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In hotel al tempo della quarantena

A colloquio con Antonella Ferro, direttore del Courtyard by Marriott Rome Central Park
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In hotel al tempo della quarantena

Dal 1 aprile l’hotel Courtyard by Marriott Rome Central Park ospita persone positive al Coronavirus in stato di quarantena: pazienti asintomatici, con sintomi lievi o dimessi dal vicino centro Covid 2 Columbus dove nelle ultime settimane sono stati allestiti 140 posti letto dedicati all’emergenza. Antonella Ferro, general manager della struttura e associata Manageritalia, racconta i risvolti di questa inedita esperienza ricettiva.

“Siamo stati tra i primi alberghi di Roma a sospendere le attività, sia per tutelare il personale, sia perché antieconomico, non potendo restare aperti solo con una decina di camere occupate. Il 13 marzo abbiamo chiuso e nei giorni successivi abbiamo ricevuto la proposta dalla Fondazione Policlinico Agostino Gemelli. Non è stata una ‘requisizione’: abbiamo accolto la proposta considerandola un’opportunità, non tanto in termini economici dal momento che l’affitto ci consente appena di coprire i costi fissi della struttura ma anche, soprattutto, per dare una mano concreta alla comunità e imparare da questa crisi ad adattarci al cambiamento”.

L’hotel è nella zona nordovest della Capitale, a due passi dal complesso dove si trovano il Policlinico Gemelli e l’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Con loro abbiamo una stretta relazione: una parte importante dei nostri clienti abituali proviene da lì. Disponiamo di 162 camere, ristoranti e spazi congressuali spesso utilizzati in ambito medico. Vista la nostra posizione, quando il Policlinico Gemelli di concerto con la Regione Lazio, ha deciso di allestire al Gemelli-Presidio Columbus un centro Covid, la richiesta di collaborazione è venuta spontanea, anche perché disponiamo di impianti tecnologici assimilabili a quelli di una struttura sanitaria”.

I 46 dipendenti dell’albergo hanno utilizzato ferie e permessi per il mese di marzo e da aprile sono in FIS, il Fondo Integrativo Salariale, assimilabile alla cassa integrazione. “I nostri ‘nuovi ospiti’ sono assistiti da medici, infermieri e ausiliari del Gemelli, che si occupano della ristorazione, delle pulizie e della sicurezza, supportati con un presidio di backoffice H 24 dal nostro staff. I pazienti hanno ciascuno una camera con terrazzo e fruiscono dei servizi normalmente disponibili ai clienti tra cui wi-fi, smart tv, quotidiani italiani e internazionali. Ovviamente non possono uscire né ricevere visite e ricevono i pasti in camera. I loro parenti possono fargli recapitare oggetti utili al soggiorno, come indumenti, libri o caricabatterie, in determinati orari. Alcuni degli ospiti sono segnalati dalle Asl. Altri sono turisti di passaggio a Roma, come alcuni croceristi filippini sbarcati a Civitavecchia. Tutti, pur essendo positivi, stanno bene o sono colpiti dal virus in forma lieve. Restando da noi non occupano posti letto negli ospedali limitrofi, letti preziosi per persone che manifestino sintomi più importanti”.

L’accordo con la Fondazione Gemelli è stato stipulato per due mesi, aprile e maggio. “La peculiarità dell’ubicazione e il fatto di avere interlocutori prestigiosi e affidabili ci consente di vivere l’esperienza in modo positivo e ben organizzato, anche se non vorremmo ci vincolasse troppo nella durata. La nostra priorità infatti, è riprendere con il lavoro alberghiero appena possibile. Anche se stiamo vivendo l’incertezza e speriamo come tutti che l’emergenza rientri il prima possibile, è motivo di orgoglio professionale aver contribuito, con il nostro team di manager e quello dei nostri interlocutori, a costruire in poco più di una settimana un nuovo modello di ‘ospitalità sanitaria presidiata’”. L’auspicio della manager è quello di ripartire a metà giugno: “Prima di riaprire avremo un periodo di due settimane in cui faremo una sanificazione globale della struttura, da cui usciremo rinnovati e direi ‘sterilizzati’ come non mai!”.  

“Come manager considero positivo questo progetto da molteplici punti di vista: per la ricaduta economica e per la valenza sociale e umana. Voglio ricordare ad esempio la storia di un padre e di una figlia disabile, entrambi positivi ma separati, che su iniziativa del direttore sanitario del progetto, il professor Christian Barillaro, abbiamo fatto ricongiungere qui da noi per la quarantena, la domenica delle Palme. Credo poi sia significativo dimostrare il ruolo e la presenza degli albergatori, tra le categorie più colpite dalle conseguenze del virus. Invito i colleghi che hanno l’opportunità a rendersi disponibili, come previsto anche dall’accordo stipulato da Federalberghi sul territorio di Roma e del Lazio, dove altri alberghi sono già operativi sul piano sanitario. Aprirsi all’esterno insegna sempre cose nuove. L’attenzione spasmodica per la sicurezza igienica, la separazione dei percorsi, l’integrazione di importanti esigenze diverse, per esempio, sono stati una straordinaria formazione sul campo”.

Nonostante la positività, le prospettive per il prossimo futuro sono incerte: “L’entità della tragedia che viviamo si rivelerà in tutta la sua forza quando l’emergenza sanitaria finirà: prevediamo infatti una ripresa lenta e stiamo seguendo attentamente gli scenari internazionali, visto che molti dei nostri ospiti vengono da lontano, specialmente dagli Stati Uniti”.

La vita quotidiana e il lavoro negli alberghi sono destinati a un cambiamento importante, specialmente per quanto riguarda l’uso degli spazi comuni. “L’abitudine al distanziamento sociale e l’utilizzo di disinfettanti e mascherine ci porterà a rivalutare processi consolidati, soprattutto nella ristorazione, un settore molto delicato e costoso. All’inizio della riapertura probabilmente non offriremo tutti i servizi ristorativi ma procederemo per gradi seguendo le nuove esigenze, cercando la massima sicurezza per gli ospiti”.

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