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NECST Group Conference: didattica autentica e creativa

L’esperienza dei ragazzi del NECSTLab del Politecnico di Milano a San Francisco fornisce degli spunti interessanti sulle esperienze di didattica innovativa nell'università italiana
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NECST Group Conference: didattica autentica e creativa

Come descriverei in termini didattici la partecipazione alla NECST Group Conference? Non ho dubbi: mi affiderei al concetto di authentic learning, sviluppato dalla ricercatrice australiana Jan Herrington.

È un’esperienza formativa che mi ha colpito nella sua complessità. Un viaggio durante il quale questi giovani studenti scoprono la realtà della Silicon Valley e al tempo stesso ne entrano a far parte, presentandosi alle aziende tech che ci ospitano.

L’approccio pedagogico che questi studenti universitari hanno sperimentato durante i 15 giorni in Silicon Valley poggia su quattro pilastri che voglio provare a ripercorrere, mostrando come essi siano alla base di un’esperienza totalizzante per i protagonisti della NGC.

In primo luogo, perché si possa parlare di apprendimento autentico, occorre che questo sia personalmente significativo per gli studenti. Trascorrere una settimana visitando le più grandi aziende del settore, giganti come Google, Facebook, Apple, Intel – player del mercato ICT globale noti a chiunque – appare senza dubbio estremamente rilevante per studenti di corsi di studio in ingegneria: si tratta di realtà che mettono quotidianamente in pratica ciò che i ragazzi studiano nelle aule del Politecnico di Milano e mostrano loro possibili destinazioni professionali estremamente appetibili per i talenti del settore.

A questo si lega il secondo aspetto autentico: l’apprendimento deve infatti essere rapportato al mondo reale, fuori dalle aule universitarie, fuori da quella sorta di “bolla formativa protetta” che ogni realtà educativa, dalla scuola dell’infanzia fino all’università, inevitabilmente crea. In tal senso, l’incontrarsi – ma anche lo scontrarsi – con la concretezza delle aziende, rende l’esperienza senz’ombra di dubbio autentica. Si può infatti scoprire come a volte le certezze che l’accademia fornisce durante il ciclo di studi possano essere messe in crisi dai problemi quotidiani che il mondo del lavoro chiede di affrontare, o che non sempre ciò che si è imparato sui banchi sia sufficiente ad affrontare le sfide del mondo professionale. Potrebbe pertanto essere necessario reimmergersi con umiltà nella formazione, affermando socraticamente “so di non sapere”, in un’ottica di lifelong learning.

Il terzo pilastro è il più interessante: si tratta infatti di fornire l’opportunità di pensare nei modi propri di ciascun dominio, sostituendo alla modellizzazione teorica il caso di studio concreto. Sicuramente ascoltare le presentazioni delle aziende, osservare come si comportano i manager e i professionisti che qui lavorano, magari ex studenti del Politecnico di Milano trasferitisi nella Silicon Valley, significa esporsi quasi brutalmente al modo di pensare tipico del dominio, in maniera molto più evidente rispetto all’analizzare i fenomeni in astratto, come accade necessariamente nelle aule.

Infine, l’ultimo aspetto è che l’apprendimento autentico deve risultare fortemente collegato alla verifica dei risultati. In questo senso, quando gli studenti presentano i propri paper e ricerche a persone oramai distanti dalla realtà accademica, la cui attenzione è estremamente complessa da catturare e da mantenere, occorre siano capaci di comprendere quali aspetti del proprio operato sia opportuno sottolineare e su quali invece sia meglio procedere velocemente, vuoi perché considerati scontati dall’interlocutore, vuoi perché distanti o poco rilevanti rispetto agli interessi delle varie aziende.

La NGC appoggia solidamente su questi quattro pilastri, e consente inoltre di percorrere in maniera serrata quella che, nel suo recente libro Come i bambini, Mitch Resnick, direttore del MIT media lab, chiama “la spirale dell’apprendimento creativo”.

Secondo Resnick, infatti, l’apprendimento creativo segue un andamento a spirale, tra sperimentazione, riflessione, consolidamento e ripetizione, dove ad ogni voluta della spirale si migliora e si aggiunge creatività a ciò che si sta facendo, sia esso un prodotto fisico oppure concettuale ed esperienziale. In tal senso, due sono gli aspetti che preme sottolineare: da un lato la fondamentale condivisione tra pari che gli studenti mettono costantemente in scena, in ottica di aiuto reciproco e di peer evaluation; dall’altro la capacità di adattare il proprio lavoro alle suggestioni e alle critiche che in maniera costante ricevono in queste due settimane, cui devono reagire in maniera quasi febbrile.

I ritmi della NGC sono decisamente impegnativi e richiedono notevoli capacità di adattamento ed eccellenti doti di re-setting da parte degli studenti, che sono chiamati a dimostrare capacità di resilienza e abilità nel migliorare costantemente il proprio operato, sulla base degli input e dei feedback ricevuti.

In definitiva, credo che un’attività come la NGC sia davvero un’occasione di crescita educativa straordinaria, e che riesca a diventare un eccezionale episodio di apprendimento situato, in grado di sfidare i partecipanti a mettere in pratica quelle soft skills che sempre più appaiono fondamentali nei lavori di oggi e di domani.

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