Manageritalia incontra Edoardo Rixi. Italia, hub logistico del Mediterraneo

Porti, ferrovie, intermodalità, digitale e competenze manageriali sono le leve per trasformare la posizione geografica dell’Italia in un vero vantaggio competitivo. Ne parliamo con il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
infrastrutture e trasporti

Nel contesto delle profonde trasformazioni che stanno ridefinendo le catene globali del valore, la logistica si conferma un’infrastruttura strategica per la competitività del sistema Paese.

Porti, interporti, reti ferroviarie e collegamenti intermodali non sono più solo elementi di supporto, ma leve decisive per attrarre investi menti, sostenere l’export e rafforzare il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo e negli scambi internazionali.

In questo scenario, il potenzia mento delle infrastrutture logisti che e il riequilibrio modale verso ferro e mare rappresentano sfide cruciali, insieme alla necessità di semplificare i processi e accelerare la digitalizzazione.

Ne parliamo con il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, per approfondire lo stato dell’arte della rete logistica italiana e le strategie per renderla più efficiente, sostenibile e competitiva.

Viceministro Rixi, quanto è oggi centrale il sistema logistico per la crescita economica dell’Italia e in che modo può diventare un vero vantaggio competitivo per il Paese?

«La logistica è di fatto un’infrastruttura invisibile che sostiene la competitività dell’intero sistema economico. Un paese che movimenta meglio merci, persone e dati attrae investimenti, esporta di più e cresce più velocemente.

L’Italia ha un vantaggio geografico straordinario. Siamo al centro del Mediterraneo e rappresentiamo la naturale porta d’accesso ai mercati europei per molti traffici provenienti dall’Asia, dall’Africa e dal Medio Oriente. Ma la geografia da sola non basta: occorrono infrastrutture moderne, collegamenti efficienti e processi rapidi.

Come ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti stiamo lavorando su questo: rafforzare la rete logistica nazionale affinché diventi un fattore di attrattività per le imprese e non un costo aggiuntivo. La logistica deve trasformarsi da elemento di servizio a leva strategica dello sviluppo».

Qual è la fotografia attuale della rete logistica italiana?

«L’Italia dispone di una rete articolata e capillare composta da porti, interporti, aeroporti cargo, terminal ferroviari e piattaforme logistiche che rappresentano un patrimonio di grande valore. Negli ultimi anni sono stati compiuti passi avanti significativi, soprattutto sul fronte degli investimenti infrastrutturali e della digitalizzazione.

Tuttavia, permangono differenze territoriali e alcuni colli di bottiglia che limitano il pieno sfruttamento del nostro potenziale. La fotografia attuale è quella di un sistema che sta evolvendo in fretta.

I grandi corridoi ferro viari europei, i collegamenti con i porti, gli investimenti Pnrr e i programmi del Mit stanno contribuendo a costruire una rete più moderna, integrata e resiliente».

Quali sono, a suo avviso, i principali gap infrastrutturali e organizzativi da colmare nel breve periodo?

«Le priorità sono chiare. La prima riguarda l’ultimo miglio ferroviario e portuale: troppo spesso abbiamo infrastrutture importanti che non dialogano in modo efficiente tra loro.

La seconda riguarda l’intermodalità: dobbiamo rendere più semplice il passaggio delle merci dalla nave al treno e dal treno alla strada.

La terza riguarda la semplificazione amministrativa: le imprese chiedono tempi certi e procedure più snelle. Ridurre la burocrazia significa aumentare immediatamente la competitività del sistema. Infine, occorre accelerare la digitalizzazione dei processi logistici, affinché i dati accompagnino le merci lungo tutta la filiera».

Il sistema portuale italiano è sempre più strategico nel commercio internazionale: come può l’Italia rafforzare il proprio ruolo nel Mediterraneo e competere con i grandi hub europei?

«I porti italiani stanno vivendo una fase di forte rilancio. Oggi la competizione non si gioca più soltanto sulla qualità delle banchine, ma sulla capacità di offrire una filiera logistica completa ed efficiente. Per questo il ministero sta investendo nell’accessibilità ferroviaria ai porti, nel potenzia mento delle infrastrutture, nell’elettrificazione delle banchine e nella digitalizzazione.

L’obiettivo è trasformare i porti italiani in piattaforme logistiche integrate capaci di servire rapidamente i mercati europei. Le dinamiche geopolitiche e il crescente peso del Mediterraneo nei traffici globali rappresentano una grande opportunità che l’Italia deve cogliere con visione e pragmatismo».

Il riequilibrio modale è una priorità europea: quali interventi concreti sono previsti per incentivare il trasporto ferroviario e marittimo come alternative al trasporto su gomma?

«La sostenibilità ambientale e l’efficienza economica passano da una maggiore quota di trasporto ferroviario e marittimo. Stiamo investendo nel potenziamento delle linee merci, nei terminal intermodali e nei collegamenti ferroviari con porti e interporti.

Parallelamente, continuiamo a sostenere strumenti di incentivazione che favoriscono il trasferimento delle merci dalla strada al ferro e al mare. Non si tratta di penalizzare l’autotrasporto, che resta essenziale, ma di costruire un sistema integrato in cui ogni modalità di trasporto svolga il ruolo più efficiente».

Quali politiche sono necessarie per rendere più efficiente e competitivo il trasporto ferroviario delle merci, spesso percepito come meno flessibile rispetto alla strada?

«Il trasporto ferroviario deve diventare più affidabile, più competitivo e più semplice da utilizzare. Occorre aumentare la capacità della rete, ridurre le interferenze con il traffico passeggeri e migliorare le connessioni con i nodi logistici. Stiamo inoltre lavorando per favorire una maggiore interoperabilità europea, elemento fondamentale per un paese esportatore come l’Italia. La sfida è garantire servizi regolari, tempi certi e costi competitivi. Quando queste condizioni si realizzano, il mercato risponde positivamente».

Digitalizzazione e semplificazione burocratica sono temi chiave: a che punto è l’Italia nell’implementazione di una logistica digitale e interoperabile?

«Negli ultimi anni abbiamo registrato progressi importanti. Grazie agli investimenti del Pnrr gestiti dal Mit, sono stati accelerati i processi di digitalizzazione della catena logistica, con l’estensione dei Port community system, lo sviluppo della Piattaforma logistica nazionale e il sostegno a oltre 1.200 imprese per pro getti di innovazione digitale. La direzione è quella giusta: meno carta, più interoperabilità e maggiore condivisione dei dati tra operatori pubblici e privati. La digitalizzazione non è soltanto innovazione tecnologica. È uno strumento per ridurre tempi, costi e inefficienze, migliorando concretamente la competitività delle imprese».

Come vede il ruolo dei manager nella crescita economica del Paese e nella competitività delle aziende? Spesso le aziende della logistica sono piccole: come spingerle a una maggiore managerializzazione?

«La managerializzazione rappresenta una delle sfide più importanti per il futuro del settore. Molte imprese della logistica sono realtà familiari che hanno costruito il proprio successo grazie alla competenza imprenditoriale. Oggi però la complessità dei mercati richiede nuove competenze: gestione dei dati, internazionalizzazione, sostenibilità, innovazione tecnologica. Il manager non sostituisce l’imprenditore. Lo affianca nel percorso di crescita. Dobbiamo favorire l’incontro tra competenze manageriali e tessuto produttivo, soprattutto nelle pmi, affinché possano affrontare con maggiore forza le sfide della competizione globale».

Manageritalia ha da poco rinnovato il contratto dei dirigenti dei trasporti, della logistica e delle agenzie marittime mettendo al centro welfare, parità di genere, genitorialità e passaggio gene razionale e facilitando l’ingresso dei manager nelle pmi. Cosa pensa di questi risultati e come implementarli per favorire il ricorso a una maggiore managerialità nelle imprese?

«Ritengo positivo che il rinnovo contrattuale abbia posto al centro temi come welfare, parità di genere, sostegno alla genitorialità e valorizzazione delle competenze.

Sono aspetti che incidono direttamente sulla capacità delle imprese di attrarre e trattenere talenti. Importante è anche l’attenzione riservata all’ingresso dei manager nelle pmi.

Per molte aziende il salto dimensionale passa proprio attraverso l’acquisizione di competenze manageriali avanzate. Investire sulle persone significa investire sulla competitività del sistema economico nel suo complesso».

In un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e ride finizione delle catene di approvvigionamento, quale ruolo può giocare l’Italia come piattaforma logistica nel Mediterraneo?

«Le tensioni internazionali stanno modificando in profondità le catene globali del valore. In questo scenario, l’Italia punta a diventare uno dei principali hub logistici europei.

Abbiamo una posizione geografica unica, una rete portuale diffusa e un sistema produttivo fortemente orientato all’export.

La sfida consiste nel trasformare questi vantaggi naturali in vantaggi competitivi concreti attraverso infrastrutture efficienti, connessioni rapide e procedure semplificate.

Se sapremo completare questo percorso, il nostro Paese potrà assumere un ruolo centrale nei nuovi equilibri logistici del Mediterraneo».

Guardando ai prossimi 5-10 anni, quali sono le priorità strategiche per trasformare la logistica italiana in un’infrastruttura realmente al servizio dello sviluppo del sistema Paese?

«Gli obiettivi del Mit sono chiari. La prima priorità è completare le grandi opere infrastrutturali strategiche già avviate.

La seconda è rafforzare l’intermodalità, collegando in modo sempre più efficiente porti, ferrovie, interporti e reti stradali.

La terza riguarda la digitalizzazione dell’intera filiera logistica, affinché informazioni e merci viaggino con la stessa velocità. Infine, dobbiamo investire nel capitale umano. Nessuna infrastruttura può esprimere il proprio valore senza competenze adeguate».

Edoardo Rixi

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