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(Pre)occupiamoci delle risorse umane

Parliamo di Produttività e benessere con Paola Pirrello, hr engagement & development manager di Nexive, azienda che ha già in essere numerose politiche di welfare tra cui Un fiocco in azienda di Manageritalia
  • Data 03 apr 2017
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(Pre)occupiamoci delle risorse umane

Nelle aziende italiane c’è ancora tanto bisogno di cultura in termini di work-life balance. «Le aziende oggi hanno a disposizione una varietà di sistemi, strumenti, progetti all’avanguardia che poi corrono il rischio di essere screditati, sconfessati da comportamenti quotidiani. Credo che si debba ripartire da qui e accettare che lavorando bene anche sull’ordinario si possa avviare un reale cambio di paradigma». Queste le parole di Paola Pirrello, Hr engagement & development manager di Nexive, un’azienda che ha già in essere numerose e variegate politiche e azioni di benessere aziendale.

Tra le altre anche la nostra iniziativa Un fiocco in azienda, che le è valsa il premio come miglior azienda aderente al progetto 2016. Progetto che fa parte dell’iniziativa di Manageritalia “Cambia il lavoro con produttività e benessere” e nello specifico punta a favorire la conciliazione maternità e lavoro in azienda assistendo madri ma anche padri lavoratori attraverso servizi specifici e favorendo il work-life balance. Ma non è certo l’unico, perché accanto a Un fiocco in azienda abbiamo anche le iniziative Interageing e Smart Welfare, la prima punta alla collaborazione delle diverse generazioni in azienda e la seconda punta alla diffusione di politiche, strumenti e azioni che migliorino l’organizzazione aziendale, la flessibilità gestionale e lavorativa e la collaborazione fra tutti i suoi componenti.

In pratica tutti questi programmi vogliono aumentare la produttività e la conciliazione della vita professionale e privata, la salute e il benessere in azienda. Questo è ormai necessario in un mondo del lavoro in continuo e rapido cambiamento come quello in cui viviamo. Per attuare cambiamenti così radicali, però, c’è bisogno dell’aiuto di tutti: cittadini, istituzioni, politica, lavoratori… e naturalmente dei manager che, con la loro posizione in azienda, possono e devono contribuire molto a cambiare una certa cultura aziendale.

È complicato per un’azienda attivare Un fiocco in azienda?
«L’attivazione del progetto è semplice, se accompagnata dalla sponsorship di tutto il management e dalla massima sinergia tra i sistemi informativi e di comunicazione interna. La vera sfida diventa far vivere Un Fiocco in Azienda giorno per giorno a tutti i potenziali beneficiari: le donne in primis, per le quali è stato originariamente pensato, che attraverso il progetto possono vivere la maternità con maggiore consapevolezza, meno ansie e minor solitudine; gli uomini, che fortunatamente stanno scoprendo un modo più partecipe, informato e attivo di essere padri e che vanno sostenuti e incoraggiati a vivere la genitorialità oltre gli stereotipi ancora presenti nella nostra società, incluso il mondo del lavoro; i manager, che possono attraverso “il Fiocco” consolidare i rapporti di fiducia, squadra, collaborazione con le proprie persone».

Che benefici avete avuto attivando il progetto?
«Oltre a quelli già citati, Un fiocco in azienda ha fin da subito attivato un canale di contatto privilegiato con le persone, che viene correntemente usato per ispirarci reciprocamente e sviluppare progetti fattibili di people engagement. Per incrementare ulteriormente questi benefici, in Nexive stiamo lavorando su tre fronti: garantire diffusione capillare delle iniziative; dare voce ai partecipanti, che ne sono i migliori testimonial; sollecitare eguale impegno da parte di tutte le funzioni, non solo le Hr».

Praticate altre politiche di produttività e benessere?
«Stare bene nel proprio contesto lavorativo è una condizione essenziale per la produttività. In Nexive abbiamo impostato un sistema di welfare che si evolve parallelamente alle diverse esigenze della nostra forza lavoro: le persone oggi hanno bisogno di servizi, tempo, ascolto. Quindi, abbiamo una polizza sanitaria integrativa per tutto il personale, ma anche un sistema di accesso agevolato a servizi work-life balance diversificati: supporto allo studio proprio/dei figli e alla pratica di attività sportive, servizi di cura per la casa e la famiglia, assistenza fiscale e legale. Offriamo formule di lavoro flessibile a supporto della conciliazione e agevolazioni a chi investe sul proprio sviluppo professionale o culturale. Organizziamo incontri di sensibilizzazione con esperti di alimentazione e benessere (le “Pillole della salute”), stiamo studiando iniziative di onboarding per le donne che rientrano dalla maternità e abbiamo istituzionalizzato momenti in cui il top management e i dipendenti si incontrano davanti a un caffè e a una brioche per parlare di strategie, obiettivi e piani di sviluppo (“Colazione in Nexive”)».

Come hanno accolto i vostri dipendenti Un fiocco in azienda e le altre vostre iniziative di company welfare?
«Con favore ed entusiasmo, soprattutto quando nascono dal campo e l’azienda si adopera “solamente” per metterle a terra. Un Fiocco in azienda oggi è a metà strada: incuriosisce e stupisce che un’azienda si (pre)occupi di un fatto considerato così privato e personale come la maternità. Quindi stiamo lavorando per allargare la prospettiva. Parliamo di supportare la genitorialità (non solo le madri) e cerchiamo il punto di arricchimento (non solo di conciliazione) tra famiglia e lavoro in modo che tutti si sentano parte del progetto: madri e padri attuali e potenziali, ma anche tutti i loro colleghi e responsabili, che ci guadagnano anche in competenze (essere genitori costringe sin da subito a focalizzare le priorità, lavorare per obiettivi, pianificare sostenibilmente tempi e risorse… quale manager vi rinuncerebbe?)».

Quanto bisogno c’è nelle aziende italiane di cultura in termini di work-life balance?
«Ancora tanto: le aziende oggi hanno a disposizione una varietà di sistemi, strumenti, progetti all’avanguardia che poi corrono il rischio di essere screditati, sconfessati da comportamenti quotidiani – come la pianificazione delle riunioni, che dà per scontata la disponibilità full-time anche in assenza di fusi orari da gestire, o il linguaggio stesso del business, che è diventato frettoloso, poco amichevole e di per sé stressante. È un vero peccato: credo che oggi si debba ripartire da qui e accettare che lavorando bene anche sull’ordinario si possa avviare un reale cambio di paradigma sul work-life balance».

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