Management

Business

Riprendiamoci il turismo: Danilo Guerrini (Borgo San Felice/Relais & Châteaux)

Le azioni in atto per la ripresa di un settore chiave del nostro Paese. La parola ai manager
Print
Riprendiamoci il turismo: Danilo Guerrini (Borgo San Felice/Relais & Châteaux)

Manageritalia vuole parlare dei vari comparti e territori del turismo italiano con una serie di interviste a manager di aziende e organizzazioni dell'intero settore (alberghi, cultura, leisure, agenzie viaggi ecc.) per cogliere le azioni in atto per la ripresa. Una ripresa che ci vedrà tutti protagonisti, come operatori o come turisti. Intervistiamo oggi Danilo Guerrini, general manager Hotel Borgo San Felice e delegato nazionale Relais & Châteaux.

Quanto ha pesato la crisi in atto sulla sua azienda/organizzazione e in generale sul turismo del suo territorio?
«Lo scoppio della pandemia a marzo 2020 ha per ovvie ragioni bloccato completamente la macchina turistica, creando perdite e danni finanziari senza precedenti a tutto il comparto. Il rammarico è stato ancora più forte alla luce di una stagione, quella 2020, che aveva tutti i presupposti per essere ricordata come una tra le migliori. Il danno peggiore, di cui pochi evidenziano l’entità, è stato l’incremento di persone e relative famiglie che sono rimaste senza lavoro».

Come avete fatto fronte sino ad oggi alla crisi?
«Molti operatori hanno fronteggiato questa situazione con coraggio assoluto ma, soprattutto, con quella che è la caratteristica italiana più forte: lo spirito di iniziativa individuale. La capacità di stringere ulteriormente le relazioni create negli anni precedenti è stata vitale. Relais & Châteaux, come associazione connotata da un forte spirito di famiglia, è stata un supporto essenziale per molti albergatori e ristoratori: le piattaforme digitali ci hanno consentito di quintuplicare le attività a livello di delegazione e su scala internazionale, offrendo occasioni di confronto fondamentali per dare a tutti spirito e forza per proseguire attraverso la tempesta; oggi “grazie” a quello che abbiamo affrontato siamo forti e uniti come non mai».

Oltre le singole aziende l’ecosistema del turismo del suo territorio come ha reagito in questo duro frangente? Si poteva fare meglio e di più?
«È sempre possibile fare meglio e di più, come altresì facile criticare che è incaricato di fare. L’evento che stiamo affrontando è qualcosa che ha sorpreso tutti, a tutti i livelli; invece di recriminare quello che si sarebbe potuto fare, è più costruttivo trarne insegnamento per lavorare meglio per il futuro. Federalberghi, Confindustria e tante altre associazioni hanno fatto il possibile per supportare tutti noi e fornire i migliori contributi al governo. Oggi è tempo di fare tesoro di questa esperienza e lavorare ancora più uniti affinché il turismo assuma il ruolo che merita insieme a tutto il terziario, vero volano del sistema economico del paese».

Quali le prospettive per il prossimo futuro?
«La prosecuzione della campagna vaccinale è fondamentale per favorire una vera ripresa. Il desiderio di tornare a viaggiare è forte, soprattutto in Italia; lo slancio degli ultimi mesi ci fa registrare segnali di ripartenza più veloci del previsto già nella seconda metà dell’anno. Se tutto procede come da programma, nel 2022 avremo un primo boom e nel 2023 potremo parlare di ritorno alla nuova normalità. È fondamentale essere pronti: i cambiamenti repentini di questi mesi ci indicano quanto rapida e repentina possa essere un'eventuale ripresa».

La pandemia e la conseguente crisi hanno innescato dei cambiamenti irreversibili per il settore turismo e quali?
«Alcuni trend sono già visibili, altri emergeranno e dovremo studiarli più attentamente nel corso del 2021. Sicuramente i viaggiatori hanno ricominciato a prestare maggiore attenzione al rispetto delle norme igieniche di base, spesso trascurate. Inoltre, la pandemia ci ha insegnato a portare maggiore rispetto verso noi stessi e gli altri: oggi per esempio capiamo meglio come mai, storicamente, i popoli orientali usavano già le mascherine per viaggiare. Siamo diventati anche più rispettosi nei confronti della natura e attenti ai cambiamenti climatici; le nuove generazioni che viaggeranno cercheranno sempre di più esperienze umane e sostenibili. Un altro forte cambiamento che è già in atto è legato al mondo digitale: gli eventi promozionali e le fiere probabilmente non saranno più come prima, ma manterranno un'impostazione phygital».

Avete in atto di cambiare qualcosa nel modello di business e nelle strategie per cogliere al meglio la ripresa? E come?
«Di fronte alle mutate esigenze dei viaggiatori e alla loro nuova sensibilità, è fisiologico cambiare e adattarsi. Nell’ambito di Relais & Châteaux definiamo questo cambiamento il nuovo umanesimo: una maggiore vicinanza alle esigenze degli ospiti che passa attraverso la riscoperta del territorio e dell’essenza stessa dell’accogliere. Un cambiamento che è in realtà una riscoperta dei valori delle origini, e degli impegni contenuti nel manifesto firmato a Parigi nel 2014 all’Unesco. Ogni dimora, nella sua splendida autonomia organizzativa, fa di queste linee guida una ragione di programmazione. Anche la nostra offerta evolve e proprio in questi giorni abbiamo affermato un nuovo concept di ospitalità: un portfolio di 500 ville in 30 paesi dove il cliente può usufruire di tutti i servizi esclusivi offerti da un albergo Relais & Châteaux, ma in esclusiva e nella sicurezza e privacy di una casa privata».

Il vostro territorio come si sta preparando alla ripresa?
«A livello associativo, come ho già evidenziato, siamo e saremo più sinergici: è il momento di cogliere l’occasione per ripartire tutti insieme. A livello di settore, crescere nella managerialità sarà fondamentale per rafforzare un sistema che dovrà essere più flessibile, a tutti i livelli. Imparare che non esistono concorrenti ma colleghi rafforzerà tutti noi; la competizione dobbiamo farla fianco a fianco e non uno contro l’altro, per accogliere sempre più turisti che da tutto il mondo desiderano venire nel nostro Paese per vivere l’esperienza unica e ineguagliabile del “vivere italiano”».

E la vostra azienda in particolare?
«La ripartenza è vicina, e, salvo imprevisti, dal 15 giugno Borgo San Felice aprirà nuovamente le porte dopo un lungo periodo. C’è entusiasmo ed emozione da parte di tutti, non vediamo l’ora di tornare operativi e di riallacciare legami con i nostri ospiti. Ci prepariamo alle nuove sfide con passione e tante nuove idee: lo stop forzato ci ha regalato il tempo per dialogare a distanza con loro e ragionare insieme su quello che immaginiamo essere il turismo del futuro. Al centro della nostra rinascita umanistica c’è il vero capitale aziendale: le persone che rendono Borgo San Felice, come tutte le altre dimore, luoghi unici».

Come vi aspettate che sia la domanda, i clienti… nell’immediato e nel prossimo futuro?
«Ci aspettiamo una domanda in costante crescita, alimentata da tanto desiderio di Italia e quindi da desiderio del bello. Le persone vogliono tornare al più presto al contatto umano, quello che più ci è mancato. Inoltre, ci aspettiamo una crescente richiesta di luoghi ed esperienze all’aperto, dove il rispetto per Madre Natura regalerà nuove emozioni: ogni dimora Relais & Châteaux sarà un luogo perfetto per viverle».

Sostenibilità, digitalizzazione… sono opportunità e come?
«Queste due parole per noi hanno un unico significato: il nostro futuro! Siamo solo all’inizio di un percorso che oggi siamo determinati a intraprendere con ancora maggiore convinzione. La pandemia ci ha tolto tanto ma ci ha anche regalato una grande opportunità di crescita ed evoluzione. L’attenzione per il territorio, per le persone e per l’ambiente erano già un obiettivo cardine del nostro Manifesto. Oggi, con il coordinamento della sede di Parigi e forti dei legami coltivati in questi mesi, le 580 dimore nel mondo sono pronte a tornare ad accogliere gli ospiti con lo stesso calore familiare. Da questa strada già tracciata ripartiamo ancora più forti, per promuovere un modello di turismo più attento, sostenibile e arricchente per i nostri ospiti e per il pianeta».

Insomma, come si immagina il turismo in Italia e per l’Italia da qui a cinque anni?
«È difficile fare previsioni a lungo termine, abbiamo imparato la lezione che ogni giorno può cambiare la visione del domani. Pur con la dovuta cautela, ho però una certezza che attraversa il tempo e le difficoltà che avremo ancora da affrontare: gli Italiani. Ogni volta che abbiamo dovuto affrontare sfide difficili, abbiamo saputo ricavare il meglio da ognuno di noi. Per questo il mondo continuerà a visitare l’Italia; non dimentichiamoci che lo stile italiano lo fanno le persone, le splendide persone che hanno creato il Made in Italy e lo hanno reso famoso in tutto il mondo. A noi l’onere e l’onore di proseguire lungo questa strada e di saper fare tesoro delle nostre radici a tutti, e sottolineo tutti, i livelli».

ALTRI ARTICOLI di Management