No a una stangata sul ceto medio che sostiene il paese

Congelare l’ampliamento dell’aliquota Irpef del 33% e colpire ancora le pensioni attraverso nuovi tagli alla perequazione, significa chiedere ulteriori sacrifici a lavoratori e pensionati che già finanziano gran parte del welfare italiano.

Milano, 14 ottobre 2026 – Manageritalia esprime forte preoccupazione per le ipotesi che stanno emergendo nel dibattito sulla prossima Legge di Bilancio, dal possibile rinvio dell’estensione dell’aliquota Irpef al 33% fino a 60mila euro a un nuovo intervento di limitazione della perequazione automatica delle pensioni superiori a cinque volte il trattamento minimo. La riduzione della pressione fiscale sul ceto medio è una misura che Manageritalia ha da tempo proposto e sostenuto nel confronto con il Governo, ricevendo precisi impegni in questa direzione. Un eventuale passo indietro rappresenterebbe quindi non soltanto una scelta penalizzante per i contribuenti interessati, ma anche il venir meno di un impegno assunto nei loro confronti.

Per Manageritalia si tratta di misure che rischiano di penalizzare ancora una volta il ceto medio produttivo del Paese: lavoratori dipendenti, manager, quadri, alte professionalità e pensionati che versano integralmente imposte e contributi e che contribuiscono in misura decisiva al finanziamento della spesa pubblica.

“Da anni sosteniamo che la progressività del sistema fiscale non debba trasformarsi in una penalizzazione permanente per chi dichiara tutto il proprio reddito”, dichiara Marco Ballarè, presidente di Manageritalia. “Non dare seguito a un alleggerimento fiscale più volte annunciato e intervenire nuovamente sulle pensioni significa chiedere ancora sacrifici agli stessi contribuenti, disattendendo aspettative legittime e impegni assunti.”

Secondo i dati di Itinerari Previdenziali, i contribuenti con redditi superiori a 50.000 euro rappresentano circa il 13% del totale e versano oltre il 60% dell’intera Irpef nazionale.

Particolarmente grave sarebbe un nuovo ridimensionamento della perequazione delle pensioni. “Le pensioni dei manager e delle alte professionalità non sono privilegi, ma il risultato di decenni di lavoro e contribuzione. Utilizzare ancora una volta la mancata rivalutazione come strumento di finanza pubblica significa erodere progressivamente il potere d’acquisto di chi ha già versato quanto dovuto durante tutta la vita lavorativa”, prosegue Ballarè.

Dal 2012 al 2025, secondo l’ultimo Rapporto Itinerari Previdenziali-CIDA, i ripetuti interventi sulla perequazione hanno determinato, per le pensioni superiori a dieci volte il trattamento minimo, una perdita di potere d’acquisto superiore al 21%. Un’erosione significativa e permanente del valore delle pensioni, che si traduce in perdite economiche cumulate di decine di migliaia di euro e che rischia di aggravarsi ulteriormente con nuovi interventi restrittivi.

Manageritalia chiede quindi con forza al Governo e al Parlamento di perseguire l’equità fiscale attraverso il recupero dell’evasione, la riduzione degli sprechi e l’ampliamento della base imponibile, evitando di scaricare ancora una volta il costo delle manovre sui contribuenti che sostengono gran parte del gettito fiscale del Paese.

“Se vogliamo crescita, investimenti e occupazione qualificata, dobbiamo valorizzare e non penalizzare chi produce reddito, crea sviluppo e contribuisce in misura determinante alle entrate dello Stato”, conclude Ballarè.

Manageritalia rinnova quindi la richiesta di un fisco più equo e di una tutela effettiva del potere d’acquisto delle pensioni, nell’interesse non solo degli attuali pensionati ma anche delle future generazioni di lavoratori e manager che stanno costruendo oggi la propria sicurezza previdenziale.

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