DEF 2016: punti di forza e criticità

Approvato dal Consiglio dei Ministri il Documento di Economia e Finanza. Più realistico del solito, si basa su riforme già avviate

Il Governo ha varato il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2016, approvato dal Consiglio dei Ministri dell’8 aprile 2016. Il documento parte da una enfatizzazione delle riforme già avviate in questo lasso di tempo breve, presentandole come numerose e di portata incisiva e prosegue nel tracciare una strategia di programmazione economica pluriennale basata sul rilancio della crescita e dell’occupazione.

Per sostenere il tasso di crescita il primo obiettivo del Governo sarà quello di “accrescere la qualità del capitale umano”, in particolare scommettendo sull’istruzione e sulla preparazione professionale dei giovani, sulla ricerca, sulla formazione dei lavoratori disoccupati, inserendo la scienza e includendo la cultura tra le priorità della politica dell’Esecutivo.

Contemporaneamente, la strategia di riforma sarà accompagnata da una politica di bilancio diretta soprattutto alla riduzione del debito e della pressione fiscale e all’aumento degli investimenti pubblici, allo scopo di “rafforzare la ripresa in una fase di notevole incertezza economica a livello internazionale”.

Una previsione di crescita realistica

Il DEF 2016 non è caratterizzato da proclami eccessivamente ottimistici, come avvenuto all’inizio del mandato, ma assume un atteggiamento più realistico: la previsione di crescita del 2016 viene tagliata dall’1,6 all’1,2%; l’accelerazione della crescita proseguirebbe nel 2017 e nel 2018, anche beneficiando di una politica di bilancio orientata al sostegno dell’attività economica e dell’occupazione.

Nonostante la fragilità del contesto internazionale, i dati indicano che l’economia italiana è tornata a crescere nel 2015 “dopo tre anni consecutivi di contrazione – dello 0,8 per cento in termini reali, 1,5 nominali”. Il Governo sottolinea come questo abbia beneficiato “l’occupazione – in sensibile incremento – e il tasso di disoccupazione, che si è ridotto in misura rilevante” e pone in evidenza il buon andamento dei consumi delle famiglie e il dato positivo sulla produzione industriale registrato nei primi mesi del 2016 che lascia prefigurare un’accelerazione del Pil.

Circa la spending review, che sarebbe tanto utile per liberare risorse per gli investimenti pubblici e ridurre le aliquote d’imposta su lavoro, imprese e famiglia, il Governo ha conseguito i primi risultati, essendo la spesa pubblica corrente sul Pil scesa dell’1,6% dal 2013 al 2016.

Tuttavia sulla stampa ieri è stato pubblicato un articolo (qui) che cita un rapporto della Consip- MEF che denuncia che le PA (ministeri, comuni, province, regioni, Asl, università, organi costituzionali ecc.) spendono ancora all’anno 87 miliardi in più di quanto spenderebbero se si rivolgessero alla centrale unica di acquisto gestita dal Mef tramite la Consip.

Misure importanti

Il DEF 2016 contiene sicuramente alcune misure importanti, alcune già avviate nel 2015: la riforma della contrattazione collettiva (questa ancora da approvare, si aspetta il parere della Confindustria); l’approvazione del Social Act, che aiuterà le famiglie in difficoltà economica; la presentazione annuale, insieme con la Nota di aggiornamento al DEF, di un “Rapporto sui risultati conseguiti in termini di contrasto all’evasione e sulle nuove strategie programmate”, l’adozione di un unico documento di bilancio (non vi sarà più la legge di stabilità ma solo la legge di bilancio), l’introduzione di benefici fiscali per chi sceglierà di avvalersi delle procedure automatizzate di fatturazione o di registrazione, l’adozione di un masterplan per il Mezzogiorno, che “parte dai punti di forza e di vitalità del tessuto economico meridionale per collocarli in un contesto di sviluppo industriale, infrastrutturale e dei servizi”; l’attuazione del Piano nazionale di ricerca 2015-2020 volto a incentivare la competitività industriale e a promuovere lo sviluppo del Paese attraverso spese di ricerca pari a 2,5 miliardi per il triennio 2015-2017.

Sul piano dell’attuazione Jobs Act si prevede la piena operatività, nel 2016, dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive (Anpal), il cui avvio appare per la verità già da mesi bloccato.
 
Non si prevedono nuove penalizzazioni per i trattamenti pensionistici, viene tuttavia confermata la proroga, delle disposizioni già decise per il triennio 2014-2016 in materia di revisione del meccanismo di indicizzazione dei trattamenti pensionistici superiori a tre volte il minimo, con un risparmio di spesa che al netto degli effetti fiscali ammonta a circa 335 milioni nel 2017 e circa 750 milioni nel 2018.

Criticità

Da una prima analisi sommaria, va sottolineato che il DEF appare deludente sotto due aspetti: non sembra in grado di arginare le incertezze derivanti dalla perdurante crisi bancaria o dalla possibile uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e, inoltre, non contiene alcuna misura concreta relativa alla flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, misura molto attesa perché lo stesso Premier aveva annunciato che sarebbe stata introdotta nella prossima manovra finanziaria.
La flessibilità in uscita per le pensioni sarà valutata, ma in rapporto alla sostenibilità finanziaria.
Il Governo si è lasciato mani libere per decidere più in là; per una volta ci è stato risparmiato l’“annuncio”. Ora l’Esecutivo, prima di avviare la riforma sulla flessibilità in uscita, dovrà essere certo dell’equilibrio di bilancio.

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