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Cavo: "pronti a formare e a puntare sui disability manager"

Così l’assessore ha rilanciato l’impegno della Regione sulla disabilità nel corso dell’incontro organizzato ieri sera da Manageritalia Genova, dopo aver sottolineato alcune azioni illustrate dal collega Berrino. Manageritalia e Prioritalia promuoveranno, attraverso i dirigenti associati, la disabilità in azienda come opportunità per l’economia e il territorio e metteranno a disposizione manager da formare per supportare le aziende
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Cavo:

«Pochi mesi fa nel corso della presentazione al mondo produttivo del portale della Regione per far incontrare domanda e offerta di lavoro abbiamo accolto l’invito di Manageritalia, Chiossone e Aism a includere una sezione per i lavoratori disabili e oggi Riccardo Battagliani di Liguria Digitale l’ha presentata con i primi risultati concreti. Questo dimostra che dialogo e sinergia tra tutte le forze istituzionali in Liguria c’è, funziona e porta a risolvere i problemi. Dobbiamo continuare così per creare davvero sinergia e sviluppo. Sulla disabilità abbiamo incentrato molte delle risorse degli ultimi anni, e se c’è la necessità di sviluppare la figura del disability manager parliamone e troviamo delle soluzioni anche finanziando con appositi fondi mirati percorsi di formazione». Questo il succo dell’intervento di Ilaria Cavo, assessore regionale Comunicazione, Formazione, Politiche giovanili e culturali, all’incontro organizzato da Manageritalia Genova all’Auditorium Museo del Mare.

Questo ha fatto il paio con la disponibilità del presidente di Manageritalia Genova Carlo Ghio, per cui occorre «impegnare l’associazione nel diffondere presso tutti i manager liguri buone pratiche di gestione della disabilità in azienda, perché sfruttino quest’opportunità per le aziende e ne diffondano il valore anche economico all’esterno». Impegno che Maria Grazia Giorgetti, del direttivo di Manageritalia Genova e project leader Prioritalia per la Liguria, ha ampliato «offrendo la disponibilità di alcuni manager senior ad acquisire, con apposito percorso di formazione, competenze di disability management, per poi supportare le aziende della regione nell’inserimento e gestione dei disabili e farne un valore per tutta la comunità».

«Dobbiamo formare dei disability manager – ha detto Giovanni Berrino, assessore regionale Politiche dell’Occupazione, Trasporti, Turismo e Personale – perché siano capaci di tirar fuori il meglio dai disabili anche sul lavoro e di valorizzarne l’apporto che può essere enorme, anche in termini economici, per le aziende. Abbiamo stanziato 10 milioni di euro con il progetto over 40 mettendoli in parte anche a disposizione delle persone svantaggiate. Possiamo e dobbiamo fare di più, perché disabili e i disability manager sono utili per il territorio». «Dobbiamo fare un salto di mentalità – ha detto chiudendo Berrino – anche nelle imprese: se il lavoratore disabile porta valore come tutti i suoi colleghi, dopo alcuni anni le aziende devono assumerlo senza più sgravi e quindi pagando appieno il suo contributo». Alberto Pellissone, intervenuto in rappresentanza dell’assessore allo Sviluppo economico e Imprenditoria ha detto: «Anche noi crediamo molto nel valore economico e sociale dell’inclusione dei disabili nel mondo del lavoro. Il nostro polo tecnologico sulle scienze della vita che ci vede quale eccellenza nazionale ed europea deve puntare a prendere finanziamenti europei per sviluppare le nostre indubbie capacità nella silver economy, quella che riguarda la gestione delle persone in età avanzata».

«L’accesso ed il mantenimento al lavoro delle persone con disabilità – ha detto Paolo Bandiera, direttore affari generali AISM Italia –   va inteso non solo come diritto ideale riconosciuto dalla normativa ma ancor prima come un valore sociale, come un investimento che incide su una crescita equa, sostenibile, intelligente nel quadro di un nuovo disegno di welfare e di responsabilità sociale d’impresa. Occorre valorizzare e rendere pienamente applicata la Legge 68 per l’inserimento mirato con un approccio non formale e burocratico, mettendo assieme prospettive, competenze e ruoli diversi, dalle Istituzioni, ai centri per l’impiego, alle associazioni delle persone con disabilità, dei manager, dei lavoratori. E’ necessaria una crescita culturale, sperimentando soluzioni e modelli collaborativi di reale innovazione, fondate su soluzioni di accomodamento ragionevole e di corresponsabilità organizzativa, come insegnano le buone pratiche di disability management e i CCNL che stanno anticipando l’evoluzione normativa».

«Per l’affermarsi della figura del Disability Manger – ha detto Simone Torretta direttore Istituto David Chiossone per Ipovedenti – è necessario l’impegno su ogni fronte. Per questo chiediamo: alle aziende il coraggio di aprirsi alla diversità e di investire con chi come noi e Aism ha esperienza e competenze sul tema; alle associazioni, come Manageritalia e AIDP, e ai consulenti del lavoro di promuovere tra gli associati la nascita della figura del Diversity manager in azienda; agli Assessori di Regione Liguria di attivare percorsi di formazione e di riconoscimento professionale di questa figura».

Ma chi è, quindi, questo manager che deve gestire la disabilità? Il disability manager nasce negli anni 80 in USA e Nord Europa ed entra in Italia per la prima volta nel 2009 citato nel Libro bianco su accessibilità e mobilità urbana (Comune di Parma e ministero del Lavoro). È un facilitatore nelle relazioni interne dell’azienda e per l’individuazione e l’accesso a supporti tecnici e organizzativi utili alla migliore inclusione lavorativa di persone con disabilità (stabilizzate ed evolutive) sia in fase di accesso che di mantenimento.

Aprendo l’incontro Marcella Mallen, presidente Prioritalia, l’associazione dei manager italiani per sviluppare progetti di innovazione sociale, ha detto: «È nel nostro dna sviluppare progetti a forte carattere valoriale e impatto sociale. Noi vogliamo aggregare le migliori forze produttive e sociali per disegnare un nuovo modello di sviluppo sostenibile, nel quale i manager si mettono a disposizione per restituire alla società quanto ottenuto a livello professionale». Luisella Dellepiane, presidente ordine Consulenti del lavoro, ha detto: <<In Italia abbiamo una legislazione sul lavoro avanzata e moderna, ma manca l’informazione e la conoscenza, per non guardarla in cagnesco ma sfruttarla al meglio. La Regione deve investire, supportata da tutte le organizzazioni del mondo produttivo e sociale, per aumentare questa conoscenza e per formare disability manager che possano operare per più aziende. Ho visto e vissuto direttamente come l’inserimento di un disabile in azienda porti un miglioramento forte e tangibile all’ambiente di lavoro».

Nell’ultima tavola rotonda si è affrontato anche il tema dell’ageing, in una società che vede aumentare la vita sperata e le persone over che permangono al lavoro, che sono anche un mercato con notevoli potenzialità. Su questo tema sono intervenuti il professor Mauro Palumbo dell’Università di Genova che ha detto che “la Liguria non può che sfruttare il maggior peso della popolazione over 65 (30% rispetto al 21% di media nazionale) per favorire lo sviluppo di un’economia rivolta, soprattutto, ma non solo, nel turismo, a questo target”. Anche Andrea Del Chicca, presidente Aidp Genova (associazione Italiana Direttori del Personale), ha portato prove tangibili dell’opportunità di inserire e gestire lavoratori disabili in azienda e ha detto che “dobbiamo passare a considerare l’assunzione dei disabili in azienda non un obbligo ma un’opportunità, perché questo è, alla prova dei fatti, quello che avviene”.

Matteo Rosso, presidente Commissione Sanità Regione Liguria, ha sottolineato la bassa capacità della Regione di offrire servizi, anche e soprattutto turistici, alle persone in età avanzata e a quelle disabili. Pensare, ha concluso, che “proprio il turismo sanitario potrebbe essere uno dei caratteri distintivi e premianti della nostra regione”.


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