Lavoro, contrattazione e sviluppo

Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio, racconta come Confcommercio e Manageritalia possano rafforzare la contrattazione, il welfare e la competitività del Paese in un contesto di grandi transizioni
Marco Barbieri Confcommercio

Come pensa evolveranno e cambieranno economia e mondo del lavoro nel futuro, soprattutto riguardo a quello che concerne l’ambito d’azione dei sindacati di lavoratori e imprese?

«Siamo in una fase in cui le grandi transizioni – digitale, demografica ed energetica – si sommano e si accelerano a vicenda. Questo significa cicli d’innovazione più rapidi, fabbisogni professionali che cambiano sempre più velocemente, filiere del terziario che si riorganizzano tra prossimità e piattaforme globali. Nell’ambito d’azione delle parti sociali non basterà più “gestire il cambiamento”, dovremo co-progettarlo. In questo quadro, un tema cruciale è la rappresentanza e la rappresentatività.

Confcommercio, per la sua storia, la sua consistenza associativa e la sua attività sindacale e di contrattazione, sicuramente le possiede. Ma l’ultimo decennio ha visto un panorama, rimasto stabile per circa settant’anni, cambiare completamente e prevedere una moltitudine di associazioni, sia sindacali sia datoriali, e oltre mille ccnl depositati al Cnel, tutti che si fregiano del titolo di “contratti collettivi nazionali di lavoro (ccnl)”».

A fronte di questo, quale ruolo dovranno avere i sindacati di lavoratori e imprese e come dovranno cambiare anche nei rapporti reciproci?

«Occorre difendere e rafforzare il valore della contrattazione collettiva che risiede nella capacità di garantire un quadro certo di diritti e doveri, tutelando lavoratori e imprese e assicurando un equilibrio tra competitività e coesione sociale.

Senza contratti rappresentativi si rischiano frammentazione e dumping salariale, con effetti negativi sulla qualità del lavoro e sul sistema produttivo. Per questo Confcommercio ha sempre investito nel dialogo con i sindacati confederali, costruendo percorsi condivisi su formazione, welfare, sicurezza e contrattazione di secondo livello.

Oggi la sfida è rafforzare il valore dei ccnl rappresentativi, contrastare i contratti pirata e riconfermare la contrattazione come il luogo naturale dove si coniugano produttività, tutele e sviluppo del lavoro, a beneficio di imprese e lavoratori».

Parliamo ora dei soli sindacati dei dirigenti, che negli ultimi decenni hanno avuto, grazie al lavoro comune di Confcommercio e Manageritalia, un forte ruolo di innovazione nel mondo del lavoro: come li vede oggi e quale ruolo pensa debbano avere in futuro?

«Il “nostro” futuro comune non può che essere la prosecuzione di quanto avvenuto in passato e di quanto sta avvenendo attraverso la contrattazione collettiva. Negli ultimi tempi, soprattutto dopo il periodo del Covid, si sono decisamente rafforzati il welfare e le politiche attive, compresa la “scommessa” di questo rinnovo sull’invecchiamento attivo, a riprova della convinzione condivisa che la contrattazione collettiva serve sempre più a regolare a tutto campo i rapporti tra manager e impresa».

Proprio Confcommercio e Manageritalia hanno aperto la strada anche ad altri contratti collettivi nell’introduzione di un welfare contrattuale. Come vede anche in futuro il welfare contrattuale e aziendale?

«È un tema cruciale, anche a fronte del progressivo e inesorabile arretramento del welfare pubblico. Pochi anni fa il tema del welfare era confinato nella contrattazione aziendale di imprese grandi e strutturate. Ora sta diventando patrimonio comune anche delle pmi, anche per lo sforzo di contratti nazionali come quello tra Confcommercio e Manageritalia».

Crede che il modello tradizionale di contrattazione collettiva sia ancora efficace o servano innovazioni?

«I contratti collettivi nazionali di lavoro non sono soltanto un insieme di regole: rappresentano la sintesi di interessi, responsabilità e tutele costruite attraverso relazioni sindacali mature e responsabili. E il valore aggiunto della contrattazione di qualità sta nel mettere insieme le esigenze delle imprese con la protezione economica e sociale dei lavoratori. Quello che serve è che la contrattazione acquisti efficacia generalizzata e che il legislatore ne tenga conto».

Quali dovranno essere i tratti distintivi più rilevanti dell’offerta del sindacato dei dirigenti e in cosa dovrebbero differenziarsi rispetto a quelli dei lavoratori?

«È inevitabile che un negoziato porti con sé aspetti rivendicativi, ma da tempo ci si augura che questa strada intrapresa sia in un’unica direzione. Alla rivendicazione si deve sostituire la collaborazione, anche per la funzione cruciale che il dirigente svolge per l’impresa, come testimonia l’art. 1 del ccnl: “La qualifica di dirigente comporta la partecipazione e la collaborazione, con la responsabilità inerente al proprio ruolo, all’attività diretta a conseguire l’interesse dell’impresa e il fine della sua utilità sociale”».

Rappresentanza, rappresentatività e contratti pirata: come risolviamo questa concorrenza sleale e danno per il Paese?

«Occorre rafforzare ulteriormente la collaborazione con i sindacati, ma soprattutto serve una maggiore attenzione da parte del governo, a cui chiediamo un impegno concreto per impedire l’applicazione di contratti sotto costo.

Come Confcommercio, abbiamo recentemente elaborato alcune proposte tra cui, in particolare: comunicazioni obbligatorie a tutte le sedi istituzionali del contratto applicato, certificazione della rappresentatività, potenziamento degli strumenti di vigilanza e monitoraggio, rafforzamento della bilateralità come strumento di certificazione della qualità contrattuale. Solo così si possono garantire tutela del lavoro e competitività del sistema».

Quanto conterà, per i corpi intermedi in generale, ragionare, muoversi e agire a livello internazionale, almeno europeo?

«Ci sono già esperienze in tal senso, ma certamente l’orizzonte internazionale, perlomeno europeo, andrà consolidato, anche in chiave antidumping. Confcommercio, ad esempio, insieme ad altre primarie associazioni datoriali, ha indicato proprio questo tra i criteri da considerare al fine dell’individuazione di un ccnl per gli appalti pubblici».

Qual è oggi il valore strategico del rapporto tra Confcommercio e Manageritalia e quale potrà essere in futuro?

«Il valore di un rapporto nato nell’immediato Dopoguerra, che si è via via consolidato attraverso la contrattazione collettiva e la nascita di strumenti bilaterali che hanno precorso i tempi, ad esempio in tema di assistenza sanitaria integrativa e di previdenza complementare, sta proprio nella capacita di prendere l’esperienza del passato per guardare al futuro».

Tratto dal numero speciale di Dirigente, la rivista di Manageritalia.

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