Management

Carriera

Al di sopra di ogni sospetto

Un episodio di vita vissuta di un executive professional
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Al di sopra di ogni sospetto

LA NOTTE non era né buia né tempestosa come volevano far credere. Era solo liquida, densa e pungente come una vernice alla nitro. Qua e là era punteggiata di luci e bagliori artificiali; a destra e a manca era attraversata da scie bianche e colorate che, accompagnate da rumori cupi e sinistri, correvano e si consumavano in un amen.
Lo sbirro lo aveva raggiunto e fermato là, sul ciglio della strada. Puntandogli il faro di una torcia lo aveva estorto all’oscurità intimandogli l’alt. Non senza una punta di orgoglio si era subito qualificato mostrandogli il distintivo. «Ti ho preso, finalmente!» gridò lo sceriffo mentre ghignava e sbavava come un segugio col fagiano.
Il fermato, un tipo d’uomo alto, elegante, sui cinquanta ben portati, per nulla intimorito, alzò lo sguardo e fissò lo sbirro in silenzio.
L’aria densa pizzicava le gole e i fiati si condensavano volentieri nella bruma delle piccole ore.
«Sono pronto» disse infine l’uomo con la voce di chi è abituato a parlare in pubblico. «In che cosa posso aiutarla?»
«Devo capire chi è lei…» scandì lo sceriffo separando bene le parole, «fa parte del mio lavoro.»
«Capisco» annuì il fermato facendo sì con la testa, «da dove vuole cominciare?»
«Dall’inizio» decretò lo sbirro. «Voglio conoscere il suo percorso e se ci sono altri, o altre, come lei.» «Beh, il mondo è cambiato» argomentò il sospettato fasciando con le mani un invisibile globo, «e molto rapidamente, per giunta, e, di conseguenza, sono cambiate l’economia, il mercato, il mondo del lavoro…»
«Questo lo so già» si spazientì l’uomo della legge, «e dunque?»
«Vede» riprese l’indiziato disegnando matrici nell’aria, «molti di noi, dopo anni di esperienza sul campo, hanno imparato e sperimentato nuovi modelli e nuove competenze manageriali capaci di ottimizzare, per esempio, le prestazioni di piccole e medie imprese a fronte di un reciproco vantaggio economico.»
«E come?» lo provocò lo sceriffo.
«Proponendoci in modo non esclusivo» chiarì l’altro, «ma creativo e partecipativo, con un occhio orientato al bene comune, all’ambiente, all’innovazione, alla sostenibilità, al benessere collettivo...»
«E lei, cioè, voi» lo incalzò il tutore dell’ordine, «che cosa avete fatto?»
«Ci siamo organizzati» rispose col piglio di chi è solito disporre di uomini e mezzi, «e siamo stati ascoltati da Man…»
«Sì, sì!» lo interruppe bruscamente il poliziotto. «So tutto di loro, conosco bene chi si ostina a proteggervi!»
«Beh. Lei capisce, siamo una bella risorsa, no? e non potevamo buttare all’aria la nostra esperienza, la nostra appartenenza, la nostra… Mai sentito parlare di alte professionalità?»
«Già, alte professionalità…» calcò “alte” con un velo di sarcasmo.
«… Proprio recentemente».
«Ah» reagì lui appena piccato, «ma non vittime, come forse lei insinua, ma protagonisti: uomini e donne che hanno avuto il coraggio di scegliere e che non tornerebbero indietro…»
«E dunque?»
«Ci siamo costruiti una nuova identità» rispose fissandolo negli occhi.
«Ah, è per questo che si fatica a trovarvi…» ironizzò il poliziotto.
«Eh, dovevamo cominciare tutto da capo, non solo coniare un nuovo nome che esaltasse l’esperienza e la specificità… dovevamo gettare le basi etiche, le regole associative, mantenere vive la nostra formazione e le nostre esperienze da certificare, la condivisione dei nostri saperi… insomma, abbiamo fatto passi da gigante, sa? E intanto abbiamo creduto bene di battezzarci Executive professional, Ep. Le piace?»
«Mah, una roba troppo western per i miei gusti… Ep, boh?» dubitò lo sceriffo lisciandosi i baffi.
«Significa professionisti, capaci di gestire persone, situazioni, soluzioni, progetti a livello dirigenziale sia nel pubblico sia nel privato. Ma liberi» ribadì mantenendo il tono solenne. «Capisce? Liberi e indipendenti!»
«Nessuno è libero, mio caro Ep» chiosò la guardia beffarda scoprendo le manette sotto il cinturone, «chi cerca gente come lei?»
«Come le dicevo» riprendendo le fila del ragionamento, «oggi più che mai ci sono imprese che hanno bisogno di persone esperte, flessibili, creative e preparate, esterni con l’occhio lungo che, all’occorrenza, offrono soluzioni a tempo determinato» ribadì con autorevolezza l’Ep. «Noi ci mettiamo a disposizione per quanto serve e poi riprendiamo il nostro cammino.»
«Si spieghi meglio» lo incitò sporgendo la mascella a mo’ di competizione.
«Lei conosce la storia del vecchio cammelliere arabo?» chiese il professionista lisciandosi la giacca.
«No, ma ci sarà l’Isis di mezzo, vero?» Celiò lo sceriffo.
«Ah ah, certo che no…» si schernì l’Ep mentre l’altro lo esortava a non perdere tempo. «Beh, c’era un cammelliere che, in punto di morte, volle lasciare in eredità ai quattro figli i suoi cammelli. Al primo ne spettavano la metà, al secondo un quarto, al terzo un ottavo e al quarto, e più giovane, un decimo…»
«E fin qui…» scuoteva la testa cercando di indovinare dove volesse arrivare l’Ep. «Continui.»
«Eh. Peccato che i cammelli fossero… Trentanove!» e lasciò che il numero dei cammelli fosse arrivato dopo una bella pausa ad effetto.
«Caspita» fece lo sbirro, «non deve essere stato facile per i ragazzi… e… come hanno fatto?»
«Beh» continuò come se fosse ovvio, «si rivolsero a un saggio che riconobbero un giorno mentre abbeverava il suo cammello alla fonte pubblica. Gli spiegarono la situazione e lui rispose che avrebbe concesso volentieri il proprio cammello per aiutarli.»
«Mmh…» contò sulla punta delle dita l’uomo di legge, «e con quello prestato fanno quaranta cammelli… e così venti al primo, dieci al secondo, cinque al terzo e quattro al più piccolo, già, ma venti più dieci, più cinque, più quattro fa…»
«Trentanove» sottolineò l’Ep senza concedere il trionfo del risultato al poliziotto, «e così il saggio si riprese il suo cammello che non serviva più.»
«E dunque?» si interrogò dubbioso grattandosi la testa sotto il berretto, «vuole forse dire che voi rappresentate quel…»
«Quel cammello…» concluse l’Ep lasciando in sospeso la forma dell’animale con le mani. «Lavoriamo per ciò che serve con tutti i crismi e poi siamo di nuovo pronti.»
«E dunque il saggio rappresenterebbe l’organizzazione che vi protegge e magari i quattro ragazzi il vertice aziendale con un problema?» azzardò lo sceriffo facendo l’occhiolino.
«Ogni interpretazione è legittima, non trova?» ammiccò l’Ep accennando a esperienze inglesi e francesi come la Freelance trade union o la Société de portage.
«E in cambio?» domandò inarcando il sopracciglio destro, «che cosa volete?»
«Vorremmo che quel cammello possa conservare una buona salute, che sia riconosciuto economicamente come elemento portante e risolutore e possa infine godere di ampi e rigogliosi pascoli per la vecchiaia, welfare, in poche parole» concluse tutto d’un fiato l’Ep. «Le sembra impossibile per lei, un uomo che della legalità fa il suo mestiere?»
«Adesso, però, siete dei fuorilegge…» fece lo sceriffo per recuperare un po’ di smalto autoritario.
«Ma non smetteremo di batterci» proclamò l’Ep voltando lo sguardo verso l’astro ormai nascente, «un giorno non troppo lontano la legge sarà dalla nostra parte!» disse infine mostrando alle loro spalle la carica della luce sulla notte.
«Okay, per questa volta la lascio andare» valutò bonariamente lo sbirro, ormai senza più argomenti per trattenerlo. «Vada, vada pure per la sua strada.»
E, a piede libero, l’Ep riprese il suo cammino verso il domani.
«Buona fortuna sceriffo» lo salutò con cortesia voltandosi per un momento, «arrivederci».
Lo sbirro rimase lì, sul ciglio della strada, immobile e disarmato, mentre osservava la sagoma dell’uomo che, assieme a numerose altre, fiera e decisa, a piè libero e sospinto, andava incontro al suo maturo percorso.
La luce del mattino, satura come in una vecchia cibachrome, si era ormai spalmata sul paesaggio come olio su tela e all’uomo della legge non restava alcuna ragione o sospetto che potesse fermare il loro passo.

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