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Manager in tempi di emergenza: Lorenza Lain

Prosegue il format di Manageritalia che interroga alcuni manager associati su come stanno vivendo e gestendo l’emergenza coronavirus.
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Manager in tempi di emergenza: Lorenza Lain

Prosegue il format di Manageritalia che interroga alcuni manager associati su come stanno vivendo e gestendo l’emergenza coronavirus. Lorenza Lain è general manager Ca' Sagredo Hotel e consigliera Ava - Associazione veneziana albergatori, nonché associata Manageritalia Veneto e ci racconta la sua esperienza. 

Come avete affrontato nell’immediato l’emergenza Coronavirus nel suo albergo e più in generale negli alberghi a Venezia?
«Gli alberghi hanno innanzitutto messo in sicurezza personale e clienti (già dispositivi in uso dai primi di febbraio) e le strutture (secondo le indicazioni dell’Ava - Associazione veneziana albergatori). Hanno contestualmente assistito gli ospiti presenti nelle strutture per il rientro in patria».

Da quando siete chiusi?
«Ca’ Sagredo è chiusa dal 16 marzo e fino al 3 aprile. Il personale è a casa in ferie/fis tranne le persone addette al servizio vigilanza e guardiania. L’hotel Ca’ Sagredo infatti è monumento nazionale, un palazzo storico con all’interno opere d’arte e beni che vanno custoditi. Il personale addetto alle prenotazioni e al marketing e vendite lavora in smart working dando piena assistenza ai clienti».

Tutto fermo? Che ipotesi fate per la ripresa?

«Il turismo è fermo, ma noi stiamo lavorando per la ripresa che avrà varie fasi: fine dell’emergenza e riapertura dell’hotel con procedure per la messa in sicurezza dal punto di vista fisico e sanitario. Apertura al pubblico, pur con personale inizialmente ridotto, per i clienti locali e poi, si presume, dopo un mese circa per ospitare in prevalenza italiani e a seguire europei (tenuto conto delle varie situazioni dei singoli paesi). Per il mercato extra europeo si devono aspettare l’evoluzione dell’emergenza (gli Stati Uniti sono il mercato principale per la città di Venezia e in particolare per la fascia lusso) e le azioni intraprese a livello governativo, oltre che dalle associazioni di categoria e dalle regioni, sia per la promozione che per gli incentivi alle imprese del settore. Il danno è e sarà grande ma ci riprenderemo come sempre». 

Qual è il ruolo di un manager in questi frangenti? 

«Nel mio caso, nell’immeditato presidiare l’hotel, coordinare il personale che lavora da casa, tenere i contatti con i colleghi e gli operatori. Poi stringere rapporti con possibili clienti futuri, rivedere budget e programma marketing e vendite, cercare di prevedere gli sviluppi del mercato e nuove forme e tipologie di vendita del prodotto a breve termine, consolidare le strategie per il 2021 che sarà l’anno del ritorno a regime».

Se non si sblocca qualcosa nel breve come pensate di gestire l’immediato e il futuro?

«Il turismo come settore si riprenderà per ultimo e a partire dalla clientela locale, ma sarà poi un settore trainante. L’albergo riprenderà le sue funzioni con una occupazione stimata per l’estate del 30% per poi crescere al diminuire delle restrizioni».

Cosa chiedete al Governo?

«In questa fase e nell’immediato futuro aiuti e sostegni concreti come promesso per il settore, per le aziende e per gli addetti. Il sostegno economico deve essere caratterizzato da tempi certi nell’erogazione, per consentire alle aziende di programmare la ripresa all’inizio della seconda fase. Poi una massiccia campagna promozionale a livello internazionale del brand Italia e del turismo in particolare».

Che ruolo hanno in questo momento le associazioni di categoria?

«Un ruolo fondamentale. In particolare per gli hotel di Venezia/Mestre e della riviera del Brenta, l’Ava è il punto di riferimento per procedure, informazioni nazionali e internazionali, aspetti burocratici, comunicazione e azioni di lobbying».

In particolare come manager cosa si aspetta da Manageritalia?

«Un supporto nel fotografare la realtà, certamente difficile, con un’ottica di positività e concretezza, sostegno e guida propositiva dei manager nelle difficili scelte che ci troveremo davanti».

Ci sarà da ricostruire, quando sarà ora. Da dove ripartiremo e come?

«Ripartiremo dalle nostre aziende che sono prodotti riconosciuti a livello mondiale e soprattutto dalla promozione e vendita della nostra destinazione: Venezia».

Nell’emergenza in atto, come spesso succede nelle crisi, ha individuato qualche opportunità per il futuro?

«Economicamente nessuna».

Intanto cosa si può fare per prepararci al meglio e limitare i danni?

«Niente, tranne progettare il futuro, le aziende alberghiere sono ovviamente inermi per la mancanza dell’oggetto della loro attività: la domanda turistica e le possibilità di spostamento».

Com’è Venezia oggi?

«Bella, fragile, ma fortissima e resistente».

A Venezia, ma come ovunque, ci sarà da mettere in campo creatività, competenze e…?

«Partiamo anche avvantaggiati proprio per essere “Venezia”. Come sempre il nostro settore unisce creatività a grandi competenze tecniche. Un settore che, se oggi soffre più degli altri per le evidenti restrizioni fisiche, domani, forte della sua innata flessibilità e  capacità di adeguamento, sicuramente ritornerà e diventerà ancor più un bene irrinunciabile, perché associato al concetto di libertà, anche se immateriale».


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