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INPGI: cui prodest?

  • Data 04 giu 2019
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INPGI: cui prodest?

La questione INPGI sta diventando scottante. Nella relazione annuale che la Corte dei Conti ha recentemente trasmesso al Parlamento la situazione dell’ente previdenziale dei giornalisti è stata definita in “preoccupante peggioramento”, con particolare riferimento allo squilibrio tra contributi versati e prestazioni erogate per i giornalisti dipendenti.

Per salvare l’INPGI l’ipotesi sottesa a un emendamento annunciato più volte, e adesso prossimo alla presentazione nel Decreto Crescita, prevede che dal primo gennaio 2020 anche i comunicatori professionali, sia in ambito privato che pubblico, siano iscritti all’Istituto di previdenza dei giornalisti invece che all’Inps. Si tratterebbe di una norma “salva Inpgi”, in quanto l’Istituto registra entrate sempre più esigue a causa dell’aumento costante del numero dei pensionati e della diminuzione altrettanto costante del numero dei contribuenti, sulla quale Manageritalia si è già più volte espressa in modo negativo, proponendo modalità alternative che non richiedano il sacrificio, non informato, di 15/20.000 lavoratori.

Manageritalia ha continuato a seguire la situazione e non ha mancato di farsi sentire in varie sedi istituzionali e non, da ultimo anche ieri sul Il Diario del Lavoro e oggi su Il Sole 24 Ore (vedi immagine sotto), seppure sia stata per ora esclusa dai tavoli delle trattative in corso. Infatti, pur essendo ancora poco chiaro chi siano i “comunicatori” che potrebbero entrare nell’INPGI per salvarla molti di questi potrebbero essere quadri e dirigenti in ambito Comunicazione e Marketing iscritti a Manageritalia.

È, quindi, in corso un’azione verso il Governo, anche attraverso CIDA, per tutelare i tanti potenziali manager associati e non coinvolti. Mario Mantovani – presidente CIDA – conferma che: <<CIDA ha ribadito la richiesta di un incontro urgente al Sottosegretario Durigon, offrendo la disponibilità a partecipare a tavoli di discussione tra governo e parti sociali. Le soluzioni da sviluppare non devono mettere a rischio il futuro pensionistico e il welfare integrativo di tanti colleghi che lavorano nella comunicazione e nel marketing. Credo poi che nessuno desideri avviare un percorso costellato da incertezze, prima di tutto quella d’individuare correttamente i soggetti coinvolti, e da possibili contenziosi. Crediamo in un sistema previdenziale basato sui due pilastri - pubblico e integrativo privato – in questo ambito si potrebbero aprire prospettive di soluzione ed evoluzione del settore>>.


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