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La CSR durante la pandemia e verso la ripresa

Priorità per aziende, brand e organizzazioni
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La CSR durante la pandemia e verso la ripresa

In questo periodo complicato la corporate social responsibility dovrebbe guidare la comunicazione e gli interventi più urgenti di imprese, brand e organizzazioni. Uscire dalla crisi fornendo contributi tangibili per il bene comune è diventato un obiettivo tanto importante quanto quello di limitare i danni economici e ripartire in ogni settore e livello aziendale. Le politiche Csr forti e coerenti sono diventate una pietra miliare dell’identità di molti marchi, con i loro clienti che si identificano fortemente con le cause sostenute dalle aziende.

La Csr ha iniziato il 2020 con l’enorme potenzialità di combinare obiettivi aziendali e sociali, creando nuove opportunità per i brand

Mentre ogni azienda deve affrontare la navigazione nel nuovo panorama economico per la sua sopravvivenza a lungo termine, ci sono anche sfide e opportunità a breve termine che possono essere affrontate utilizzando i valori della Csr

ESEMPI DI CSR DURANTE LA PANDEMIA
Ecco alcuni punti da considerare quando le aziende cercano di trattare con il proprio personale e la propria base di clienti, entrambi estremamente sensibili anche alle più piccole azioni intraprese per conto di un marchio.

Cominciamo con i collaboratori all’interno di un’organizzazione. La Csr è troppo spesso concepita per essere rivolta solo ai consumatori/clienti esterni, ma una buona responsabilità sociale inizia a casa propria. Le aziende dovrebbero per prima cosa concentrarsi sui loro collaboratori. La priorità assoluta dovrebbe essere quella di garantire il loro comfort e la la loro sicurezza.

Anche se non esiste una soluzione unica per tutti (ogni ruolo e spazio di lavoro avrà le sue caratteristiche specifiche), è fondamentale offrire ai collaboratori la massima flessibilità possibile per svolgere le proprie attività lavorative.

Per molti, ciò ha significato lavorare da remoto da casa. La “flessibilità” si estende anche all’orario di lavoro.

È anche importante essere consapevoli del fatto che il benessere dei dipendenti si estende alla salute mentaleNon possiamo negare che questi sono tempi stressanti per un gran numero di ragioni associate all’ansia per il futuro e alle paure legittime per la diffusione dell’epidemia. L’ultima cosa di cui il nostro staff ha bisogno è un ulteriore stress legato al lavoro. Le aziende devono riconoscere che al momento si applicano regole diverse e una parte di queste possono necessariamente comportare un approccio più rilassato a determinate prassi e regole che prima non avevano alcuna flessibilità.

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Occorre dunque porre una maggiore enfasi sull’ascolto del proprio staff. Proprio come ascoltare il feedback dei clienti è la chiave in circostanze normali, mantenere una comunicazione costante e aperta con i nostro collaboratori dovrebbe favorire un’atmosfera rilassata.

Per quanto riguarda l’esterno, ovvero i consumatori e clienti, se è fondamentale gestire la reputazione della propria azienda/organizzazione durante qualsiasi crisi, l’attuale minaccia presenta sfide particolarmente difficili.

Il nostro "pubblico" vuole semplicemente rassicurazione in qualsiasi forma. I brand dovrebbero resistere alla tentazione di aggiornare costantemente i clienti attraverso, ad esempio, i social media, aggiungendo inutile rumore all’ansia diffusa. La gestione dei social dovrebbe seguire la regola del “non esagere”, mantenendo una comunicazione semplice, positiva e breve.

GESTIRE LA CANCELLAZIONE DEGLI EVENTI 
Ci siamo ormai abituati ad annunci di cancellazioni di ogni tipo di evento o riunione immaginabile. Le cancellazioni dovrebbero essere sempre motivate dalla necessità di proteggere i partecipanti per evitare di metterli in pericolo.

NO ALL'AUTOPROMOZIONE O ALLA COMUNICAZIONE DI UN VANTAGGIO SCATURITO DALLE CIRCOSTANZE ATTUALI 
Questo dovrebbe essere un punto ovvio che si applica al 99% di tutti i brand, ma vale la pena ripeterlo: non è il momento dell’autopromozione. Anche la dimostrazione di un vantaggio finanziario derivante dalle circostanze attuali è tossica per qualsiasi marchio e non vale certamente i potenziali benefici (probabilmente immaginari).

Netflix, Uber Eats e pochi altri brand possono puntare su un marketing per attirare più abbonati, ma sono l’eccezione alla regola. Al di fuori di una manciata di tali esempi, la stragrande maggioranza dei prodotti e dei servizi non hanno alcuna relazione con i bisogni creati dalla crisi del coronavirus e cercare di crearne uno è rischioso, per non dire altro.

Il punto chiave è che non ci dovrebbero essere collegamenti reali o impliciti tra qualsiasi materiale promozionale e la crisi sanitaria che tutti noi affrontiamo, che dovrebbe essere trattata solo come un problema grave per tutti.

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CONTRIBUTI E DONAZIONI
Dare quando, dove e quanto si puòNon solo contributi in denaro, anche se ovviamente è sempre utile, ma di beni, materiali e tempo di volontariato. Basta guardarsi attorno per individuare un’organizzazione in qualsiasi comunità che accetti con gratitudine qualsiasi aiuto si possa fornire.

MANTENERE LA COMUNICAZIONE CSR IN UN UNICO SPAZIO
Una comunicazione efficace legata alla Csr è condotta a lungo termine. Dopo aver raccontato il nostro impegno in ambito di responsabilità sociale, è importante individuare un unico posto in cui conservare i nostri contenuti. Potrebbe essere utile una spazio redazione online sul nostro sito da aggiornare costantemente con le notizie legate alla nostra azienda/organizzazione e per condividere le azioni in cui si muove il nostro brand.

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