, trasversali. Questo scenario si è in parte realizzato: la più grande pensata che ha avuto il movimento vegan è stata quella di puntare sugli aspetti salutistici. Molto però è stato enfatizzato o inventato.

Nel suo libro descrive il boom della vegan economy, che sembra non conoscere crisi. Quali sono i dati più rilevanti?
Negli ultimi anni, nonostante la crisi, oggi in parte superata, il mercato delle proteine vegetali alternative alla carne e i prodotti gluten free, a cui il consumatore attribuisce una maggiore salubrità, non solo non ha subito ricadute ma è cresciuto. Il fatturato nei supermercati ha raggiunto i 320 milioni di euro, con la diffusione di catene di shop come NaturaSì. Riguarda tutto il mondo. Ricordo che una società di analisi ha previsto che il solo comparto delle alternative ai latti vegetarli entro 2024 crescerà del 20%. Del resto i prossimi anni saranno sempre più gli anni del wellness, in cui si punterà a migliorare la salubrità della propria vita e i consumi. In questo c’è la spiegazione sul perché stia crescendo il mercato, non tanto il numero dei vegani. In sostanza si è diffuso un nuovo modello di consumo che fa comprare una serie di beni a cui vengono attribuite qualità nutrizionali superiori.

Parliamo allora di salute. Cosa andrebbe precisato?
Il veganismo è incentrato sugli aspetti nutrizionali. La dieta vegana non è la dieta più sana in assoluto. Se non è ben condotta rischia di fare danni. Tanti fautori della dieta affermano che tutti noi dovremmo ricorrere a questo regime alimentare. Il punto è che viene fatto riferimento a una serie di studi in cui si mettono a confronto il vegano attento, seguito da un nutrizionista, con l’americano obeso che vive di hamburger e milkshake. È chiaro che emerge una superiorità: chi ha una dieta ricca di frutta e verdura ed elimina junk food appare più sano. Ma quando viene confrontato l’onnivoro che mangia bene con il vegano si nota che l’onnivoro ha gli stessi esiti, anzi sta meglio perché include nella sua dieta cibi preziosi come il pesce, che tutte le società di cardiologia invitano a consumare. Non c’è nessuna istituzione mondiale, a partire dall’OMS, che afferma il contrario. Tutte le organizzazioni sanitarie invitano a un consumo controllato della carne, del pesce in particolare, in particolare in alcune fasi della vita, come la gravidanza o la senescenza. 

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