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Letture per Manager

Cosa ci ha insegnato Nadia Toffa

Il libro Fiorire d'inverno. La mia storia. Lezioni da tenere a mente
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Cosa ci ha insegnato Nadia Toffa

Questo non vuole essere l’ennesimo necrologio per la morte precoce di una giovane e valida professionista conosciuta dal grande pubblico come inviata e presentatrice del programma televisivo “Le Iene”. Certo, la volontà di leggere questo libro nasce anche dal capire come una persona così forte e determinata abbia affrontato la malattia ma “Fiorire d’inverno. La mia storia” scritto da Nadia Toffa e pubblicato da Mondadori non è solo questo. È un libro a forma di “stella” come descritto nella prefazione. Una stella dove ognuna delle cinque punte racconta una storia diversa. La prima punta parla dell’energia, la seconda dell’entusiasmo, la terza dell’importanza del vivere nell’istante, la quarta parla della felicità e la quinta della sincerità.

Cinque caratteristiche sempre presenti nella vita professionale di Nadia Toffa, dagli esordi in una piccola televisione locale fino a diventare un volto noto a livello nazionale. Questo però è anche un racconto del “dietro le quinte”, su come lavorano a “le Iene”, come si preparano i programmi, le interviste, gli appostamenti per smascherare il “cattivo” di turno, la consulenza degli avvocati prima di mettere in onda un servizio, gli autori e il montaggio.

Un libro quindi anche sul fare televisione. Inevitabile che la storia professionale si intrecci anche con quella personale e con la malattia innescando riflessioni sul senso del lavoro all’interno della propria vita. Riflessioni sulla necessità di “restare umani” anche in contesti molto competitivi dove è necessario combattere per vedere riconosciuti i propri meriti professionali spesso contro persone che impegnano tutte le loro energie a tenere “schiacciati” verso il basso i possibili competitor. Energie sprecate, come ci racconta Nadia, perché utilizzate per togliere il meglio a qualcuno piuttosto che aggiungere a sé stessi, come manager e come persone.

E poi l’importanza dello studio, della formazione soprattutto per una donna, perché, come i suoi genitori hanno insegnato a lei e a sua sorella “I soldi finiscono ma se avete la capacità di fare e lavorare, potete scegliere e anche decidere se stare con un uomo o non starci. La donna può essere sfruttata e soccombere. Se invece ha il sapere, ti affronta a testa alta e ti manda a quel paese”. Discorso questo che supera il discorso di genere e rimarca come lo studio e la formazione continua siano le uniche armi per essere liberi, sia come cittadini che come professionisti e poter scegliere il proprio datore di lavoro. E ancora la determinazione e il coraggio. Davanti a quel colloquio, a quella presentazione, a quella promozione che tanto vi spaventa l’importante alla fine è “buttarsi” perché “se non ti butti finisce che resti al palo ad aspettare.

È chiaro che buttarsi fa paura, per questo bisogna coltivare tanto coraggio, così tanto da riuscire a spaventare la paura”. Perché a volte pensare troppo a una decisione, a una strategia o ad un tatticismo finisce con l’aggrovigliarsi intorno ai “se” e ai “però”. Come dichiara la stessa Nadia nel suo libro, “quando gli altri si fermano, io vado avanti. Sono programmata in questo modo” e alla fine ognuno di noi ha la sua chiamata e di ogni cosa, nella vita, si può tentare di farne il meglio che si può.

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