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Manager in tempi di emergenza: Renzo Libenzi

Prosegue il format di Manageritalia che interroga alcuni manager associati su come stanno vivendo e gestendo l’emergenza coronavirus.
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Manager in tempi di emergenza: Renzo Libenzi

Prosegue il format di Manageritalia che interroga alcuni manager associati su come stanno vivendo e gestendo l’emergenza coronavirus. Renzo Libenzi è General manager in Loccioni e associato Manageritalia Marche: ci racconta la sua esperienza.

Come avete affrontato nell’immediato l’emergenza coronavirus in Loccioni?
«Nell’immediato il focus è stato sui collaboratori per garantire massima sicurezza e sull’organizzazione del lavoro. Abbiamo scelto la linea guida di massima cautela quasi azzerando la presenza nelle sedi che abbiamo nelle Marche. Allo stesso tempo le cinque società commerciali che abbiamo in Usa, Germania, Cina, India e Giappone hanno consentito di mantenere inalterato il rapporto con il cliente». 

In quest’emergenza un prodotto e un servizio ad alto valore aggiunto come il vostro come se la cava?
«Molto bene, perché noi forniamo ai nostri clienti, che sono dei leader mondiali (Mercedes Benz, Bosch…) sistemi di misura, che vanno nei loro processi di innovazione tecnologica. Abbiamo in casa gli ordini per tutta la produzione del 2020 e in questo momento stiamo acquisendo ordini con consegne 2021, perché i clienti player mondiali investono adesso per essere pronti con innovazioni una volta superata la crisi». 

Cosa avete fatto per garantire salute e sicurezza al personale, fornitori e clienti?
«Abbiamo quasi azzerato le attività in sede. La Loccioni è un’impresa della conoscenza con 400 collaboratori prevalentemente laureati con età media di 33 anni. Il lavoratore della conoscenza è abituato a lavorare per progetti e per obiettivi, quindi si sono tutti riorganizzati con diverse modalità di lavoro. Inoltre fornendo sistemi che necessitano di circa 10 mesi per la relativa realizzazione, il compito principale è stato di tenere alta la comunicazione con i clienti globali e la filiera produttiva localizzata tra le Marche e l’Umbria». 

Quindi come state lavorando? 
«Dal punto di vista commerciale l’ultimo mese è stato particolarmente positivo, grazie alle sedi internazionali. Abbiamo ricevuto ordini dalla Mercedes Cina per il collaudo di batterie per auto elettriche, dalla Bosch Germania e da Psa Francia sempre per le innovazioni legate all’elettrificazione dell’auto, da diversi ospedali per il nostro Sistema Apoteca per la preparazione dei farmaci chemioterapici. Il successo commerciale deriva dall’essersi posizionati su attività di nicchia per clienti leader mondiali che hanno una visione globale e continuano, soprattutto in questi tempi, a pensare alle innovazioni da fare per essere pronti per la ripartenza. La prossimità al cliente fa poi la differenza in questi momenti. Essere presenti, vicino ai clienti internazionali con tecnici autonomi per le fasi di installazione e assistenza rende tutto più semplice quando ci sono restrizioni a viaggiare».

Il vostro è un prodotto/servizio volto all’innovazione, alla sostenibilità, valori e fattori sui quali si dovrà puntare ancor più nella ripresa…
«Loccioni ha come senso alto del proprio modello di business “Per il benessere della persona e del pianeta”. Questa visione ha portato tutta una serie di innovazioni nel campo della misura in diversi mercati: ambientale, energetico, dei trasporti, farmaceutico, ospedaliero. Le ultime startup sono una società per la misura del suolo e del sottosuolo e una casa editrice, Desiderio, per dare un contributo a livello di cultura d’impresa». 

Qual è il ruolo di un manager in questi frangenti? 
«Il ruolo principale è tenere collegati tutti gli attori fondamentali: collaboratori in primis, clienti, fornitori e partner finanziari. Massima comunicazione, massimo coinvolgimento e massima trasparenza. In questi periodi di crisi, se i fondamentali e i valori sono buoni le persone tendono a essere ancora più contributive e a valore. Un progetto specifico è stato quello di intensificare il servizio di pagamento anticipato ai fornitori partner che ne fanno richiesta. Comunque, dato che il business lo fanno le persone, questo periodo è un ulteriore conferma che l’attenzione alla persona e al lavoro sono fondamentali per una maggior resilienza di ogni impresa».

Nonostante la difficoltà dell’emergenza in atto, riesce a vedere opportunità da cogliere per il vostro business in ottica futura?
«Ci sono dei trend in atto che porteranno a grandi opportunità. In primis l’elettrificazione e la digitalizzazione. Trasversalmente la sicurezza genererà grandi opportunità. Basti pensare all’evoluzione delle tecnologie per la guida autonoma, alla sicurezza in campo aeronautico e ferroviario, alle infrastrutture che necessitano di forti manutenzioni, all’evoluzione della telemedicina, al farmaco personalizzato. Ogni cosa dovrà essere misurata per il benessere di tutti».

E per altri business?
«Oltre i campi citati, ci saranno delle belle intersezioni tra un settore e l’altro. Faccio un esempio concreto. Stiamo lavorando molto sulla seconda vita delle batterie per auto elettriche. Mettiamo in dialogo due nostre tipologie di clienti: i produttori di auto che iniziano ad avere il ritorno delle batterie delle auto elettriche e i principali player energetici per ricreare container di batterie che possono essere riutilizzate. Abbiamo spedito da poco un container in Africa per dare energia in uno specifico territorio. In una logica di economia circolare è perfetto e a valore per ogni attore».

Cosa chiedono le società del vostro settore al Governo?
«La Loccioni, lavorando quasi esclusivamente su mercati internazionali e con una posizione finanziaria positiva, non ha particolari necessità. Cerchiamo di dare questa tranquillità anche a tutto il nostro indotto locale, che ha l’opportunità di lavorare con noi su sistemi per clienti internazionali. Completamente diverso il discorso per tante piccole e medie imprese generalmente sottocapitalizzate e indebitate che devono trovare un supporto a livello di garanzia finanziaria per superare un bilancio 2020 che si prevede drammatico. In questo momento il supporto a livello di garanzie finanziarie è il più prezioso. Spetta poi a ogni impresa l’onere di andarsi a trovare il mercato».

Che ruolo hanno in questo momento le associazioni di categoria?

«Hanno fatto un’ottima assistenza soprattutto per la parte di sicurezza e supporto alla gestione dei collaboratori. Chi si trova a fornire la gestione corrente di un processo produttivo del cliente chiaramente si è dovuto bloccare, perché si è bloccato improvvisamente il cliente. Noi, come detto, lavorando sulla gestione dell’innovazione del cliente, abbiamo bisogno di assumere continuamente neodiplomati e neolaureati e di conseguenza non abbiamo avuto bisogno della cassa integrazione».

In particolare come manager cosa si aspetta da Manageritalia?
«Di tenere alta la visione che ha sempre contraddistinto la nostra associazione. Di avere come al solito la capacità e la flessibilità di progettare nuovi servizi a supporto di chi si trova in difficoltà».

Ci sarà da ricostruire, quando sarà ora. Da dove ripartiremo e come?
«Il futuro è oggi! Dato che siamo in una fase di minor operatività c’è più possibilità di progettare il proprio futuro. Noi abbiamo creato un gruppo di lavoro interdisciplinare composto da circa 20 personaggi amici. L’obiettivo è elencare tutte le cose che stiamo imparando da questo momento e che possiamo mettere a metodo anche nel futuro. Stiamo collaborando con le università locali e alcuni sindaci per un progetto di rivitalizzazione territoriale della Valle di San Clemente. Abbiamo selezionato un gruppo di studenti universitari che hanno fatto un percorso formativo da operatori di comunità. La consapevolezza è che la sfida sarà tra territori. L’impresa ha bisogno di un territorio come i territori hanno bisogno delle imprese. Creare lavoro come imperativo per tutti!».

Intanto cosa si può fare per prepararci al meglio e limitare i danni?
«Coinvolgimento collaboratori, coinvolgimento clienti, coinvolgimento fornitori e coinvolgimento partner finanziari. Approccio positivo. Progettare fin da subito il lungo periodo e il breve periodo. Nel breve simulare il conto economico e soprattutto lo stato patrimoniale a fine esercizio 2020 e coinvolgere in modo propositivo e trasparente tutti i partner. Vivere l’impresa come un bene sociale e un bene comune di cui tutti devono prendersi cura. Alimentare in ogni momento questo tipo di humus fa la differenza!».

L’Italia riuscirà a sfruttare gli investimenti per la ripresa per colmare il gap che ha in termini di trasformazione digitale con i principali competitor?
«Si è dimostrato in poche settimane che di fronte al problema ognuno esce dalla propria area di comfort. E’ stata una grande palestra digitale per tutti a partire dalle scuole, dai professori che si sono messi in gioco e dagli studenti che sono naturalmente molto più vicini a queste nuove modalità. Ulteriori investimenti nella digitalizzazione e elettrificazione sono fondamentali. Sono sicuro che l’Italia continuerà ad avere una grande attrattività grazie alla dedizione diffusa al lavoro e alla capacità nei periodi difficili di dare il massimo. Grazie proprio alle nostre caratteristiche!».

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