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Fasdac: la salute al primo posto

Al via l’ottavo programma di prevenzione per il biennio 2019-2020 che si rivolge ai dirigenti in servizio e ai prosecutori volontari. Un impegno in atto dal 2005 che risponde in modo molto più ampio al messaggio emerso in occasione dell’ultima Giornata nazionale del cancro dello scorso 4 febbraio: “Chiunque tu sia, hai il potere di ridurre l’impatto del cancro per te, le persone che ami e per il mondo. È tempo di prendere un impegno personale”. Ne parliamo con Fabrizio Pulcinelli, presidente del Fondo integrativo di assistenza sanitaria
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Fasdac: la salute al primo posto
Da più parti si sottolinea la necessità di gestire la salute in modo preventivo. Cosa ne pensa?
«Oggi è determinante la responsabilità personale e l’impegno che ciascuno di noi deve dedicare alla salute, non solo per ricercare il proprio benessere ma anche per richiamare tutti noi a una responsabilità verso le persone che ci stanno intorno, a partire dai familiari, dagli amici e dai colleghi di lavoro. Non è poco per chi, come il manager, è esposto allo stress e deve dedicare un po’ più di attenzione a se stesso lottando quotidianamente contro il tempo».

A questo proposito il cancro è un tema caldissimo, lo è anche per il Fasdac?
«Direi proprio di sì. Ci sono dati allarmanti che chiamano direttamente in causa le tematiche degli stili di vita e della prevenzione che da anni stanno particolarmente a cuore del Fondo. Sappiamo che i tumori sono la seconda causa di morte nel mondo e un terzo di questi sono prevedibili. Ogni giorno in Italia circa mille persone ricevono una diagnosi di tumore, molti dei quali attraverso la prevenzione possono essere curati e guariti».

Quando è nata la Prevenzione Fasdac?
«Nel 2005, quando le organizzazioni istitutive del Fondo ebbero la lungimiranza di destinare l’aumento contributivo contrattuale a specifici programmi di prevenzione. Una novità assoluta in quegli anni. Fu poi il Fondo a dare forma ai programmi individuando gli ambiti di intervento, innanzitutto negli screening indicati dalle linee-guida del ministero della Salute (prevenzione dei tumori al seno, al collo dell’utero e al colon-retto) e poi in altri ambiti dove è importante individuare precocemente la presenza di una malattia in persone che non ne presentano ancora i sintomi, così da aumentare la possibilità di guarigione».

A chi si rivolgono i programmi di prevenzione e cosa offrono in concreto?
«Si rivolgono ai dirigenti in servizio e ai prosecutori volontari. Si articolano in 7 “moduli” di cui 2 a carattere generale rivolti alla totalità degli aventi diritto e 5 mirati su specifiche patologie ai quali si accede in base al sesso e all’età. A questo riguardo vale la pena sottolineare che il Fondo, proprio per allargare il più possibile la base dei soggetti da coinvolgere, ha abbassato i limiti delle “età target” per l’accesso agli screening rispetto a quelli utilizzati in ambito pubblico. In un caso (screening cervicale) il limite di età per le donne è stato eliminato del tutto. È stato poi importante dare ai programmi una cadenza biennale proprio perché è riconosciuto che gli screening hanno più efficacia se ripetuti a intervalli regolari».

In quanti hanno utilizzato la prevenzione?
«Mediamente da poco più di un quarto degli aventi diritto. La percentuale ovviamente varia se si tiene conto della “popolazione target”, cioè di coloro che sono stati invitati sulla base dei parametri di età e sesso fissati per ciascuno screening».

E questo cosa comporta per il Fasdac?
«Nel passare da un biennio all’altro è cresciuta la spesa diretta sostenuta dal Fondo: da 1,2 milioni del biennio 2005-2006 a 1,9 milioni del biennio 2015-2016 (i dati dell’ultimo programma sono in fase di consolidamento). Un incremento di circa 0,7 milioni pari al 60%. Spesa che incide annualmente per l’1% circa sul totale delle prestazioni erogate in un anno. A questa spesa diretta si deve però aggiungere quella indiretta, difficilmente quantificabile, generata virtuosamente dagli screening per i successivi esami di approfondimento finalizzati a una diagnosi definitiva».
Dove si può andare per fare la prevenzione?
«I programmi prevedono la sola forma diretta. È quindi necessario appoggiarsi a una struttura già convenzionata con il Fondo per le prestazioni di diagnostica. Occorre però fare attenzione: non tutte le strutture convenzionate per la diagnostica hanno anche aderito agli screening o a tutti i tipi di screening. Un nuovo motore di ricerca, disponibile sui siti Manageritalia e Fasdac, consente di verificare le adesioni per singola struttura. La volontà è di ampliare il più possibile il numero di adesioni con una migliore distribuzione nel territorio. Confidiamo che la conseguente maggiore offerta di punti di accesso consenta a più iscritti di effettuare gli screening facendo innalzare la quota della spesa corrente dedicata alla prevenzione».

Qual è il bilancio oggi in termini di sostenibilità e quindi maggiore salute dei dirigenti, minori costi per il Fondo, migliore distribuzione della spesa?
«Come ho detto prima, non è facile quantificare con esattezza i costi della prevenzione, in particolare quelli indiretti generati dagli accertamenti successivi. Ancor più è difficile quantificare i risparmi a lungo termine dei programmi di prevenzione. Si deve peraltro tenere conto che non necessariamente tali risparmi ricadono sul Fondo, visto che ogni anno si registra un elevato turn-over di dirigenti che cessano il rapporto di lavoro o passano a un altro settore. Può comunque valere la pena citare un dato: a livello mondiale è stato stimato che con 11,4 miliardi di dollari spesi in prevenzione si risparmiano circa 100 miliardi di dollari in terapie. Ritengo però opportuno sottolineare che per il nostro Fondo il profilo del risparmio non è prioritario rispetto all’obiettivo primario di promuovere la salute e il benessere degli iscritti».

Quindi il Fasdac diventa trainer della salute dei manager?
«Questo è sicuramente il nostro impegno. Senza però dimenticare che il Fasdac non è il solo attore della prevenzione, come è noto esiste già un forte impegno in questo ambito da parte del Servizio sanitario nazionale».

Allora come si rapporta la prevenzione del Fasdac con quella pubblica?
«Il tema è quanto mai attuale perché richiama l’annosa questione circa il ruolo “integrativo” piuttosto che “sostitutivo” del Fondo rispetto al Ssn. Questione che, abbiamo sempre sostenuto, va affrontata in termini pragmatici e non ideologici. Pertanto quello che a nostro giudizio vale per qualsiasi tipo di prestazione sanitaria vale anche per la prevenzione. Anche in questo ambito, accanto agli screening “organizzati” e promossi dal servizio pubblico convivono gli screening “spontanei” che spesso suppliscono alle carenze dei primi. Screening attivati dai singoli cittadini o intermediati, come nel nostro caso, da un Fondo sanitario. Ritengo che gestire in modo strutturato uno screening sia più efficiente, in termini di risorse, di uno screening autorganizzato. Fare infatti un maggior numero di esami non significa di per sé più salute. Anche la prevenzione può quindi diventare un momento proficuo di confronto con le istituzioni».

Una prevenzione sempre più user friendly anche nelle modalità di fruizione?
«Sì. Innanzitutto va ricordato che il costo degli screening è totalmente a carico del Fasdac proprio perché la nostra volontà è di incoraggiare la domanda di prevenzione. Dal punto di vista operativo, a partire da quest’anno abbiamo eliminato i coupon personalizzati che eravamo abituati a ricevere insieme all’opuscolo illustrativo. Tanti nostri colleghi non si ricordavano di averli ricevuti, altri non se li ritrovavano più e ne chiedevano massicciamente la riemissione, spesso a ridosso della scadenza del programma. Ora è sufficiente recarsi direttamente alla struttura convenzionata che ha modo di verificare online con il Fondo il diritto o meno di accedere agli screening richiesti. Una forma di semplificazione e un ulteriore modo di promuovere la salute dei nostri assistiti».


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