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Blockchain: uno strumento per la sostenibilità

Verso un consumo cosciente. La nuova sfida per il manager di oggi
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Blockchain: uno strumento per la sostenibilità

Sembra strano a dirsi, ma il 2020 non è stato solo l’anno delle brutte notizie. Questo sarà ricordato anche come l’anno dell’“accelerazione digitale”: un fenomeno dilagante con cui molte realtà imprenditoriali hanno dovuto confrontarsi, cambiando modelli operativi ormai radicati e facendo, in molti casi, di necessità virtù.

Non è rimasta estranea a questa rivoluzione anche la “blockchain”, una tecnologia ancora poco diffusa tra le imprese italiane e poco familiare al consumatore finale, ma che è destinata a cambiare le loro abitudini nell’immediato futuro.

La blockchain è un database digitale decentralizzato, ovvero un registro informatico che non risiede su un singolo server aziendale o privato, quanto piuttosto su decine o centinaia di migliaia di “nodi” (computer). Questa sua caratteristica fa sì che, a differenza di quanto avviene con un database tradizionale, una volta inserito un dato o un documento all’interno della blockchain, questo non possa più essere né modificato né alterato, salvo il consenso della totalità dei “nodi” coinvolti. Dietro questa definizione abbastanza intuitiva si cela un universo complesso ad alto tasso di sofisticazione tecnologica. Lasciando gli aspetti più tecnici agli esperti di questo settore, i manager del retail devono essere consapevoli di come la blockchain possa rivoluzionare il rapporto tra aziende e consumatori, attraverso gli innovativi processi di auto-certificazione della filiera produttiva. Il nuovo paradigma di trasparenza che si sta facendo largo in questo comparto toglie, infatti, parte della visibilità alle strategie di puro marketing per restituirla, meritocraticamente, al prodotto stesso.

Con l’acquisto di un prodotto il consumatore dà (o conferma) la sua fiducia a un determinato brand, perché è convinto che le sue caratteristiche, per motivi diversi, siano migliori di quelle di un altro. Diventa allora importante per un’azienda comunicare l’impegno che ha reso possibile la realizzazione di quel prodotto, oltre che, sempre più di frequente, trasmettere al consumatore anche i valori che stanno alla base della loro attività: si pensi alla moda etica o alla filiera corta nel settore food. Dietro alla realizzazione di un prodotto finito molto spesso ci sono ore di lavoro investite, ad esempio, per effettuare e superare rigidi test di laboratorio che attestano la qualità di un prodotto. Questo impegno si traduce poi in certificazioni rilasciate da enti terzi, delle quali però il consumatore finale, che è il vero beneficiario del prodotto ed è il più interessato che esso sia conforme alle sue aspettative, non viene a conoscenza.

Personalmente ritengo che la tecnologia possa fungere da “booster” dell’evoluzione culturale verso un “consumo cosciente”. Negli ultimi dieci anni i consumatori hanno fatto passi da gigante in questa direzione, ma è indubbio che in ambito retail si sia formata una vera e propria giungla di informazioni, non tutte veritiere, e che sia necessario fornire al consumatore strumenti che gli permettano in modo semplice e intuitivo di sapere cosa si cela davvero dietro a un prodotto.

A questo proposito si sente sempre più spesso parlare di brand che producono in modo sostenibile, ma quanti realmente lo fanno e, comunque, in concreto, quali buone pratiche sono state messe in atto per ridurre l’impatto ecologico? È qui che emerge l’importanza per il management di un’azienda virtuosa di scegliere come alleato la tecnologia, che garantisca la trasparenza verso il consumatore e al tempo stesso crei un sistema premiante per i brand che abbiano raggiunto alti standard di sostenibilità.

Dal canto suo, il consumatore è sempre più sensibile a queste tematiche e dunque consapevole del valore aggiunto dei prodotti che le rispettano: mentre la generazione “millennial” si è progressivamente evoluta verso un consumo etico, la generazione “Z” sta crescendo con un nuovo bagaglio culturale fatto di attenzione per l’ambiente e per i prodotti del territorio e, di conseguenza, entrambi basano le proprie scelte di consumo prevalentemente sull’eticità dei prodotti. I brand che sapranno comprendere queste esigenze potranno dominare il mercato.

In questo scenario le figure manageriali assumono un ruolo strategico. Se il manager è attento a cogliere l’“ondata” di innovazione che ci sta travolgendo, può ottenere un importante vantaggio competitivo rispetto ai competitor. Certo, per integrare in azienda sistemi che possano dare un effettivo valore alla sua produzione o accelerare i processi, diventa fondamentale tenersi costantemente aggiornati sulle ultime evoluzioni tecnologiche. Per quanto riguarda la blockchain, iniziano a essere disponibili molti corsi e seminari che possono trasferire al professionista un knowhow sul tema: a mio avviso si tratta di opportunità da cogliere in fretta per essere pionieri nel proprio settore di riferimento, perché la finestra temporale si sta già chiudendo. Credo che a breve ogni azienda organizzerà al suo interno programmi di training delle risorse umane dedicati alla blockchain e alle sue potenzialità e il manager qualificato e aggiornato avrà poi terreno fertile per mettere in pratica le competenza già acquisite.

Alcuni imprenditori del settore digitale appartenenti all’era “dot com” e provenienti da Stati Uniti e dal Sudest asiatico - le aree più evolute in fatto di blockchain - sostengono già da qualche anno che il settore blockchain sarà una opportunità di business paragonabile a quello che fu l’avvento di Internet. Per me, che con Genuine Way sto cercando di diffondere la cultura della blockchain tra le Pmi e di offrire un servizio per il consumatore finale, questa previsione è molto stimolante. Anche se fosse confermata solo in parte, essa farebbe di questa tecnologia il mercato più dirompente del prossimo decennio, quasi al pari dell'Intelligenza Artificiale.

Quello che al momento è certo è che la blockchain non sarà una moda passeggera. Il mio personale auspicio è che gli operatori italiani si facciano trovare pronti a questa nuova sfida, per essere pionieri in Europa e per valorizzare il made in Italy nel mondo.

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