Osservatorio del Terziario Manageritalia - Report annuale 2025

Il terziario di mercato: andamenti e principali tendenze

Executive summary

Il presente rapporto offre una panoramica complessiva sull’evoluzione storica e sulle tendenze recenti del terziario di mercato in Italia, evidenziandone i principali andamenti economici, occupazionali e strutturali. L’obiettivo è fornire a policy makers e operatori del settore un quadro sintetico ma completo delle dinamiche in atto, utile sia per comprendere la fase congiunturale sia per individuare i trend di medio-lungo periodo che condizionano la competitività e la sostenibilità del settore.

  • Il terziario di mercato ha assunto un ruolo centrale nell’economia italiana nei recenti decenni, rafforzando l’integrazione con la manifattura lungo tutte le fasi delle catene globali del valore e allo stesso tempo diventando motore autonomo della crescita del paese in linea con il processo di terziarizzazione delle economie occidentali. L’Italia si distingue per il peso dei servizi di mercato sul valore dell’output manifatturiero e mostra una dinamica di crescita sostenuta sia nell’apporto all’export sia nel capitale umano specializzato, pur con alcune importanti criticità strutturali.
  • Nel 2024, il valore aggiunto dei servizi di mercato in Italia copre circa il 58% del totale, contro il 49% del 1995, segnando una profonda espansione rispetto al passato. La crescita è trainata dai servizi avanzati e dalla digitalizzazione: tra il 2019 e il 2024, i servizi ICT e professionali sono cresciuti rispettivamente del 21% e 30%. La distribuzione territoriale del valore aggiunto per comparto mostra inoltre una marcata eterogeneità, con il commercio più rilevante nel Mezzogiorno e i servizi ICT concentrati nei poli urbani di Milano e Roma.
  • L’Italia mostra un ritardo nella crescita della produttività del lavoro soprattutto nei servizi knowledgeintensive (ad elevato livello di specializzazione e competenze). Le attività finanziarie e assicurative sono passate da +2,2% (2003-2009) a -0,6% nell’ultimo decennio (2014-2024), mentre le attività professionali, scientifiche e tecniche registrano -1,3% nel periodo 1995-2024. Anche l’ICT ha visto la produttività del lavoro crollare dal 2,1% (2003-2009) allo 0,4% medio annuo (2014-2024), evidenziando un forte ritardo rispetto ai partner UE e OCSE. Nei diversi comparti del settore dei servizi di mercato si registrano notevoli variazioni in termini di produttività dovute ai diversi livelli di intensità di conoscenza, innovazione tecnologica e struttura di governance.
  • In termini occupazionali, nel 2025, gli occupati del terziario di mercato raggiungono 16.887 milioni (+87 mila in un anno). I comparti più dinamici sono servizi alle imprese (+121 mila), alloggio e ristorazione (+85 mila) e trasporto (+50 mila). Nonostante un calo nei comparti finanziari e assicurativi (-54 mila, aggregati) e informazione e comunicazione (-60 mila), il saldo generale degli occupati resta positivo. Si registra, però, un gap di tasso di occupazione rispetto alla media UE (-10 punti percentuali, al 62,6% vs 70,4%) e forti divari di genere.
  • I processi di creazione e distruzione delle imprese in Italia si caratterizzano ancora per una bassa dinamicità. Le barriere in entrata e i ritardi nella regolamentazione nel settore dei servizi influiscono sulla quota inferiore di start-up rispetto ai peers. Le start-up innovative presenti sul territorio si concentrano nei comparti ricerca e sviluppo (64,92% del totale delle nuove società) e attività di programmazione e consulenza informatica (45,49%).
  • Difficoltà nell’accesso al credito caratterizzano ancora il settore dei servizi, con un’elevata percentuale di imprese nei servizi che si appoggiano a una fonte esterna di investimento, tipicamente bancaria. La diffusa percezione da parte degli enti di credito tradizionali delle attività di innovazione comuni ai settori dei servizi come più rischiose spesso ostacola il loro finanziamento, risultando in barriere strutturali.
  • L’export italiano nel 2024 ha mostrato stabilità, seppur con differenze significative fra settori (+5,34% nei servizi, ma crisi dell’automotive, -12,2% e difficoltà dei settori tessile e dei metalli), allineandosi tuttavia ad un trend comune europeo negativo.
  • Il turismo si conferma come principale settore dell’export italiano (38%), superiore alla media europea (15%). Il riallineamento verso servizi ad alto valore aggiunto (in linea con i peers europei) sembra ancora distante: l’export del turismo è cresciuto più dei settori tecnologici (ad eccezione di finanza e logistica), l’ICT e i servizi alle imprese mostrano una crescita limitata e la proprietà intellettuale ha registrato un forte calo (-7%), possibilmente a causa della pressione internazionale su IA, un settore dove l’Italia è ancora carente di competenze.
  • L’export italiano resta strutturalmente marcato da forti disuguaglianze territoriali che non sembrano affievolirsi rispetto agli anni precedenti, con una concentrazione dei servizi ad alto contenuto tecnologico nel Nord-Ovest (seguito da Nord-Est e Centro, in misura minore) e solo comparti a più basso valore aggiunto distribuiti sull’intero territorio, facendo emergere una forte polarizzazione dell’innovazione.
  • Tra il 2024 e il 2023 l’Italia ha mostrato una crescita dell’export verso i suoi principali partners (Germania, Francia, Stati Uniti e Regno Unito), con una forte concentrazione dell’export dei servizi. Alla luce dell’instabilità politica che caratterizza alcuni dei principali partner, e delle conseguenti incertezze economiche di medio periodo, maggiore apertura verso mercati secondari in crescita (come Canada e Spagna) e mercati emergenti rappresenterebbe un’opportunità di diversificazione e di messa in sicurezza.
  • L’intensità digitale in Italia resta inferiore ai principali partner europei, specialmente per la scarsa diffusione di imprese digitalmente avanzate e una bassa propensione alla digitalizzazione. Le imprese con un livello di intensità digitale “molto basso” sono il 30% del totale, contro il 18% in Germania e il 20% in Spagna. L’innovazione in Italia resta prerogativa delle grandi realtà aziendali, mentre la rete di PMI, spina dorsale del sistema del terziario di mercato, investe poco e in modo discontinuo.
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