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Manager in tempi di emergenza: Paolo Serventi

Prosegue il format di Manageritalia che interroga alcuni manager associati su come stanno vivendo e gestendo l’emergenza coronavirus.
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Manager in tempi di emergenza: Paolo Serventi

Prosegue il format di Manageritalia che interroga alcuni manager associati su come stanno vivendo e gestendo l’emergenza coronavirus. Paolo Serventi è Human resources director in S.A.O. – Servizi aziendali operativi e presidente della Cooperativa sociale Siamo. E’ associato a Manageritalia Toscana e ci racconta la sua esperienza.

 Come avete affrontato nell’immediato l’emergenza Coronavirus in S.A.O.?
«Operando nel settore dei servizi front e back office abbiamo agito in un duplice modo: per le attività di front-office, laddove ancora previste dai nostri clienti facenti parte dei servizi essenziali o della continuità delle filiere come da Dpcm, abbiamo fornito, in collaborazione con gli stessi, tutti i dpi previsti dalle disposizioni di legge e operato le attività di sanificazione richieste; per le attività di back office abbiamo agevolato lo smart working in tutte le sue forme».

In quest’emergenza l’oggetto del vostro operare, ovvero il facility management, con le aziende chiuse, viene in parte a mancare?
«Sicuramente abbiamo avuto una contrazione delle nostre attività. La situazione è ancora tuttavia sufficientemente gestibile facendo leva sulla polivalenza e sulle conoscenze professionali del nostro personale. Quello che maggiormente addensa nubi all’orizzonte è il perdurare della situazione critica attuale che non dà garanzie su date presunte di completa ripresa sociale ed economica».

Cosa avete fatto per garantire salute e sicurezza a personale, clienti e partner?
«Quello che da subito abbiamo ritenuto importante è stato aprire un canale diretto, attraverso la nostra responsabile Hse – Rspp, con i medici competenti e con i gli Hse leader dei nostri clienti al fine di instaurare un tavolo virtuale, ma costante, di scambio professionale di conoscenze per evitare o contenere al massimo il pericolo di contagi».

Quindi in che modo state lavorando?
«La nostra medicina a questa grave epidemia è quella di impegnarsi maggiormente nello stare al fianco dei nostri clienti, continuando a prestare la nostra attività di partner, seppur in taluni casi evidentemente ridimensionata, certi che l’impegno di oggi, oltre a motivarci nella quotidianità, sia un buon punto di ri-partenza che verrà riconosciuto nelle sedi e al momento opportuno. Per fare ciò, abbiamo deciso di focalizzare la nostra attuale strategia sul consolidamento del parco clienti esistente, rimandando al prossimo futuro progetti di acquisizione di nuove commesse di lavoro».

Qual è il ruolo di un manager in questi frangenti?
«Il manager rappresenta un punto di riferimento in azienda e soprattutto nei momenti difficili la sua figura assume un ruolo rilevante, prioritario, da punto di contatto fra la quotidianità e la visione strategica. Deve avere ottime doti di comunicazione e coinvolgimento, deve far sentire tutte le persone parte di un unico progetto mirato al successo comune. A me piace dire che in questi frangenti dobbiamo guidare l’incertezza mostrando mente fredda e cuore caldo: razionalmente vanno prese le decisioni più appropriate con le poche informazioni che spesso abbiamo o che cambiano velocemente (mente fredda), il tutto non trascurando affatto il valore prioritario di ogni azienda, ossia il capitale umano (cuore caldo). Questo è da sempre il mio credo lavorativo, dettato sia dalle caratteristiche personali che dal ruolo che ricopro».

Nonostante la difficoltà dell’emergenza in atto, riesce a vedere opportunità da cogliere per il vostro business in ottica futura?
«Le opportunità ci sono sempre, sono intorno a noi, in ogni momento. Questa situazione ci aiuterà tutti quanti a uscirne, sperabilmente in tempi veloci, più forti sia professionalmente che personalmente. Avremo acquisito o ri-acquisito valori importanti, spesso offuscati dall’intensità della quotidianità che ci aveva sopraffatto. Riscoprire le nostre caratteristiche come popolo storicamente forte quale siamo ridarà nuova linfa, idee ed energia al Paese e a quel punto, se saremo bravi a convogliare le forze, tutti insieme, saremo pronti a scrivere un nuovo e interessante capitolo economico italiano».

E per altri business?
«Vale quanto sopra detto, è il momento di mettere a frutto ciò che, purtroppo e in maniera dolorosa, forzatamente stiamo imparando da questa tragica vicenda. Curiosità, ingegno, creatività e coraggio saranno le peculiarità indispensabili, supportate dalla tecnologia digitale, per dar vita a un nuovo rinascimento industriale che dovrà rispondere alle prossime esigenze che il Paese necessariamente avrà. Determinante sarà il supporto, in ogni sua forma, da parte del Governo e dello Stato».

Cosa chiedono le aziende del suo settore al Governo?
«Il settore del cosiddetto terziario, di cui facciamo parte, oggi rappresenta una fetta importante e crescente dei valori economici e finanziari del Paese. Il nostro desiderio è che si possa essere ascoltati nelle sedi istituzionali opportune con la stessa attenzione che viene data agli altri settori al fine di stabilire regole contrattuali e operative comuni per la categoria».

Che ruolo hanno in questo momento le associazioni di categoria?
«Le associazioni sono dei punti focali che si frappongono fra quotidianità operativa e costante stato di aggiornamento sulle nuove disposizioni. Il loro supporto in termini di conoscenza e facilitazione risulta importante per ridurre i rischi di poca chiarezza o non comprensione di tutte le molteplici normative che vengono redatte in questo intenso periodo».

In particolare come manager cosa si aspetta da Manageritalia?
«Manageritalia, operando col proprio riconosciuto metodo di coinvolgimento e vicinanza ai manager, può risultare un differenziatore essenziale nell’aiutare le figure professionali associate, sia in questo momento delicato, ma soprattutto nel momento della ripresa post epidemia interpretando la luce del faro a cui far riferimento in un mare che si prospetterà tempestoso».

Arriverà il momento di ricostruire: da dove ripartiremo e come?
«La mia personale ricetta è: semplificare, de-burocratizzare, agevolare, investire e sostenere. Il tutto generalizzato al Governo, alle aziende pubbliche e private e agli imprenditori. Il mondo ci cambia davanti agli occhi ogni istante, dobbiamo essere capaci di adattarci al cambiamento velocemente, poiché non esistono più certezze, esiste solo l’esigenza di essere sempre più un partner affidabile e propositivo per i clienti, intesi nella completa accezione del termine».

Intanto cosa si può fare per prepararci al meglio e limitare i danni?
«Strano a dirsi, soprattutto poiché come conseguenza di una così grande disgrazia, ma abbiamo l’obbligo di usare questo inatteso tempo per riflettere e prepararci al domani. Non potremo più usare la “falsa scusa” della mancanza del tempo per giustificare l’immobilismo decisionale tipico spesso del piccolo e medio tessuto economico di cui è ricco il nostro Paese. Quando ripartiremo, e ripartiremo, sperabilmente tutti uniti insieme se avremo capito la lezione, non ci sarà più troppo spazio per l’attesa, dovremo correre e pure veloci».

L’Italia riuscirà a sfruttare gli investimenti per la ripresa per colmare il gap che ha in termini di trasformazione digitale con i principali competitor?
«L’Italia è un Paese con un potenziale unico, capacità uniche e risorse uniche. Il tutto va messo a frutto. Vanno accantonate le “guerre di cortile” e i pregiudizi storici e politici, è l’ora di svoltare, di guardare dietro l’angolo. Il futuro ce lo disegneremo da soli, sarà una scelta nostra, non di altri. Dovremo aiutare e farci aiutare, ma senza mai perdere la nostra identità. Il digitale nel terzo millennio è un must, se ancora siamo indietro è solo perché abbiamo “scelto” di esserlo». 



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