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Manager in tempi di emergenza: Daniela Paliotta

Prosegue il format di Manageritalia che interroga alcuni manager associati su come stanno vivendo e gestendo l’emergenza coronavirus.
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Manager in tempi di emergenza: Daniela Paliotta

Prosegue il format di Manageritalia che interroga alcuni manager associati su come stanno vivendo e gestendo l’emergenza coronavirus. Daniela Paliotta è Head of HR in Mercedes-Benz Italia e associata Manageritalia Lazio, Abruzzo, Molise, Sardegna e Umbria: ci racconta la sua esperienza.

Come avete affrontato nell’immediato l’emergenza coronavirus in Mercedes Benz e cosa avete fatto per garantire salute e sicurezza di dipendenti e clienti?
«Abbiamo prontamente definito un comitato di Emergenza Covid-19, formato dal top management, i delegati alla sicurezza delle varie sedi, la Rspp e il medico competente. Il comitato ha stabilito una linea di pronta reazione, mettendo in campo misure di prevenzione e sicurezza di livello superiore, anche rispetto a quanto stabilito dai vari decreti: dall’assicurare il distanziamento sociale negli spazi comuni, fino all’adozione anticipata dello smart working per tutti i dipendenti».

Quali sono stati i rapporti e le direttive della casa madre tedesca? Hanno capito subito la gravità della situazione?
«Il nostro Headquarter si è immediatamente attivato attraverso un crisis management team centrale con cui siamo costantemente allineati, che ha seguito con particolare attenzione, fin dalle prime fasi, la gestione dell’emergenza da parte del nostro mercato. Avremmo fatto volentieri a meno di rappresentare una best practice in una situazione così critica, ma una squadra si distingue anche per la sua capacità di reazione ai grandi fattori x».

Voi praticavate già smart working: cosa avete implementato in questa fase? 
«Mercedes-Benz Italia ha introdotto lo smart working circa un anno e mezzo fa, facendo da front runner per le altre aziende del gruppo in questa importante rivoluzione organizzativa, che si è sviluppata quasi in contemporanea con l’eliminazione della timbratura, introducendo una nuova cultura del lavoro agile. L’essere pronti sia culturalmente che dal punto di vista tecnologico, ci ha permesso di reagire tempestivamente all’emergenza, e tutti i nostri dipendenti - fatta eccezione per i colleghi del Centro logistico europeo di Capena, il nostro magazzino ricambi - sono stati in grado di lavorare da remoto già dal 10 marzo, adottando da subito un’importante misura di prevenzione del contagio». 

Che difficoltà e che opportunità state affrontando praticando lo smart working per quasi tutti i dipendenti in contemporanea?
«La difficoltà è legata soprattutto all’abitudine di condivisione di spazi fisici, nei momenti formali delle riunioni e anche in quelli informali di scambio che abbiamo da sempre incoraggiato (il bar aziendale, le lounge areas ecc). Ma abbiamo imparato che anche a distanza si può condividere efficacemente. Personalmente con il mio team ho lanciato l’idea del caffè digitale: un momento informale in cui si sdrammatizza sui vincoli e sulle opportunità di questo smart working in cui viene a mancare l’elemento caratterizzante della volontarietà. Questo è un momento di svolta dal quale difficilmente si tornerà indietro, nel senso di rottura di tabù di organizzazione del lavoro e di paradigmi lavorativi. Le aziende sono necessariamente più fluide, i meccanismi decisionali più rapidi».

Qual è il ruolo di un manager in questi frangenti e come sono mutate le priorità?
«Il ruolo del manager è quello di agevolare i meccanismi decisionali, che devono essere il più possibile snelli, veloci e reattivi. Ma il ruolo del manager oggi è soprattutto quello di motivare il proprio team, in un momento di grande incertezza e di rivoluzione della routine lavorativa».

Avete preso provvedimenti per il personale come utilizzo delle ferie o cassa integrazione?
«Abbiamo adottato misure progressive, agevolando prima l’accesso alle ferie e poi aderendo alla Cassa Integrazione in deroga Covid-19 per un periodo contenuto in 21 giorni, con l’augurio e la speranza di uscire presto da questa complessa situazione che coinvolge non soltanto la nostra azienda, ma anche i nostri partner sul territorio».

Se la situazione non si sblocca come pensate di gestire l’immediato e il futuro? 
«Per il momento non è ancora possibile valutare il reale impatto di questa emergenza globale e, di conseguenza, dare previsioni. Oggi la priorità è quella di fare tutto il possibile per ridurre la diffusione del contagio e salvaguardare le nostre persone. Allo stesso tempo è essenziale assicurare il proseguimento di attività strategiche per essere pronti quando l’emergenza sarà finalmente rientrata e potremo di riprendere la piena operatività».

Nonostante la difficoltà dell’emergenza in atto, riesce a vedere opportunità da cogliere per il vostro business in ottica futura?
«In questo scenario, estremamente complesso quanto inedito, è difficile parlare di opportunità. Un dato significativo arriva però dal nostro showroom online che, a seguito delle forti limitazioni legate al coronavirus, ci ha fornito un’importante indicatore delle sue potenzialità. Nel mese di marzo, infatti, le visite sono cresciute del 100% rispetto ai primi due mesi del 2020, dimostrando l’efficacia di questo strumento, nato per integrarsi perfettamente con la rete fisica sul territorio». 

Cosa chiedono le aziende del vostro settore e le associazioni di categoria al Governo?
«Il comparto automotive contribuisce al 10% del Pil del Paese e genera un gettito fiscale di circa 80 miliardi di euro annui. Le richieste da parte del settore e delle associazioni di categoria sono comuni e condivise. Prima di tutto misure di sostegno finanziario per proteggere la liquidità dei concessionari, allo stesso tempo viene richiamata l’attenzione sulla necessità di interventi di modifica al cosiddetto ecobonus, con l’obiettivo di allargare la platea dei veicoli incentivabili a sostegno della domanda e dell’offerta e di misure di riallineamento fiscale agli standard degli altri Paesi UE sui veicoli aziendali nuovi, allo scopo di rilanciare il settore recuperando il campo perduto in termini di competitività».

In particolare come manager cosa si aspetta da Manageritalia?
«Un dialogo costante che sappia cogliere proattivamente le esigenze delle aziende e dei suoi dirigenti con interventi tempestivi e mirati, che sappia creare alleanze utili a una autorevole ed efficace azione di lobbying presso le istituzioni».

Arriverà il momento di ricostruire: da dove ripartiremo e come?
«Ripartiremo tutti dalla grande voglia di rivincita, in particolare, in Mercedes-Benz Italia, dal forte senso di appartenenza a squadra fatta di grandi professionisti, ma soprattutto di grandi persone che dalla nostra azienda si estende su tutto il territorio attraverso la nostra rete di concessionarie».


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