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Le detrazioni Irpef e la post verità

Una ricerca Cisl ripropone il tormentone più ai ricchi e meno ai poveri anche riguardo alle detrazioni fiscali. Ma secondo un’analisi di Manageritalia le cose non stanno così
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Le detrazioni Irpef e la post verità

<<L'attuale sistema di detrazioni fiscali favorisce i contribuenti e le famiglie a reddito medio o alto: tra i 70 e i 75mila euro>>. Così titolavano l’altro giorno tanti media online riassumendo i risultati di una ricerca Cisl.

Per questo Manageritalia, conscia delle situazioni di disagio che riguardano tantissimi italiani, ma anche del facile e ricorrente vizio di accanirsi sui supposti “ricchi” con false verità, ha incaricato il professor Nicola Quirino, docente di Finanza pubblica all’Università Luiss e all’Accademia della Guardia di Finanza, di fare alcuni rapidi calcoli.

Ne esce una smentita, una contro verità che è la realtà dei fatti. Vediamo perché.

Nel 2015, secondo le elaborazioni Manageritalia su dati MEF, le detrazioni d’imposta spettanti ai lavoratori dipendenti sono state pari a 37,3 miliardi di euro. Il 99,7% di questo importo (37,2 miliardi) è stato assorbito dalle prime cinque detrazioni d’imposta che sono: redditi da lavoro (pari a 22,3 miliardi di euro); carichi di famiglia (9 miliardi); erogazioni liberali (3,1 miliardi); ristrutturazioni edilizie e interventi antisismici (2,1 miliardi); risparmio energetico (0,7 miliardi).
Partiamo dal dato generale. Di questi 37,2 miliardi di euro il 50,6% è andato ai redditi sino a 20mila euro, il 41% a quelli tra 20 e 40mila euro. A chi sta sopra i 60mila euro è andato solo il 3%.

Vediamo ora il dettaglio. Il 99% dell’importo complessivo delle detrazioni per redditi da lavoro, che si riducono drasticamente all’aumentare del reddito, spetta ai redditi fino a 40mila euro. Il 93% (8,3 degli 8,4 miliardi totali) delle detrazioni per carichi di famiglia spetta a chi ha redditi fino a 40mila euro, chi ha redditi sotto i 20mila euro prende il 44% (4miliardi). Naturale poi che percentualmente giovani e donne ne fruiscano meno, ma qui il reddito non c’entra nulla, centrano la fase del ciclo di vita, la situazione lavorativa ecc. Anzi, potremmo dire che tante famiglie sopra i 40mila euro di reddito, per nulla ricche, che devono mantenere, ancor più nell’Italia di oggi, giovani e anziani, sono escluse.
Insomma, le detrazioni sopra considerate che – insieme a quelle per spese sanitarie, che pesano ormai pochissimo – sono più direttamente legate a un discorso di redistribuzione della ricchezza, confermano e rafforzano la loro effettiva destinazione alle fasce più basse di reddito (sotto i 40mila euro).

Crescenti all’aumentare del reddito risultano invece le detrazioni per erogazioni liberali (onlus, enti di ricerca, organizzazioni di volontariato, istituzioni religiose e culturali, ong, popolazioni colpite da calamità naturali ecc.) e per ristrutturazioni edilizie e risparmio energetico (ma di queste ultime circa il 60% va ai redditi fino a 40mila euro).

Confutata quindi questa post verità e rimessa al centro la verità, resta il fatto che il paese non può continuare a vivere di “invidia”, pauperismo ed evasione dai veri problemi. Il modo per ridare slancio all’economia e quindi all’occupazione e ai redditi dei troppi italiani che soffrono, spesso anche quelli considerati a torto “ricchi”, è un altro. Favorire lo sviluppo, e qui i sindacati hanno veramente tanto da dire e dare, e combattere la corruzione, che falsa la concorrenza e tarpa le ali alle aziende sane, e l’evasione, che pone un problema serio in termini di legalità, mancate entrate dello Stato e analisi sulla ricchezza che, visti i dati falsi su cui si ragiona, lasciano il tempo che trovano.



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