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Carriera

Una di noi: Paola Floris

Paola Floris, vice president e country general manager di una multinazionale leader globale delle soluzioni di supply chain, ci offre il suo punto di vista sull’importanza di guardare all’estero, su come gestire il cambiamento e le qualità irrinunciabili che deve avere un manager del suo settore. Floris è associata a Manageritalia Lombardia
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Una di noi: Paola Floris

Cosa vuol dire oggi essere leader in Canada di una multinazionale della logistica?
Come in ogni azienda e Paese, essere leader significa saper gestire il continuo cambiamento e scegliere i collaboratori giusti, che hanno le capacità di compiere scelte in modo rapido ed efficace. Ciò significa eliminare la routine e mettere in discussione i paradigmi tradizionali, saper rovesciare la classica frase “abbiamo sempre fatto così”.

Come vede il futuro della supply chain in un settore che cambia alla velocità della luce ed è in piena digitalizzazione?
Il futuro è una supply chain connessa e digitale, una logistica che fornisca soluzioni che riescano a risolvere le sfide dei clienti. Le aziende hanno tipicamente tre obiettivi oggi, la riduzione dei costi operativi, la gestione efficiente delle scorte e il miglioramento del livello di servizio e lo possono fare ottimizzando la logistica in maniera intelligente, anche tramite il digitale. È per questo che la “digital dexterity”, ossia la capacità di adattarsi a nuove tecnologie in tempi brevi, dovrà essere una componente irrinunciabile in qualsiasi manager in ambito supply chain.

Quale il contributo dei manager per essere vincenti sul nostro mercato?
In un contesto caratterizzato dalla complessità, uno dei compiti del manager è costruire connessioni. Connessioni tra l’organizzazione e il mercato e i clienti, tra presente e futuro, tra mondo reale e mondo digitale, tra culture e mondi differenti e tra generazioni di lavoratori differenti e spesso difficili da interpretare.

Cosa fare per continuare a crescere professionalmente?
In passato le conoscenze acquisite sui banchi di scuola e all’università venivano utilizzate tutta la vita. Ora questo non basta più. Si deve continuare a essere curiosi e a voler investire incessantemente in conoscenze e competenze che permettano di interpretare il futuro ed essere competitivi. Manageritalia è fondamentale per chi ha la fortuna di risiedere nel nostro Paese, in quanto offre tramite Cfmt una formazione di alto livello grazie alla quale confrontarsi con altri manager e apprendere nuove skills.

Bisogna guardare anche all’estero?
Bisogna guardare ovunque e quindi anche all’estero. Percorsi di carriera dove si resta nello stesso ruolo e nella stessa azienda per tutta la vita non sono più la norma. Occorre grande flessibilità e grande spirito di adattamento sapendo che si sta arricchendo la propria vita di nuove esperienze professionali e personali.

Cosa significa prendere armi e bagagli e andare a lavorare in pianta stabile all’estero e in particolare in Canada?
Non è facile, ma apre la mente a nuove idee e prospettive. Significa imparare a gestire la solitudine di alcuni momenti, lasciare le certezze di un mondo che si conosce e affrontare una cultura totalmente differente dalla nostra. Tutti cresciamo continuamente, ma un’esperienza all’estero è come un acceleratore e io come leader sono cresciuta enormemente in questi tre anni oltreoceano.

Che ambiente professionale c’è in Canada, anche a livello manageriale, e come sfruttarlo?
In Canada, come in Italia, è molto importante relazionarsi con le altre persone. Le opportunità di networking professionale sono notevoli e sono un ottimo terreno per continuare a crescere e confrontarsi con gli altri. A differenza del nostro Paese, in Canada si ha l’opportunità di entrare in contatto con moltissime culture e nazionalità differenti in un clima inclusivo dove la diversità è un valore. Il Canada ha un modello di leadership pragmatico, razionale, veloce e ottimista, orientato alle decisioni e all’azione. Riunioni brevi ma efficienti dove però il contatto umano e la relazione hanno la stessa importanza che troviamo da noi. Il manager italiano ha delle capacità quasi innate di adattamento e di gestione dell’ambiguità e complessità molto apprezzate anche qui.

Quali i modi per fare networking con vantaggi per sé e l’azienda?
Esistono diversi modi per costruire un networking efficace, la regola è quella di uscire dalle mura dell’azienda e dedicare tempo a ciò che ci porta in relazione con il mondo, soprattutto con l’obiettivo di aiutare gli altri e non solo se stessi. Mettere in contatto persone che possono avere cose in comune è la forma più potente di networking, ricordandoci sempre che è un processo di lungo periodo e quindi è bene non aspettarsi risultati immediati.

Lei è associata a Manageritalia Lombardia pur essendo all’estero: che rapporto e quali vantaggi ha?
Manageritalia è per me un’associazione molto importante in quanto mette a disposizione servizi di consulenza fiscale e legale preziosi, anche per una persona come me che vive all’estero ma che ha un lungo passato in Italia. Devo però confessare che dall’altra parte del mondo sento molto la mancanza dei corsi del Cfmt, dopo i quali tornavo in azienda ricaricata e con mille stimoli nuovi!. 


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