Il volto globale del Quattrocento: Antonello da Messina

In mostra a Palazzo Reale di Milano fino al 2 giugno

Ha un volto da ragazzina, carnagione olivastra e lineamenti raffinati, occhi neri e profondi che, con lo sguardo leggermente abbassato, sembrano voler comunicare esitazione, forse timidezza. Ha mani affusolate ed eleganti, una leggermente sollevata verso l’esterno, l’altra colta
nel gesto di chiudere il mantello sotto il collo.

Si presenta così, avvolta in un velo di
colore azzurro, profondo come il mare della Sicilia, l’opera più seducente
della storia dell’arte: la Vergine Annunciata, dipinta da Antonello da
Messina presumibilmente nel 1476.
Secondo un’iconografia piuttosto
moderna per l’epoca, la Vergine
dell’Annunciazione qui si presenta
sola, senza l’arcangelo Gabriele. Eppure, a osservare bene, l’Angelo annunciante è presente, o meglio, percepibile. Se osserviamo il dipinto,
infatti, possiamo notare come sul
leggìo, che in un vortice di realismo
fiammingo presenta addirittura i segni della tarlatura del legno, il libro
presenti una pagina mossa da un
alito di vento; evidentemente nel
toccare terra l’Angelo ha mosso l’aria! L’Angelo c’è, si trova esattamente di fronte a lei, in mezzo a noi che
osserviamo, in posizione frontale; e
Maria ne è colta alla sprovvista: con
il gesto della mano sollevata sembra
quasi voler interrompere la discussione, forse spaventata da ciò che sta
sentendo, ma lo sguardo tradisce
curiosità Sta tutta in quel gesto la grandezza
dell’autore, il siciliano Antonello da Messina, nell’abilità che oggi potremmo definire fotografica, di fermare in un solo istante, in un solo gesto e in un solo sguardo, uno degli episodi più complessi dei Vangeli. 

L’Annunciata è una delle 35 opere
miracolosamente scampate a catastrofi naturali e terremoti del misterioso artista. Nato intorno al 1430 a Messina (dove morirà nel 1479), si forma a Napoli. Qui ha modo di entrare in contatto con i tanti pittori fiamminghi che in quegli anni gravitavano attorno alla corte partenopea. Alla loro conoscenza si deve l’attenzione ai particolari, lo studio della luce e dei fenomeni atmosferici. 

Lo troviamo sicuramente nell’Italia
centrale, dove sarà determinante lo studio di Piero della Francesca, alla cui impostazione scientifica si deve la suddivisione spaziale dell’opera, dall’ovale del volto al triangolo del mantello. A Venezia, infine, assimila l’uso del
colore, ma lascia agli artisti locali, soprattutto Giovanni Bellini, le sue competenze di pittore ormai definitivamente rinascimentale. Viaggi, conoscenze, scambi di idee, tutto questo fa di Antonello l’artista più “globale” del Quattrocento, in grado di raccordare linguaggi diversi che da sempre producono emozioni eterne.

Curiosità
Da sempre Antonello da Messina è considerato un geniale innovatore: primo a
ritrarre un modello di tre quarti anziché di profilo e primo a utilizzare in Italia i colori ad olio di origine fiamminga.

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