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Manager in tempi di emergenza: Walter Bucelli

Prosegue il format di Manageritalia che interroga alcuni manager associati su come stanno vivendo e gestendo l’emergenza coronavirus.
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Manager in tempi di emergenza: Walter Bucelli

Prosegue il format di Manageritalia che interroga alcuni manager associati su come stanno vivendo e gestendo l’emergenza coronavirus. Walter Bucelli, direttore generale di Enegan spa e associato Manageritalia Toscana, ci racconta la sua esperienza.

Come avete affrontato nell’immediato l’emergenza coronavirus in Enegan?
«Abbiamo subito attivato un comitato direttivo in seduta permanente per l’analisi delle misure di adeguamento ai vari decreti e ordinanze e per l’elaborazione delle misure economiche e finanziarie più idonee a superare l’attuale situazione di crisi; inoltre abbiamo istituito un’unità di risk management per l’adozione delle misure sanitarie e informative verso dipendenti e collaboratori. Abbiamo adottato lo smart working con i dipendenti e garantito la qualità e la continuità dei servizi ai nostri clienti».

In quest’emergenza un servizio come il vostro è diventato ancora più importante.
«Sicuramente siamo un servizio di pubblica utilità e siamo nell’ambito delle attività essenziali anche secondo il Dpcm del 22 marzo. Abbiamo il dovere di seguire i clienti per attenuare le loro difficoltà in questo momento e abbiamo sempre garantito il pieno servizio anche attraverso la fitta rete di consulenti a cui siamo e saremo vicini ogni giorno».

Cosa avete fatto per garantire salute e sicurezza a personale, clienti e partner?
«Abbiamo tempestivamente posto in “lavoro agile” il 95% del nostro personale, circa 240 persone e anche per i collaboratori abbiamo usato il servizio di videoconferenza. Per i lavoratori di presidio nelle sedi, già da anni avevamo in azienda postazioni di igienizzante e la distanza interpersonale di almeno un metro era comunque garantita. Oltre a questo abbiamo diffuso i protocolli di sicurezza anche attraverso il canale intranet e abbiamo dotato i colleghi di dispositivi di protezione individuale. Per clienti e partner siamo sempre rimasti al 100% dell’efficienza attraverso numeri verdi, portali dedicati, email e sito internet, senza accesso diretto alle nostre sedi».

State dunque lavorando anche più del solito?
«Molto più del solito, direi. Le complessità da gestire si sono moltiplicate e anche il tempestivo adeguamento ai mutati e imprevedibili scenari impone una particolare reattività e lucidità. Inoltre, nel settore dell’energia e del gas, rispetto alle misure di sostegno a favore di persone fisiche e pmi, non abbiamo alcun supporto e dobbiamo da soli rispettare gli impegni sulla filiera a monte, garantendo anche il sostegno a valle per i nostri clienti. Questo fatto impone una spasmodica attenzione a ogni aspetto di natura economica e finanziaria, quindi ogni informazione viene gestita ed elaborata in tempo reale per tradursi in azione».

Una spinta positiva da un business spesso sotto i riflettori che unisce old (consegna fisica) e new economy (ordini e pagamenti tramite app)?
«Il nostro modello di business si è prontamente adeguato alla sfida cercando soluzioni innovative per la firma a distanza dei contratti che abbiamo reso editabili e firmabili anche attraverso Otp. Per il pagamento delle bollette abbiamo i canali web e la nostra particolare app “Solomia” che da qualsiasi device consente al nostro cliente di avere un quadro personalizzato, aggiornato e completo sulla sua fornitura. Abbiamo aperto il canale Youtube Enegan a dei videomessaggi giornalieri con l’hashtag #IoRestoConEnegan per essere vicini a tutti i nostri clienti, partner e collaboratori».

Qual è il ruolo di un manager in questi frangenti? 
«Determinante per gestire la complessa macchina organizzativa aziendale, trasmettendo senso di sicurezza e controllo nei confronti dei colleghi, dei clienti e degli stakeholders esterni. Il mio ruolo come direttore generale è centrale in Enegan: ho istituito e governato la nostra unità di risk management, garantendo sempre anche la presenza e il supporto ai colleghi. Sono un punto di riferimento per tutti e questo viene apprezzato in un contesto di grande incertezza e paura sia per gli aspetti sanitari che per gli effetti economici. Inoltre bisogna guardare al futuro in maniera positiva e le strategie che stiamo adottando sono frutto del costante lavoro del comitato direttivo… non nascono nei prati!».

Nonostante la difficoltà dell’emergenza in atto riesce a vedere opportunità da cogliere per il vostro business in ottica futura?
«Sicuramente occorre trarre da qualsiasi esperienza i giusti insegnamenti e anche questa emergenza ci sta fornendo spunti per ripartire più forti di prima. L’esperienza diffusa dello smart working sta fornendo spunti positivi. La capacità dell’organizzazione di rispondere in maniera immediata ed efficiente ha confermato che le nostre recenti scelte gestionali sono valide e da perseguire. Il riposizionamento sul versante degli investimenti e dei costi ha consentito di evidenziare in maniera più nitida le aree “core” rispetto a quelle con minore redditività».

E per altri business?
«Ci sono business che si stanno velocemente sviluppando e potranno continuare a farlo, altri che sono legati strettamente a questa emergenza e rischiano di rimanere effimeri. I settori della ricerca, della sanità, della tutela dell’ambiente sicuramente avranno in futuro maggiore attenzione e saranno oggetto di investimenti sempre più importanti sia da parte del settore pubblico che da quello privato. Tutto il mondo dei servizi che gravita intorno a questi settori avrà un significativo sviluppo».

Cosa chiedono le aziende del vostro settore al Governo?
«Le persone non sanno che oltre il 70% delle bollette è costituito da “oneri passanti”, ovvero accise, oneri di trasporto e vettoriamento, iva. Noi dobbiamo garantire e pagare anticipatamente questi oneri anche se il nostro cliente non ci paga o ci chiede una dilazione. Se lo Stato o le autorità di settore non interverranno, il settore non sarà in grado di sostenere l’emergenza, con rischi di grave pregiudizio anche per imprese e consumatori. Occorre quindi che le misure di immissione di liquidità nel sistema economico arrivino alle imprese del settore ed è necessaria una modifica normativa straordinaria per la disciplina del sistema delle garanzie e della qualità dei rating».

Che ruolo hanno in questo momento le associazioni di categoria?
«Un ruolo decisivo nel mettere a sintesi, nei confronti del Governo e delle autorità, le diverse istanze e sfaccettature di un sistema economico molto variegato. Siamo consci che il momento è particolarmente complesso anche per i decisori pubblici, quindi le associazioni di categoria possono aiutare a semplificare e focalizzare le necessità del mondo delle imprese e dei lavoratori».

Come manager cosa si aspetta da Manageritalia?
«In questo momento Manageritalia deve intervenire con il Governo per garantire tutto il supporto economico a favore dei colleghi in difficoltà. Nei confronti degli associati deve costituire una bussola di orientamento nel contesto della crisi e potenziare la fruibilità dei corsi di formazione tecnica e strategica, senza dimenticare una speciale attenzione all’istituzione di un servizio di supporto psicologico e di coaching per stare al fianco dei colleghi che si trovano costretti a vivere situazioni, talvolta drammatiche, dovendo prendere scelte che condizionano la vita di persone ed imprese. Il Fasdac dovrà poi potenziare le iniziative di supporto in tema sanitario».

Arriverà il momento di ricostruire: da dove ripartiremo e come?
«Ripartiremo sicuramente, ma solo il fattore tempo potrà dirci come. Tutti abbiamo resettato la nostra scala dei valori e quindi ripartiremo dando la giusta importanza alla sostanza nelle relazioni interpersonali, familiari e professionali. Penso che ripartiremo dalla centralità dell’essere umano. Questo renderà più focalizzate e decise le azioni che le imprese metteranno in atto, grazie alle persone che le metteranno in atto e quindi aumenteranno le probabilità di successo».

Nel frattempo che fare per prepararci e limitare i danni?
«Il mio consiglio in questo momento è di non fermarsi, di lavorare con il pensiero strategico e la visione futura, così da ripartire domani solo in termini di azione: solo l’azione è oggi spesso preclusa dalle norme che, sottolineo, vanno rispettate in maniera convinta. Occorre mantenere un approccio positivo e apprezzare quei dettagli e quelle sfumature che non avevamo potuto apprezzare prima per mancanza di tempo, di lucidità o di consapevolezza. Ne usciremo arricchiti come individui e saremo compensati dalla felicità che proveremo alla fine del tunnel. L’unica certezza è che ogni giorno siamo un giorno più vicini alla fine dell’emergenza e questo è un fatto sicuramente positivo!».

L’Italia riuscirà a sfruttare gli investimenti per la ripresa per colmare il gap che ha in termini di trasformazione digitale con i principali competitor?
«Penso che tutti i Paesi saranno colpiti da questa emergenza e che ciascuno cercherà di fare un passo avanti. L’Italia dovrà fare uno sforzo almeno doppio degli altri per poter riuscire a recuperare il gap, trovando una coesione e una unità di intenti per varare una vera politica industriale e di rilancio del Paese, potenziando e valorizzando adeguatamente il sistema dei servizi e delle infrastrutture. Nell’emergenza il popolo italiano dà sempre il meglio di sé, nella programmazione purtroppo no. Confido, comunque, che questa dura prova fortifichi l’italiano medio e porti a una crescita complessiva del Sistema Paese».


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