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Piano B: 7 consigli per gli over 40

I consigli Intoo, la società di Gi Group attiva nei processi di sviluppo e transizione di carriera, per affrontare con consapevolezza il passaggio da un lavoro in azienda a una condizione autonoma, come freelance, consulente o microimprenditore
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Piano B: 7 consigli per gli over 40

Avete superato i 40 anni, maturato competenze ed esperienza e magari ancora un sogno nel cassetto? È il momento di iniziare a pensare a un piano B sul lavoro perché è cruciale oggi essere sempre proattivi rispetto al proprio sviluppo professionale.

Parola di Intoo, la società di Gi Group leader nei processi di sviluppo e transizione di carriera, che segnala quanto sia importante dedicarsi al proprio piano B mentre si lavora e si è in una fase positiva, prima di tutto continuando a mantenersi aggiornati, confrontandosi con esperti sulla materia su cui ci si vorrà focalizzare, acquisendo certificazioni.

“In un contesto in cui il cambiamento fa parte della quotidianità lavorativa, l’aggiornamento costante delle competenze a tutte le età è un dovere sempre più individuale delle persone e un tassello cruciale per progettare il cosiddetto piano B – commenta Cetti Galante, Amministratore Delegato di Intoo –. Fondamentale è essere consapevoli che non si improvvisa e che soprattutto non si tratta di un ripiego, ma che può essere il motore in grado di alimentare una nuova fase lavorativa; va progettato con cura, valutando con lucidità la realizzabilità, le possibilità di tenuta nel tempo e costruendosi credibilità in anticipo”.

Di seguito i consigli Intoo per iniziare a considerare un passaggio da un lavoro in azienda a una condizione autonoma, come freelance, consulente o microimprenditore, anche in franchising:

1) Si deve partire da una profonda e ampia autoanalisi delle proprie capacità, al fine di capire la spendibilità delle proprie caratteristiche professionali e personali in un percorso autonomo/imprenditoriale con particolare valutazione su 5 elementi: competenze distintive da offrire sul mercato con punti di forza e aree di miglioramento, qualità e forza dei contatti professionali maturati, livello di autonomia, capacità organizzativa e di gestione dell’imprevisto.

2) Serve poi un’autentica riflessione sulla motivazione personale al cambiamento, nella consapevolezza che una condizione autonoma comporterà un nuovo equilibrio economico e di vita che richiederà un diverso mindset per affrontarlo e, quindi, onestà nel capire quali sono i valori, i bisogni e i desideri che si vorrebbero soddisfare con questa scelta lavorativa. Questo “scopo” ultimo sarà il vero motore anche per affrontare i momenti difficili.

3) Occorre, poi, riuscire a identificare chiaramente la propria proposizione al mercato: quale servizio o prodotto andrò a offrire? Come? Quali sono gli elementi distintivi e a quale target rivolgersi.

4) Prevedere di investire tempo ed energie per accreditarsi e iniziare a farsi conoscere. Per “preparare il terreno” l’attività sui social media è strategica per la risonanza che possono offrire e nel mentre è altrettanto fondamentale preparare chiari messaggi di presentazione e di comunicazione.

5) Tra gli errori da evitare in partenza, specie se si sta valutando di lanciare un’attività microimprenditoriale da soli o con altri, il primo riguarda il timore che l’idea venga copiata e, quindi, il rischio di non confrontarsi: invece, il confronto con altri professionisti è cruciale per capire le possibilità di successo dell’idea, se il bisogno esiste, come portarla sul mercato, come commercializzarla, per quale target e con quali condizioni.

6) Inoltre, l’idea non deve essere considerata immutabile: una nuova iniziativa è un cantiere sempre aperto cui applicare tecniche del mondo delle startup, come ad esempio la tecnica del business model canvas per valutarla da tutti i punti vista, focalizzare bene il concetto di valore che si va a offrire e da qui intuire i cambiamenti da apportare, le migliorie, a volte anche i drastici cambi di direzione. Non bisogna, dunque, ostinarsi sull’idea di partenza, ma tenere conto di tutte le evidenze in corso d’opera.

7) Last but not least, predisporre un piano di lavoro - che potrebbe non essere ancora un vero e proprio business plan – ma che serve come bussola di riferimento, come strumento di comunicazione verso potenziali soci e partner, per tener traccia dei vari step di evoluzione del progetto, per mettere a terra e verificare sia la coerenza delle varie scelte decisionali sui vari fronti, sia la completezza della valutazione dell’idea di business.

“Identificare e scegliere qualcosa che ci dà energia è uno dei segreti per trovare un nuovo equilibrio con un piano B”, conclude Galante. “È indubbio che questo processo può aiutare ad avere anche un paracadute in caso di necessità, ma è prima di tutto una straordinaria occasione per essere protagonisti del proprio sviluppo professionale o per un rilancio. Apertura al cambiamento e capacità di confronto sono le chiavi di volta per affrontarlo”.

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