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Arte in ufficio: perché fa bene al lavoro

Tutti i vantaggi: i risultati di una ricerca
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Arte in ufficio: perché fa bene al lavoro

Secondo una nuova ricerca ben il 75% degli italiani può godere di opere d’arte in ufficio. L’arte offre una serie di vantaggi legati, ad esempio, al miglioramento della creatività e alla riduzione dello stress. Abbiamo voluto esplorare quali forme d’arte le aziende in Italia utilizzano per arricchire i propri ambienti di lavoro e quali sono quelle che i lavoratori vorrebbero vedere maggiormente.

Per fare luce su questi aspetti Viking ha svolto un sondaggio in diversi paesi europei utilizzando per la precisione dei campioni di lavoratori così suddivisi: 1.500 in Gran Bretagna, 500 in Italia, 500 in Austria, 1000 nei Paesi Bassi e 1000 in Germania, per un totale di 4500 lavoratori Europei.  

Il valore dell'arte per l'azienda 

L’arte, in variegate espressioni artistiche, ha preso piede in tempi recenti anche nelle imprese italiane e i primi studi effettuati a riguardo mostrano che l’arte fa bene al business contribuendo a migliorare le performance degli indicatori economico-finanziari e a dare un’immagine positiva di un’azienda ai potenziali clienti e futuri dipendenti.  

I benefici dell’arte in azienda non si limitano tuttavia al solo aspetto economico e finanziario ma sono ascrivibili anche all’ambito psicologico e al benessere della persona contribuendo a motivare e coltivare la creatività e la socialità.  

In Italia, il 90% degli intervistati ritiene che l’arte debba essere rappresentata in tutti i posti di lavoro. Questo dato si mostra consistente anche negli altri Paesi tra cui la Gran Bretagna dove il 54% ritiene importante che ogni luogo di lavoro disponga di rappresentazioni artistiche per i propri dipendenti. Anche nei Paesi bassi, dove questa percentuale è tra le più basse, il dato indica che circa metà dei lavoratori (47,6%) è d’accordo con i colleghi europei.   

Il motivo per cui i lavoratori tengono molto ad avere delle forme d’arte in ufficio risiede negli effetti a queste attribuiti. L’83% pensa che l’arte riduca lo stress sul luogo di lavoro (contro il 47% dei Paesi Bassi) e il 79% ritiene che l’arte aumenti il livello di felicità (rispetto alla percentuale più bassa segnata anche in questo caso nei Paesi Bassi,46,8%) e infine ben l’81% è d’accordo che l’arte stimoli la produttività e creatività.   

Il legame con la riduzione dello stress è molto importante considerando che questo influisce pesantemente sulle performance lavorative. Uno studio dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro dal titolo “Healthy Workplaces Manage Stress” pubblicato nel 2014 parla di un lavoratore europeo su quattro affetto da stress, elemento che influisce negativamente sulla salute e che rappresenta quindi un problema rilevante anche per l’azienda stessa.  

Gli italiani sanno riconoscere le opere d'arte? 

In Italia l’arte è particolarmente apprezzata e ciò è sicuramente dovuto alla grande tradizione artistica del nostro Paese. Abbiamo chiesto agli intervistati di abbinare un’immagine al relativo artista e i risultati mostrano che i lavoratori italiani e quelli olandesi sono i più virtuosi. In Italia, un dipinto di Kandinskij è stato abbinato correttamente da circa il 25,8% dei rispondenti (contro il 12,7% della Gran Bretagna), Cezanne dal 24,4% e Munch dal 55,4%.   

In generale i lavoratori italiani riconoscono i benefici dell’arte molto più dei lavoratori dei restanti Paesi presi in considerazione. Infatti, le percentuali di rispondenti che concordano sulle ricadute benefiche delle forme d’arte sul luogo di lavoro sono sempre le più alte in Italia mentre toccano il minimo nei Paesi Bassi.

La situazione attuale in Europa 

Nonostante questo chiaro segnale dell’importanza che l’arte in ufficio ha per i lavoratori, vi sono degli ostacoli da parte dell’azienda ad investire maggiormente in opere d’arte. 

IL 37% dei rispondenti ritiene che il proprio datore di lavoro non dia la giusta importanza alle forme d’arte in ufficio e secondo il 48,6% le limitazioni ad investire in forme d’arte provengono da restrizioni di budget.  

Le piccole aziende (meno di 50 dipendenti) fanno più fatica ad investire in questa direzione, mentre le aziende più grandi sono più virtuose nonostante una su 4, tra quelle con più di 250 dipendenti, non disponga di nessuna forma d’arte.  

Considerando tutti i Paesi, l’Italia si piazza al primo posto come percentuale di lavoratori che dispongono di almeno una forma d’arte in ufficio dato che solo il 24,8% dei rispondenti dichiara di non averne alcuna sul proprio luogo di lavoro. In questo senso, la Gran Bretagna si ferma a circa due terzi degli intervistati e l’Austria si piazza sul gradino più basso con il 43% dei rispondenti che dichiara di non avere forme d’arte sul lavoro. 

L'arte preferita

Dalla nostra indagine emerge che le forme d’arte che vanno per la maggiore negli uffici italiani sono quelle considerate classiche come la fotografia (presente per il 49% degli intervistati), la pittura (36,20%) e le stampe (41,80%). 

Queste forme d’arte ottengono le percentuali più elevate anche negli altri Paesi in cui è stata eseguita l’indagine. Il risultato è particolarmente incoraggiante per quelle aziende che volessero incrementare o iniziare ad utilizzare delle forme d’arte per arricchire l’ambiente di lavoro. L’utilizzo di stampe, dipinti o fotografie è infatti più immediato e meno dispendioso rispetto all’utilizzo di atre tipologie come ad esempio scultura o arte murale. 

Rispetto alle tipologie e stili che i lavoratori vorrebbero vedere maggiormente in ufficio, la pittura e la fotografia ottengono le percentuali più alte nonostante siano già largamente impiegate. Mentre lo stile d’arte più richiesto è quello contemporaneo (45,6%). 

Negli altri Paesi la fotografia è il tipo di arte più richiesto (Austria 44%, Germania 49,3% e Paesi Bassi 34,5%) mentre per gli stili abbiamo una prevalenza dello stile umoristico in Austria, classico in Germania, contemporaneo in Austria e Gran Bretagna. 

In Italia i soggetti favoriti sono i giardini (33%), i paesaggi costieri (35%) e quelli alpini (31,2%). Il nostro Paese è, per altro, quello con più varietà per quanto riguarda gli interessi artistici facendo segnare le percentuali di preferenze più elevate su una grande varietà di stili.   

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