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Manager in tempi di emergenza: Sergio Capaldo

Prosegue il format di Manageritalia che interroga alcuni manager associati su come stanno vivendo e gestendo l’emergenza coronavirus.
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Manager in tempi di emergenza: Sergio Capaldo

Prosegue il format di Manageritalia che interroga alcuni manager associati su come stanno vivendo e gestendo l’emergenza coronavirus. Sergio Capaldo, associato Manageritalia Campania, è consigliere d'amministrazione di A.Capaldo spa, un’azienda di Avellino che distribuisce e vende al dettaglio ferramenta, utensileria, prodotti per edilizia e idraulica, materiale elettrico e verniciante, accessori per la casa e per il giardinaggio.

Come avete vissuto quest’ultimo mese? Come sono cambiate le cose per la vostra azienda mano mano che l’epidemia e di conseguenza le misure restrittive, in Italia ma anche nel mondo, si intensificavano?
«Vivendo il doppio ruolo di distributore e di dettagliante di articoli di ferramenta, la nostra azienda ha dovuto effettuare delle scelte. Inizialmente volevamo stare aperti e supportare i clienti in un momento difficile vendendo beni per la sanificazione personale e degli ambienti e alcuni dispositivi di protezione individuale. Alla fine ha prevalso il senso di responsabilità nei confronti dei collaboratori, per cui abbiamo deciso di sospendere l’attività fino al 3 aprile».

Come sono cambiate le cose, dal vostro particolare punto di vista, per il settore della moderna distribuzione no food?
«Per tutta la distribuzione no food, i due Dpcm dell’11 e del 22 marzo hanno creato una enorme confusione negli imprenditori. Il settore della ferramenta è stato dichiarato come settore di prima necessità per i cittadini, ma poi è stata decretata la chiusura della filiera a monte!».

Come avete reagito nell’immediato per garantire la sicurezza di dipendenti e clienti?
«Sin dall’inizio abbiamo seguito le indicazioni che l’ISS e il ministero della Salute emanavano di giorno in giorno. Abbiamo sospeso le attività non fondamentali e abbiamo incentivato i nostri agenti a lavorare da casa. Siamo stati in grado di fornire anche mascherine e altri dispositivi di protezione individuale a tutti i nostri collaboratori in azienda. Purtroppo non siamo un’azienda in cui lo smart working può essere utilizzato in maniera importante».

Ora avete preso provvedimenti per il personale come utilizzo di ferie o cassa integrazione?
«Purtroppo, vista la sospensione completa delle attività, ci siamo visti costretti, cosa mai successa nella nostra azienda, ad iniziare la procedura di richiesta della CIG. Per noi si tratta di quella in deroga, per cui saranno smaltiti preliminarmente i permessi e le ferie».

Tutto il vostro settore, così come molti altri di distribuzione no food, è praticamente fermo: che ipotesi avete per la ripresa?
«In realtà alcuni nostri clienti al dettaglio possono rimanere, come in effetti sono, aperti: non vorrei essere pessimista, ma per molti la ripresa sarà molto complicata. La crisi, ancor prima che economica, è di natura finanziaria: bisogna vedere se e in quale misura istituti di credito e Stato daranno una mano alle aziende».

Qual è il ruolo di un manager in questi frangenti? Come sono mutate le priorità?
«Le difficoltà da affrontare sono varie: deve essere il consulente della direzione/proprietà; deve parlare con i propri collaboratori cercando di far capire la vera situazione in cui versa l’azienda; deve avere le idee giuste per affrontare la ripartenza, soprattutto se dovesse avvenire con un picco iniziale».

Nonostante la difficoltà dell’emergenza in atto riesce a vedere opportunità da cogliere per il vostro business in ottica futura?
«Come azienda abbiamo delle possibilità per ripartire prima dei nostri concorrenti, ma la realtà è che questa nuova condizione che stiamo vivendo potrebbe cambiare in maniera radicale le abitudini di acquisto dei consumatori: è una grossa incognita».

E per altri business?
«Ritengo che questa emergenza non risparmi nessuno. Anzi, dimostra quanto l’economia dei vari mercati/settori sia interconnessa e quindi sarà difficile per tutti capire quale sarà lo scenario di mercato alla ripartenza».

Cosa chiedono le aziende del vostro settore al Governo?
«Nel brevissimo periodo abbiamo chiesto chiarezza sul decreto del 22 marzo: come si può interrompere la filiera degli approvvigionamenti per qualcosa che il Governo stesso aveva indicato come indispensabile? Nel breve, chiediamo certezza su ammortizzatori sociali e dilazioni di pagamento. Ripeto: la partita si gioca molto sull’equilibrio finanziario delle imprese».

Che ruolo hanno le Associazioni di categoria in questo momento?
«Stanno cercando di fare pressioni sul Governo affinché dia risposte veloci e coerenti, ma il risultato, al momento, non sembra essere molto soddisfacente».

In particolare come manager cosa si aspetta da Manageritalia?
«Un supporto per aprire un dialogo con le istituzioni: il problema più importante sarà legato al personale e, come detto prima, all’accesso al credito. Poter parlare con Inps e sindacati da un lato e banche e Agenzia delle entrate dall’altro, sarà il primo passo per pianificare la ripartenza per molte piccole e medie aziende. Deve inoltre continuare ad allargare la rete tra noi manager».

Arriverà il momento di ricostruire: da dove ripartiremo e come?
«Ribadisco la mia visione racchiusa in due punti cardine: la certezza su ammortizzatori sociali e aiuti alle piccole attività che avranno perso gran parte del loro reddito; il delicato equilibrio finanziario delle aziende. Se i consumatori potranno far ripartire la spesa privata allora le aziende potranno programmare il futuro con una visione più ottimistica».

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