Simone Pizzoglio, vicepresidente Manageritalia
NEL 2025 MANAGERITALIA COMPIE OTTANT’ANNI. Un anniversario che non è soltanto una ricorrenza, ma un’occasione per guardare indietro con orgoglio e avanti con responsabilità. Nata nel 1945, in un’Italia che cercava di rialzarsi dalle macerie della guerra, la nostra Associazione si è distinta fin da subito per un approccio innovativo: unire le competenze e le energie dei dirigenti per contribuire alla ricostruzione economica e sociale del Paese. Da allora, attraverso contrattazione, servizi e diffusione di cultura manageriale, ha accompagnato i professionisti del terziario, del commercio e dei servizi nelle grandi trasformazioni del nostro tempo.
La forza delle radici locali
Se il livello nazionale ha garantito rappresentanza e leadership, la vera forza di Manageritalia risiede nelle radici locali. Le tredici associazioni territoriali e l’associazione degli executive professional sono molto più che semplici sportelli: sono luoghi di ascolto e confronto, incubatori di nuove idee, spazi in cui i dirigenti non sono solo destinatari di servizi, ma protagonisti attivi della vita associativa. È lì che la visione nazionale prende forma concreta, adattandosi alle specificità di ogni territorio.
Il valore del radicamento
Il radicamento locale svolge funzioni decisive. Innanzitutto, offre legittimazione democratica all’Associazione, perché solo il contatto diretto con le persone consente di rappresentarle davvero. Poi, consente di leggere le differenze regionali: le economie italiane non sono tutte uguali e solo un dialogo costante con il territorio permette di intercettare esigenze specifiche e anticipare i cambiamenti. E ancora, garantisce servizi di prossimità rapidi ed efficaci e permette di diffondere cultura manageriale attraverso eventi, workshop e iniziative aperte alla comunità.
Tre livelli di azione
Il sociologo Alberto Martinelli ricorda che ogni associazione di rappresentanza opera su tre livelli: quello del rapporto diretto con i membri (micro), quello delle reti locali e istituzionali (meso) e quello politico e negoziale nazionale (macro). Manageritalia ha saputo negli anni tenere insieme questi piani, ma la sfida futura è renderli ancora più integrati. La legittimazione di un’associazione, infatti, si regge sulla capacità di rappresentare i propri membri (input), sui risultati concreti ottenuti (output) e sulla trasparenza e qualità dei propri processi interni (throughput).
Per questo è fondamentale rafforzare le associazioni territoriali con più autonomia operativa, programmi condivisi, digitalizzazione, mentoring per le nuove generazioni, comunicazione coordinata e relazioni strutturate con gli stakeholder locali. Solo così si potrà affrontare un problema non secondario: la disomogenea distribuzione dei dirigenti sul territorio italiano. Ci sono aree ad alta densità manageriale che vanno valorizzate e altre dove occorre rafforzare la presenza, anche con strumenti innovativi come le politiche attive del lavoro o il nomadismo digitale.
Una roadmap per il futuro
Guardando al futuro, la roadmap di Manageritalia si articola in tre direzioni: consolidare i territori come hub di partecipazione e servizi, calibrare le azioni sulle differenze regionali e sviluppare una funzione culturale che renda le sedi locali promotrici di managerialità diffusa. L’obiettivo è evitare due derive opposte: ridursi a semplici erogatori di servizi o allontanarsi dalla base.
Radicarsi per crescere
Gli ottant’anni non segnano quindi un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase. La credibilità di Manageritalia continuerà a dipendere dalla capacità di unire il livello nazionale con le radici locali, trasformando i valori identitari in azioni concrete. Radicarsi significa crescere: è questo il messaggio che l’Associazione intende lanciare in un momento storico in cui le sfide globali richiedono comunità forti, competenti e coese.

