Il terziario di mercato avanzato rappresenta oggi uno dei segmenti più dinamici e strategicamente rilevanti delle economie dei paesi sviluppati. Il processo di terziarizzazione in Italia (così come negli altri paesi occidentali) è ormai tendenzialmente strutturale e, salvo shock macroeconomici rilevanti, difficilmente reversibile nel breve-medio periodo. Questo fenomeno è trainato in particolare dai servizi ad alta intensità di conoscenza: ICT, consulenza, ricerca e sviluppo, servizi professionali e finanziari avanzati.
Valore aggiunto. Il peso del terziario di mercato avanzato sul PIL in Italia per il 2025 è pari al 17,6%, superiore dunque all’intera manifattura — pari al 15% (considerando i dati Eurostat, i settori NACE Rev.2 J, K e M-N, e l’unità di misura ”Percentage of gross domestic product (GDP)”). Alcuni comparti di altri settori possono essere considerati concettualmente come parte dei KnowledgeIntensive Services (KIS); tuttavia nella Contabilità Nazionale NACE vengono inclusi nella categoria della Pubblica Amministrazione (ad es. sanità privata, università, ecc.) o riportati nella sezione S – Division 95. Questo rapporto offre un’analisi approfondita dello stato del terziario avanzato in Italia, della sua collocazione nel contesto europeo e delle principali sfide e opportunità che attendono il settore nei prossimi anni.
Il quadro macroeconomico. Il rapporto esamina il posizionamento dell’Italia rispetto ai principali partner europei (Germania, Francia e Spagna) per presenza imprenditoriale e mercato del lavoro nei servizi knowledge-intensive e del terziario avanzato, nonché la distribuzione territoriale del settore, con attenzione ai divari tra macro-aree e alla presenza di hub di innovazione nelle aree urbane. Dal confronto emerge un quadro sfaccettato: il ritardo italiano non è generalizzato, ma selettivo e concentrato soprattutto nell’ICT, dove all’espansione dell’occupazione non ha corrisposto un pari incremento di valore aggiunto e produttività. Il confronto con la Spagna — economia di dimensione più vicina all’Italia e cresciuta rapidamente nell’ultimo triennio — è particolarmente istruttivo, perché mostra che neppure una dinamica occupazionale vivace nell’ICT si traduce automaticamente in guadagni di produttività.
L’ecosistema dell’innovazione. Il sistema delle start-up e PMI innovative del terziario avanzato, pur in crescita, risente di un contesto regolamentare e finanziario meno favorevole rispetto ai peer europei. Le startup innovative si concentrano prevalentemente nei comparti della ricerca e sviluppo (circa il 65% del totale) e della programmazione e consulenza informatica, con una distribuzione territoriale che riflette le stesse asimmetrie del terziario nel suo complesso. L’analisi dei trend di finanziamento e della demografia imprenditoriale evidenzia la necessità di interventi mirati per ridurre le barriere all’ingresso e favorire una maggiore dinamicità.
Il rapporto si propone come strumento di analisi e dibattito per i decisori pubblici, i manager e la business community, nella convinzione che investire nel terziario avanzato — nelle sue competenze, nella sua innovazione, nella sua produttività — sia condizione necessaria per una crescita strutturale e sostenibile del Paese.
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