Inquinamento: guerra alle isole di plastica

Gli oceani sono sempre più inquinati e masse enormi di rifiuti galleggianti rappresentano una grave minaccia per il nostro pianeta. Le iniziative per combattere questo flagello ambientale

Ci prepariamo per le vacanze estive e molti di noi andranno in località di mare. Ma quanto è pulito il mare? Sempre meno. Il problema dell’inquinamento ha un nome ben preciso: plastica. La plastica è alla base di vere e proprie isole galleggianti, come quella del Pacifico settentrionale, chiamata Great Garbage Patch. Con un’estensione superiore a quella degli Stati Uniti, è creata dall’azione di una corrente oceanica e si stima venga alimentata da una tonnellata di plastica al giorno. Un altro caso tristemente noto è quello dell’isola disabitata di Henderson, nel mezzo dell’Oceano Pacifico meridionale e un tempo considerata uno dei migliori esempi di atolli corallini, ora invasa dall’immondizia. Come si formano queste isole di spazzatura? In seguito ai vortici delle correnti, capaci di raccogliere frammenti di varie dimensioni ripescati dagli scarichi lungo le coste, dai maremoti o dalle navi cargo che qualche volta si rovesciano in mare.

Anche il Mediterraneo è messo male: con l’espressione Mediterranean soup si indica un’isola di plastica la cui area peggiore sembra quella compresa tra Corsica e Toscana, con concentrazioni misurabili fino a dieci chili di plastica per chilometro quadrato. 

Cosa fare per risolvere il problema dell’inquinamento del mare?

Quali potrebbero essere le soluzioni per risolvere o quanto meno arginare questo problema? SAS Ocean Phoenix è un’azienda di ingegneria marittima con sede nel Sud della Francia che propone di utilizzare un’enorme nave non ancora testata ma progettata per raccogliere questa massa di rifiuti nell’oceano in grado di risucchiare l’acqua con filtri capaci di raccogliere prima i grandi pezzi di plastica e poi quelli più piccoli. Secondo i progettisti i pesci non sarebbe a rischio perché potrebbero essere prima catturati restando nell’acqua e poi rimessi nell’oceano.  

The Ocean Cleanup sfrutterebbe invece il movimento circolare delle correnti e utilizzando imbarcazioni in grado di catturare i rifiuti con boma immersi nell’acqua raccogliendo in un imbuto i rifiuti. Un prototipo è già stato testo nel Mare del Nord. L’obiettivo è realizzare dei test già quest’anno, intervenire l’anno prossimo sulla Great Garbage Patch e in altre aree del globo, dall’Oceano Indiano a quello Atlantico. 

Ridurre la plastica è possibile? Sì, molti passi avanti sono stati fatti, soprattutto in Occidente. Città come San Francisco, Amburgo e Montreal, ad esempio, hanno messo al bando le bottigliette di plastica. Nel nostro paese Legambiente ha lanciato una proposta per arrivare a zero-plastica in discarica entro il 2020. Oltre alla politica, molto può fare il comportamento individuale di tutti. 

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