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Riforme, ecco l’accordo per la “prima fase”

Per gli interventi previsti 6 miliardi di euro in 3 anni
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Riforme, ecco l’accordo per la “prima fase”

L’incontro sulla previdenza tra governo e sindacati svoltosi ieri ha portato alla firma di un accordo in cui si definiscono gli interventi da realizzare, si quantifica in 6 miliardi di euro la spesa delle riforme nell’arco di tre anni e si stabilisce che i cambiamenti avverranno in due fasi.

La prima fase sarà attuata con la prossima legge di bilancio; la seconda avrà tempi più lunghi e richiede la prosecuzione del confronto tra le parti sociali.
 
Vediamo, nel dettaglio, quali sono i punti chiave previsti dall’accordo per la prima fase, riprendendo la nota del ministero del Lavoro:

Riduzione delle imposte sulle persone fisiche per i redditi da pensione
Completando il percorso avviato con la scorsa Legge di Stabilità partendo dai pensionati con più di 74 anni, si prevede l'aumento della detrazione d'imposta (riconosciuta fino a 55.000 euro) per tutti i pensionati al fine di uniformare la loro no tax area a quella dei lavoratori dipendenti (8.125 euro).

Aumento dei trattamenti pensionistici di importo basso
Si prevede un intervento sulla somma aggiuntiva (la cosiddetta "quattordicesima mensilità") teso sia ad aumentare gli importi corrisposti, sia ad estendere la platea dei beneficiari di circa 1,2 milioni di pensionati.

Cumulo gratuito dei periodi contributivi
Si conviene sull'obiettivo di consentire la possibilità di cumulare senza oneri tutti i contributi previdenziali non coincidenti maturati in gestioni pensionistiche diverse, ivi inclusi i periodi di riscatto della laurea, ai fini sia delle pensioni di vecchiaia sia di quelle anticipate.

Lavoratori precoci
Si concorda sull'obiettivo di favorire le carriere lavorative lunghe e iniziate in età molto giovane dai cosiddetti lavoratori precoci. In particolare, si prevede un intervento diretto a eliminare le penalizzazioni sul trattamento pensionistico in caso di accesso al pensionamento anticipato prima di 62 anni d'età e consentire l'accesso alla pensione con 41 anni di contributi per disoccupati senza ammortizzatori sociali, persone in condizioni di salute che determinano una disabilità e lavoratori occupati in alcune attività particolarmente gravose.
 
Lavori usuranti
Si conviene sull'obiettivo di introdurre nuove e migliori condizioni di accesso al pensionamento per le lavoratrici e i lavoratori occupati in mansioni usuranti ai sensi del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67.
 
Nuova forma di sostegno all'uscita flessibile dal mercato del lavoro – APE
Le lavoratrici e i lavoratori con età anagrafica pari o superiore ai 63 anni e che maturano entro 3 anni e 7 mesi il diritto a una pensione di vecchiaia d'importo (certificato dall'INPS) non inferiore a un certo limite potranno accedere su base volontaria a un nuovo strumento finanziario, denominato Anticipo Pensionistico (APE). L'APE rappresenta un "flusso finanziario ponte" di ammontare commisurato alla pensione di vecchiaia attesa al raggiungimento dei requisiti anagrafici e certificata dall'INPS; flusso erogato fino alla maturazione degli ordinari requisiti pensionistici di età per la pensione di vecchiaia. Particolari agevolazioni  Sono previste per alcune categorie di lavoratori ritenuti in condizioni di maggior bisogno (APE agevolato).
 
Uscite anticipate e flessibilità della previdenza complementare – RITA
Il Governo si impegna a realizzare un cambiamento normativo e fiscale della previdenza complementare per accrescere la flessibilità di utilizzo di tale strumento, al fine di adeguare le prestazioni della previdenza complementare anche alle necessità della gestione flessibile dell'uscita dal mercato del lavoro. Il Governo si impegna anche a definire strumenti di incentivazione fiscale finalizzati ad agevolare l'utilizzo volontario del TFR accantonato presso l'impresa o di contributi aggiuntivi per accedere alle prestazione anticipate di previdenza complementare.
 
 
 
Gli interventi previsti nella seconda fase, quelli su cui prosegue il confronto, riguardano misure particolarmente “delicate” che, come si legge nel verbale dell’incontro di ieri, spaziano dalla riforma del sistema di calcolo contributivo, per renderlo più equo e flessibile, all’adeguatrezza delle pensioni dei giovani lavoratori con redditi bassi e discontinui, fino allo sviluppo del risparmio nella previdenza integrativa.
 
Dalle dichiarazioni delle parti trapela “soddisfazione” per l’intesa, scaturita da uno “spirito costruttivo”. Secondo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti “Per la prima volta, si tenta di dare risposte che tengono conto contemporaneamente delle esigenze dei giovani, dei pensionandi e dei pensionati: esattamente il contrario di quello che si è sempre fatto i passato”. E’ questo l’approccio con cui Manageritalia, da sempre, lavora sull’argomento.
 
Apprezzando la positività di questo messaggio e aspettando che, dopo gli intenti arrivino anche le azioni, continuiamo lungo il percorso intrapreso per fare in modo che le proposte e le istanze della nostra categoria vengano opportunamente tenute in conto nell’attuazione delle riforme.

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