Non autosufficienza: la sfida è pensarci per tempo

Il presidente di Assidir Mauro Dotti e il vicedirettore generale di Mefop Paolo Pellegrini si sono confrontati sul tema della longevità che impone di ripensare previdenza e protezione
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Mefop (società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione), fondata nel 1999, è stata creata, come si legge sul sito istituzionale, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo dei fondi pensione, attraverso l’attività di formazione, studio, assistenza e promozione.

L’attività della società si è progressivamente ampliata, tanto da interessare istituzionalmente il più ampio sistema del welfare, e riguarda oggi tutti gli investitori previdenziali, tra cui casse previdenziali per i liberi professionisti e i fondi sanitari.

Il presidente di Assidir Mauro Dotti si è confrontato con il vicedirettore generale di Mefop Paolo Pellegrini che, grazie alla sua esperienza professionale e alla sua appartenenza a Manageritalia, ha potuto offrire una lettura più approfondita del tema della non autosufficienza.

L’allungamento della vita e delle carriere sta ridefinendo i bisogni di protezione dei dirigenti: dall’osservatorio privilegiato di Mefop, quali sono oggi le criticità più rilevanti legate alla non autosufficienza?

«Mefop conduce ogni anno un’indagine campionaria sui temi previdenziali e del welfare. Negli ultimi anni la principale preoccupazione ha iniziato a essere la non autosufficienza, propria e dei propri familiari, sostituendosi a preoccupazioni prima più diffuse, come la pensione e l’instabilità lavorativa. C’è dunque una crescente sensibilità sul tema.

D’altra parte, è ormai noto che si vive più a lungo, ma non tutta la longevità guadagnata è in salute e quando ci si trova in condizioni di non autosufficienza l’impatto sulle famiglie è drammatico. Il problema è aggravato dal rovesciamento della piramide demografica.

È sotto gli occhi di tutti quello che ci dicono gli esperti: in prospettiva avremo un rapporto anziani-giovani sempre meno favorevole e la nuova struttura delle famiglie non potrà sopportare in autonomia l’impatto della non autosufficienza di uno o più familiari».

Il sistema pubblico sembra avere margini di intervento limitati. Quale contributo possono offrire gli strumenti di previdenza complementare e sanità integrativa?

«In questo ambito abbiamo importanti novità normative (ad esempio la legge 33/2023 e il decreto legislativo 29/2024). Gli interventi a carico dello Stato – che devono prevedere una sempre maggiore integrazione tra sanità e servizi sociali, con la casa come primo luogo di cura, ma anche con un ripensamento dell’abitare in relazione alla situazione specifica della persona, per poi arrivare al tema della solitudine e della conseguente fragilità – risentono strutturalmente e fisiologicamente della situazione della finanza pubblica.

È quindi necessario mobilitare risorse private quando si è ancora in tempo per farlo, per sé stessi e per le generazioni future. Gli enti della previdenza complementare e della sanità integrativa possono essere gli attori più indicati per dare alle persone gli strumenti per mettersi in sicurezza rispetto alla preoccupazione della non autosufficienza».

Alla luce di queste trasformazioni, come possono la previdenza complementare e le coperture LTC a vita intera contribuire a rafforzare la tutela contro il rischio di non autosufficienza?

«La previdenza complementare potrebbe giocare un ruolo fondamentale, coniugando previdenza e protezione. Un aspetto importante è che oggi, di fronte alla preoccupazione per la non autosufficienza, in assenza di proposte di semplice attuazione, si tende a non passare dal pensiero ai fatti e a rimandare il problema. I fondi pensione potrebbero certamente proporre la LTC come copertura accessoria in fase di accumulo. Ad oggi, però, queste prestazioni sono poco diffuse e, soprattutto, non sono a vita intera.

I dati del database Previ|Data confermano questa limitata diffusione. Tra i fondi pensione negoziali analizzati, solo uno prevede una copertura LTC accessoria; tra i fondi pensione aperti i casi salgono a tre, mentre tra i Pip sono sei. In alcuni casi la copertura è abbinata alla premorienza, ma resta comunque un’offerta ancora marginale rispetto alla platea complessiva degli strumenti previdenziali. Diverso è il discorso per la fase di erogazione.

Molti sono i fondi che prevedono il raddoppio della rendita in caso di non autosufficienza. Si tratta però di una copertura riservata a chi chiede quella specifica forma di rendita. Questa soluzione è decisamente più diffusa rispetto alle coperture accessorie nella fase di accumulo.

Dall’analisi delle forme pensionistiche emerge infatti che la rendita vitalizia maggiorata in caso di non autosufficienza è prevista da 27 fondi pensione negoziali, 9 fondi pensione aperti, 19 fondi pensione preesistenti e 3 Pip. Il dato evidenzia come la tutela LTC sia oggi prevalentemente concentrata nella fase di erogazione delle prestazioni pensionistiche».

Come si sta evolvendo il ruolo della sanità integrativa in questo ambito?

«La sanità integrativa è molto più vivace: accanto alle comunque utilissime prestazioni monetarie, troviamo anche prestazioni in natura. Le rilevazioni Mefop sulla sanità integrativa mostrano infatti che oltre l’80% dei fondi sanitari esaminati offre coperture per la non autosufficienza. Inoltre, accanto alle tradizionali prestazioni economiche, si sta progressivamente sviluppando l’erogazione diretta di servizi assistenziali, particolarmente diffusa nei modelli gestiti tramite compagnie assicurative.

Personalmente penso che fondi pensione e fondi sanitari possano trovare forme di coordinamento e completarsi a vicenda, mettendo al centro la persona: il fondo sanitario potrebbe essere il braccio operativo, con servizi anche di orientamento alla famiglia e alla persona, mentre il fondo pensione potrebbe essere il braccio finanziario.

Il fondo pensione potrebbe anche dedicare una parte degli investimenti alle residenze sanitarie, un ambito nel quale attualmente siamo scoperti, come forma di investimento nell’economia reale, di cui tanto si parla. Ad ogni modo, una vera LTC, a mio avviso, deve essere a vita intera, finanziata per tempo, durante la fase di lavoro. Aggiungo che è fondamentale pensarci da subito, offrendo alle persone soluzioni facilmente attuabili».

Entrando nello specifico dei dirigenti del terziario, la Convenzione Antonio Pastore rappresenta da sempre un riferimento importante: quali sono, a suo avviso, i principali punti di forza di questo strumento nella gestione del rischio di non autosufficienza e dove intravede eventuali spazi di evoluzione?

«La Convenzione Antonio Pastore ha molti dei punti di forza che dovrebbe avere una vera LTC: è a copertura automatica e potenzialmente a vita intera, sia pure richiedendo un’opzione esplicita per l’estensione. Inoltre, è molto positivo che il premio per l’estensione possa essere suddiviso in un periodo abbastanza lungo, a partire dai 55 anni d’età.

Come ulteriore spunto, si potrebbe valutare di anticipare il periodo di suddivisione del premio. Inoltre, si potrebbero valutare modalità di estensione delle coperture a familiari e dipendenti delle imprese dove opera il dirigente, come già previsto per altre coperture sanitarie».

Guardando al futuro, quali interventi sul piano normativo ritiene prioritari per rafforzare la consapevolezza del rischio di non autosufficienza e favorire una maggiore diffusione di soluzioni come le LTC a vita intera?

«Sul tema si registra un interesse del governo e del Parlamento. Sia in occasione di lavori preparatori alla legge di bilancio per il 2026, sia nelle settimane precedenti il decreto Primo Maggio, sono circolate bozze di disposizioni legislative dedicate alla non autosufficienza. L’obiettivo era chiedere ai fondi pensione di approntare coperture automatiche LTC sin dalla fase di accumulo. Le norme non sono andate avanti, ma il tema resta una priorità assoluta».

E sul piano contrattuale e culturale?

«Penso che si debba lavorare sulla costruzione di soluzioni semiautomatiche a vita intera, di semplice attivazione, rivolte alla generalità dei cittadini, che possano sfruttare lunghi periodi di finanziamento, così da ridurne il costo. È poi compito delle parti valutare dove sia meglio inserire la copertura tra i diversi enti e quale ruolo riservare al fondo pensione e al fondo sanitario.

Molto dipende dalle specifiche circostanze e in particolare dal tasso di adesione. La previdenza complementare, da questo punto di vista, mediamente ha terreno da recuperare con i suoi 10,5 milioni di aderenti, pari al 39,9% della forza lavoro.

L’auspicio è che la platea si allarghi presto, grazie anche alle novità introdotte dalla Legge di bilancio per il 2026 (adesione automatica, aumento deducibilità e prestazioni flessibili), così da avere un maggior numero di aderenti tra cui ripartire i rischi e ridurre anche i costi».

LTC CCNL DIRIGENTI MANAGERITALIA

25 anni di evoluzione della tutela per la non autosufficienza
2001 Inserimento della LTC temporanea nella Convenzione Antonio Pastore
prevista nel ccnl dirigenti, convertibile a vita intera a 66 anni
2021 Gestione della LTC temporanea affidata al Fasdac
2026 Accesso alla LTC a vita intera anticipato da 66 a 55 anni

Paolo Pellegrini, vicedirettore generale di Mefop
Paolo Pellegrini, vicedirettore generale di Mefop.

Mauro Dotti Assidir

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