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Moglie, madre e manager si racconta

Socia del Gruppo L&T, che opera nel settore informatico e giuridico, Paola Carosso è anche moglie, mamma e founder di RanD. Una startup in ambito data privacy e cyber-security che si è avvalsa del programma di mentorship Smart&Start Italia, l’attività di affiancamento alle startup innovative di Invitalia supportata dai manager di Manageritalia. Qual è la sua ricetta? Determinazione e organizzazione prima di tutto, ma non solo…
  • Data 13 apr 2023
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Moglie, madre e manager si racconta

Cosa fa il Gruppo L&T, qual è il suo ruolo e cosa faceva prima di addentrarsi in questa avventura?
«Il Gruppo L&T opera a livello nazionale in ambito informatico e giuridico. Da qui le iniziali “L” per Law e “T” per Technology. L’ambito aziendale mi ha sempre affascinato, quindi ho orientato il mio percorso di studi, dall’università in poi, verso la gestione aziendale. Ho iniziato a lavorare nel settore informatico per una casualità e poi, con gli anni, sono diventata socia e amministratrice delle aziende del Gruppo. Nel 2017 il Gruppo ha costituito una startup innovativa con sede a Roma, L&T Advisors. Inoltre, nel 2021, con tre soci, ho costituito una startup con sede in Sicilia, RanD».

Quali sono le principali difficoltà per chi vuole avviare oggi una startup in questo ambito?
«La costituzione di due startup è avvenuta dopo parecchi anni di esperienza nel settore informatico, quindi con un importante bagaglio di know-how, contatti e risorse finanziarie. Per un giovane imprenditore che si affaccia per la prima volta al settore informatico ritengo che le difficoltà possano consistere principalmente nel reperimento di risorse finanziarie e nella scarsa credibilità sul mercato, con conseguente difficoltà di acquisizione di clienti di mediograndi dimensioni, soprattutto se si tratta di un mercato b2b. Anche il reperimento di figure professionali con skill adeguate non è semplice, dato che c’è una fortissima richiesta e che, rispetto a una startup, risultano più appetibili le grandi aziende leader del settore». 

RanD si è avvalsa di Smart&Start Italia, l’incentivo che sostiene la nascita e la crescita delle startup innovative. Cosa ne ha tratto e cosa ha sviluppato?
«Considero gli incentivi uno strumento fondamentale per sostenere lo sviluppo di startup innovative. Come dicevo poc’anzi, le difficoltà per i giovani imprenditori sono elevate e il rischio associato all’innovazione è alto. È molto importante anche la fase preliminare alla presentazione della domanda di ammissione agli incentivi Smart&Start. Si tratta di una sessione di incontri individuali con specialisti di Invitalia volti a supportare i candidati nell’analisi dei propri piani di impresa. In sostanza, siamo stati affiancati nello studio di fattibilità del nostro business model, ragionando ad esempio su aspetti economico-finanziari e commerciali e, soprattutto, nella valutazione, con cognizione di causa, delle effettive opportunità di mercato del nostro progetto imprenditoriale».

Come valuta il supporto manageriale offerto alla vostra startup dal nostro associato?
«Devo ammettere che inizialmente non riponevo molte aspettative nel servizio di supporto manageriale offerto nell’ambito del progetto Smart&Start, ma mi sono dovuta ricredere. Il mentor assegnato alla nostra startup, Danilo Belletti, ha notevoli competenze manageriali in ambito Ict e ha un’esperienza pluriennale come dirigente in primarie aziende multinazionali. Il suo contributo ci ha consentito di prendere coscienza di concetti, tecniche, metodi e strumenti di project management largamente diffusi nelle grandi organizzazioni, ma per lo più sconosciuti alle startup e alle pmi. Il nostro mentor, inoltre, ci ha mostrato con quanta professionalità e precisione debba e possa essere affrontata la gestione di un progetto e, più in generale, di un’azienda».

Il Gruppo L&T opera quindi in ambito informatico, un settore in cui la figura femminile è sempre stata una minoranza. Secondo lei siamo pronti per superare questo divario di genere?
«In realtà, ritengo che il divario che grava sul settore informatico sia principalmente quello tra richiesta e offerta di personale. Il problema nel nostro settore non è tanto assumere una donna o un uomo ma, piuttosto, trovare risorse specializzate da assumere. La mancanza di parità di trattamento tra donne e uomini, in ambito lavorativo, penso vada al di là del settore di appartenenza, per lo meno in ambito privato. Suppongo, e spero, che nel settore pubblico le procedure selettive e di carriera a concorso agevolino la parità».

Quale consiglio darebbe a una giovane donna che vuole intraprendere questa strada?
«Prima di tutto le consiglierei di studiare e prepararsi. Penso che oggi una buona base culturale sia fondamentale. Poi le suggerirei di individuare chiaramente il suo obiettivo e di focalizzarsi su un piano che, passo dopo passo, la porti alla meta. Aggiungerei di essere umile, pronta a imparare, tenace e determinata».

Quali skill deve possedere un founder, al di là del settore in cui si opera?
«Le skill sono svariate, soprattutto in un mercato complesso e dinamico come quello attuale, e spesso è difficile trovarle tutte in una persona. Ecco perché per me è stato fondamentale il gruppo di persone con cui ho condiviso il percorso aziendale. Il nostro punto di forza è la diversità di caratteri e di competenze e la comunanza di ideali e principi. Ovviamente non possono mancare preparazione, studio e tanto impegno».

Il Gruppo L&T ha sede in varie città e anche in Sicilia. Come portate un contributo alla comunità in termini di creazione di posti di lavoro?
«In Sicilia abbiamo stretto una collaborazione con uno spin-off universitario dell’Università di Catania che ci supporta sia con proprio personale sia nella selezione delle risorse da assumere. Il nostro obiettivo è creare in Sicilia un centro di ricerca e sviluppo che, oltre ad operare direttamente sul mercato, possa essere di supporto al network di imprese di cui facciamo parte. La tecnologia a disposizione ormai consente di collaborare pur essendo fisicamente lontani».

Lei è moglie, madre e manager: conciliare quindi si può? Quali le maggiori difficoltà?
«È possibile, ma servono tanta determinazione e organizzazione. Io amo il mio lavoro e ne traggo molte soddisfazioni: le difficoltà in queste condizioni si sopportano meglio. Cerco di trasmettere ai miei figli quanto sia importante impegnarsi e dare il massimo in quello che si fa. Poi io e mio marito ci siamo dati una regola fondamentale: quando siamo a casa lasciamo fuori le questioni lavorative e ci godiamo la nostra famiglia, che ci dà la carica per affrontare qualsiasi sfida».

Quali azioni mette oggi in pratica per favorire il benessere e una buona conciliazione casa-lavoro dei suoi collaboratori?
«La mia sensibilità nei confronti delle esigenze di conciliazione casa-lavoro dei miei colleghi è aumentata negli anni. Oggi comprendo di più l’esigenza di godersi appieno la vita anche fuori dal lavoro, come aver tempo per hobby, viaggi, svago o il desiderio delle colleghe mamme di passare più tempo con i propri figli. Oltre a impegnarci per mantenere un contesto lavorativo sereno, cerchiamo di essere flessibili negli orari, diamo la possibilità, quando ce n’è l’esigenza, di lavorare in smart working, abbiamo concesso riduzioni/variazioni di orario per agevolare la routine familiare, introdotto politiche di welfare aziendale e siamo intenzionati a continuare questo percorso».


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