Perché diciamo bugie sul lavoro?

Una ricerca di Glassdoor svela le ragioni principali per cui si mente

Malattie immaginarie, esperienze mai maturate nel cv, giudizi insinceri sui colleghi e manager e molto altro: le bugie nei contesti professionali sembrano essere all’ordine del giorno, almeno a giudicare da una ricerca di Glassdoor. L’indagine, svolta su un campione di lavoratori del Regno Unito, ha rivelato che il 49% mente, il 44% ha dichiarato di farlo per evitare di mettersi nei guai e il 34% per nascondere degli errori commessi.

Il 40% ha raccontato bugie perché era “più facile essere d’accordo con la maggioranza” e il 24% ha dichiarato di mentire perché al loro manager o ai colleghi non piaceva sentire opinioni diverse dalle loro. Il 17% ha affermato di aver mentito perché si sentiva a disagio nel dare un feedback onesto ai propri colleghi.

Il 72% del campione ha detto che l’autenticità sul lavoro permette di creare una cultura solida e il 77% che questa favorisce le relazioni tra colleghi e clienti, ma solo il 51% crede che i loro CEO e manager siano autentici.

E i manager? Anche loro tendono a mentire, anche se le ragioni ufficiali addotte sembrano essere legate a una “gestione diplomatica” dei feedback sui team di lavoro, dunque per evitare di ostacolare i collaboratori e causare costi all’azienda. Già: un giudizio onesto per molti può distruggere la motivazione delle persone e dunque si ricorre non di rado alle cosiddette “bugie bianche”. Un discorso particolare poi è legato alla trasparenza su retribuzione e bonus, argomento molto sensibile per i dirigenti.

Nella fase specifica che stiamo vivendo, inoltre, la preoccupazione legata alla sicurezza degli ambienti di lavoro e all’adozione di standard rigidi per rispettarla induce a sorvolare su aspetti come la possibile trasmissione del virus in ufficio e a questo proposito molti lavoratori hanno mentito pur di non rientrarci fisicamente. Insomma, la sincerità sembra essere una merce rara in azienda.

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