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Fondi Private Equity: un'opportunità di carriera per i manager?

Come entrare in contatto con i fondi Private Equity? Come costruire opportunità professionali nel mondo dei PE? Quali le soft skills indispensabili? Questi e altri spunti per la gestione attiva di carriera sono emersi dalla testimonianza offerta dal nostro associato Giorgio Casnati nel corso del workshop “Fondi Private Equity e manager: Opportunità di carriera?” organizzato da XLabor
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Fondi Private Equity: un'opportunità di carriera per i manager?

Manageritalia è sempre alla ricerca di nuove modalità per aumentare lo scambio di valore con i manager associati e tra i manager associati. In quest’ottica stiamo sviluppando appositi workshop, spesso tenuti da nostri associati con competenze specifiche su alcune tematiche. Un modo per condividere durante l’incontro e nel successivo networking cocktail informazioni, esperienze, segnali forti e deboli dei fenomeni oggetto dell’appuntamento. Visto il grande successo e interesse per quanto emerso nel corso del dibattito su Manager e Fondi di Private Equity, organizzato da XLabor presso la propria sede, a dicembre, abbiamo sentito Lorenzo Legnaioli e Giancarlo Prestinoni, due dei manager presenti, per fare il punto e sintetizzare le opportunità di questo possibile sbocco di carriera a favore di tutti.

Da quanto emerso dall’incontro e già sapeva ritiene che i fondi di private equity siano un’opportunità per aziende e manager?

Legnaioli: Assolutamente sì, ma ovviamente non per qualsiasi azienda o per qualsiasi manager.

Prestinoni: Senza dubbio, forse non per tutti i manager, ma sicuramente per molti. I fondi di PE sono molto attivi nella ricerca d’investimenti e sviluppo di realtà aziendali, oggi molto focalizzati alle PMI, che possono significare opportunità lavorative per un manager strutturato. In svariate occasioni, per la creazione di valore, sono necessarie capacità manageriali non presenti in azienda al momento dell’investimento stesso. L’inserimento di questo nuovo talento può significare il punto di svolta per l’implementazione e realizzazione del piano industriale e il conseguimento degli obiettivi prefissati al momento di valutare e realizzare l’investimento.

Come e per quali manager possono essere un’opportunità professionale?

Legnaioli: Ritengo che possa essere una formidabile opportunità per quei manager che non si accontentano di carriere tradizionali all’interno di grandi organizzazioni ma che centrano il proprio lavoro e le loro soddisfazioni sulla capacità di ottenere risultati tangibili e inequivocabili.

Prestinoni: Le opportunità professionali dipendono dall’investimento e dalle necessita del fondo e della azienda stessa.

Quali caratteristiche di percorso professionale e competenze servono per operare con i fondi di private equity?

Legnaioli: Un giusto mix di esperienza di grandi e piccole organizzazioni sia multinazionali che imprenditoriali unita a una visione di insieme d’azienda, alla capacità di individuare in tempi brevi le aree di intervento e la capacità di guidare un team di collaboratori in modo univoco e sistematico verso l’obiettivo. Infine, ma non meno importante, gestire le risorse e gli obiettivi affidategli come fossero soldi propri.

Prestinoni: Manager con esperienza pluriennale in specifiche funzioni, settori merceologici o direzione generale in ambito di società multinazionali e/o Pmi possono ambire a ricoprire posizioni che risolvano i GAP e le necessità identificati dal fondo di investimento/azienda. Manager che abbiano entrambe le esperienze lavorative in ambito di aziende multinazionali e Pmi possono dare un forte contributo al fondo per la creazione di valore attraverso lo sviluppo e gestione della azienda/progetto target. Come competenze penso che orientamento ai risultati, la flessibilità e rapidità nella presa di decisioni, cosi come l’orientamento al cliente, l’approccio strategico strutturato e la capacità di gestione e costruzione di un team di successo siano fondamentali.

Nel suo percorso professionali, quali skills ha sviluppato che potrebbe poi usare se un private equity le affidasse un’azienda da gestire? E dove ha sviluppato queste competenze?

Legnaioli: Quelle che ho appena illustrato, avendo lavorato per grandi brand (Piaggio, Omnitel, Benetton, Ferrari, H3G), come per realtà aziendali più imprenditoriali, ma quasi sempre nell’ottica di razionalizzazione o sviluppo di specifiche business unit o singole aziende controllate. Molto spesso la mission affidatami si risolveva in due sole parole: “creare valore” per l’azionista.

Prestinoni: Come manager che ha lavorato sia in ambito multinazionale che in una azienda partecipata pubblica italiana. Nel caso della multinazionale ho tratto esperienze che consolidano ad esempio metodologia di lavoro, approccio all’internazionalizzazione, capacità strategica, approccio strutturato alla gestione di progetti specifici e gestione del cambiamento. Nell’azienda pubblica ho invece avuto esperienze altrettanto importanti quali ad esempio la capacità di implementazione, la gestione diretta di tutti i reparti aziendali e la comunicazione a 360° con una diversità di stakeholders.

Il private equity è un percorso accelerato che chiede risultati in tempi rapidi: secondo lei è vero che i manager del private equity sono sottoposti a livelli di stress superiore alle aziende normali?

Legnaioli: Credo dipenda dalle esperienze in precedenza accumulate e dalle caratteristiche personali piuttosto che dal tipo di lavoro in sé. Navigare tra le politiche interne di grandi organizzazioni può essere perfino più stressante soprattutto per chi desideroso di ottenere risultati senza l’”intralcio” di fattori endogeni che con il risultato richiesto spesso hanno poco a che fare.

Prestinoni: Penso che i manager che si affacciano a questa realtà delle Private Equity devono essere consci della velocità di azione richiesta dal fondo per arrivare in tempi brevi ai risultati prefissati. Questo senza dubbio è legato a un livello di stress, che non per forza deve essere superiore ad altre complesse esperienze/sfide professionali, ma che sicuramente è rilevante.

Gestire un’azienda per un private equity lascia al manager grande libertà di manovra e somiglia più a un lavoro da imprenditore che da manager: quali pregi e difetti vede in questa indipendenza?

Legnaioli: Se non sei abituato o portato a gestire lo stress derivante dall’assumerti responsabilità molto concentrate sulla tua persona il rischio è quello di crollare ai primi intoppi, se invece tali sfide sono proprio quelle dalle quali trai la tua massima soddisfazione personale e professionale può essere un’attività win win sia per te che per chi ti coinvolge in un progetto del genere.

Prestinoni: Ne vedo più i pregi che sono quelli legati sia alla possibilità del manager di agire con rapidità sia al bagaglio di esperienze e competenze che queste sfide porteranno al manager. Potrei vedere i difetti nella complessità del progetto stesso derivante principalmente dalla non chiara definizione iniziale degli obiettivi, delle strategie, delle regole di ingaggio e delle responsabilità del manager dentro del progetto / azienda. Se c’è chiarezza dall’inizio del percorso su questi argomenti, i difetti si attenuano in modo molto significativo.

Nello specifico, lei cosa si è portato a casa di interessante dall’incontro e comunque di utile per muoversi meglio alla ricerca di opportunità in questo contesto?

Legnaioli: Che esiste un mercato interessante e molto dinamico, soprattutto in un paese come il nostro fatto per la maggior parte di realtà che necessitano sia di capitali che di competenze manageriali per fare quelle cose che allo stato attuale da sole non sarebbero in grado di fare.

Prestinoni: l’incontro, ben strutturato, ci ha permesso di capire meglio il mondo delle Private Equity e il ruolo che queste coprono nell’ambito economico finanziario, come operano tali fondi, il concetto chiave della creazione di valore e le PE come potenziali datori di lavoro. Si è discusso sulle opportunità così come sulle complessità dentro di questo settore e come la figura del manager si inserisce in questo potenziale ambiente lavorativo. Devo dire che è stato molto utile.

In conclusione, quanti e quali sono i manager che possono guardare con realismo a questo sbocco professionale e come allenarsi al meglio per farlo?

Legnaioli: Credo che possa essere un’opportunità molto interessante ma non per molti: le occasioni che un fondo di private equity trova sul mercato e gli obiettivi che di conseguenza si prefigge non permette una pianificazione in tal senso della propria carriera. Se lo si desidera e si ritiene di essere adatti a tale tipo di lavoro credo sia essenziale farsi trovare già pronti al momento giusto.

Prestinoni: Sono convinto che tanti manager con una consolidata esperienza lavorativa alle spalle possano ambire quanto meno alla ricerca di un’opportunità in questo settore. Non è un settore facile proprio perché le stesse sfide non lo sono. Ma il ritorno professionale ed economico, non solo per il fondo ma anche per il manager, possono essere importanti. Come ho già accennato, ci vuole una capacità importante di gestione, una esperienza consolidata, resilienza e dedizione completa.



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