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6 consigli per ricominciare nel lavoro e nella vita

Come allenare la nostra restartability
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6 consigli per ricominciare nel lavoro e nella vita

La restartability, come dice il nome composto in lingua inglese, è la capacità di ricominciare. Da quando il mondo è diventato più incerto, ma anche più ricco di possibilità (molte delle quali positive), le circostanze in cui vogliamo o dobbiamo ricominciare sono aumentate al punto che è diventato utile definire bene questa capacità e aiutare le persone ad apprenderla.

Saper ricominciare nel lavoro e nella vita renda più liberi di scegliere, dà potere e aiuti a trovare se stessi, mentre la paura di cominciare daccapo agisca come una camicia di forza che immobilizza e non permette di evolvere né di andare avanti. Naturalmente c’è sempre la possibilità di non ricominciare, ma non è mai l’alternativa migliore.

Fortunatamente, si può imparare a ricominciare e a dilatare, per così dire, la propria capacità di affrontare nuovi inizi senza aspettare il giorno in cui se ne ha bisogno per impegnarsi a farlo. Infatti, anche quando il nuovo inizio è frutto di un evento fortunato (promozione in un nuovo ruolo, cambio di azienda o di città per andare in una che preferiamo, matrimonio eccetera), può comportare stress. Figuriamoci quando è frutto di un colpo della sorte (si viene licenziati, ci si separa eccetera) o di un insuccesso (si deve chiudere un’attività o cambiare carriera). In qualunque situazione si ricominci, poter agire rapidamente e con sicurezza presenta dei vantaggi. Per questo consiglio di sviluppare questa capacità prima di averne bisogno, in modo da essere pronti quando servirà. Se questo non è stato possibile, la seconda migliore cosa da fare è apprenderla appena ci si rende conto che è necessario ricominciare.

Fino a poco tempo fa c’erano due caratteristiche considerate indispensabili nel mondo del lavoro. La prima era l’employability (impiegabilità), la caratteristica di chi possiede le competenze richieste dal mercato del lavoro. Per essere employable bisogna aggiornare le proprie competenze e ampliarle continuamente, prestando attenzione a ciò che il mercato richiede. La seconda era la career self-reliance, cioè l’autosufficienza nella gestione della propria carriera. Chi possiede questa caratteristica si fa carico direttamente del proprio percorso professionale e della propria carriera, non si aspetta che siano altri a suggerire cosa fare. È importante sapere che a queste due caratteristiche si è affiancata la restartability, cioè la capacità di affrontare i nuovi inizi. Nel mondo vuca l’alfabetizzazione di base di ciascuno di noi dovrebbe comprendere questa triade di capacità.

COME RICONOSCERE I RESTARTABLE IN 12 PUNTI 

I restartable sono persone capaci di ricominciare. Alcuni ricominceranno molte volte, altri poche, ma loro sono pronti. Se cercate di identificarli o volete emularli, ecco i marker inequivocabili che li contraddistinguono.

1. Sanno che il mondo accelera e che cercare di fermarlo è inutile. I restartable sono persone pragmatiche che sanno adeguarsi all’ambiente. Non perdono tempo a rimpiangere tempi più tranquilli e statici.

2. Si automotivano. I restartable non si aspettano che siano gli altri a motivarli a ricominciare. La motivazione la trovano da soli e ne gestiscono le inevitabili oscillazioni.

3. Sono aperti al nuovo. I restartable non giudicano e, sospendendo il giudizio, si concedono il tempo di comprendere prima di formarsi un’opinione. Usano frequentemente dire: “Perché no?”; “Dimmi di più”; “Aiutami a capire perché”.

4. Sono attenti al contesto. Quando si ricomincia, la prima cosa da fare è capire le regole (scritte, ma soprattutto implicite), le competenze chiave e i valori del nuovo contesto. I restartable sono molto abili nell’orientarsi in una nuova situazione perché prestano attenzione alle dinamiche sottese e riescono a “leggere” il contesto che li circonda.

5. Apprendono senza ansia. Se non sanno fare qualcosa, i restartable non si spaventano, non si sentono inadeguati, non hanno paura di fare brutta figura o di non apparire all’altezza. Se ci impiegano un po’ ad apprendere, non si fanno prendere dal panico. Si rimboccano le maniche, si danno obiettivi realistici (vedi punto 7) e si fanno aiutare (vedi punto 8).

6. Apprendono da tutti. I restartable mostrano rispetto per tutte le persone con le quali hanno a che fare e, quando stanno imparando qualcosa di nuovo, sono capaci di apprendere da chiunque con naturalezza: sanno che quando si impara, l’unica gerarchia è quella della conoscenza (riferita alla specifica competenza che si sta acquisendo).

7. Non hanno aspettative irrealistiche. L’ambizione è utile, ma se è esagerata lascia perennemente insoddisfatti. I restartable sanno che non si passa da principianti a esperti in un attimo. Le loro aspettative realistiche li aiutano a darsi obiettivi raggiungibili e a sopportare qualche inevitabile frustrazione iniziale.

8. Sanno chiedere aiuto. I restartable sono capaci di farsi aiutare perché sanno come chiedere (in modo chiaro e con gentilezza) e cosa chiedere. Sanno che farsi aiutare è come ballare un valzer: bisogna essere in due ed essere affiatati. Quando vengono aiutati esprimono sincera gratitudine e cercano di ricambiare insegnando agli altri qualcosa che sanno.

9. Sono umili e orgogliosi. I restartable sono umili perché hanno consapevolezza del fatto che quando si ricomincia si diventa principianti, indipendentemente da età e status sociale. Allo stesso tempo hanno una buona autostima, sono orgogliosi di quello che hanno appreso in precedenza e desiderano metterlo a disposizione.

10. Hanno il loro gruppo di supporto. I restartable possono contare su un gruppo di “tifosi” che li sostiene, perché i nuovi inizi sono faticosi e anche le piccole vittorie vanno celebrate. La motivazione intrinseca e la capacità di darsi la carica da soli sono fondamentali, ma avere dei supporter è di grande aiuto.

11. Sono esploratori. I restartable sanno che per ricominciare bisogna conoscere il mondo e che questo avviene ampliando gli orizzonti; perciò si trovano a loro agio ovunque e con persone di tutti i tipi, senza distinzione di età, genere, estrazione sociale, religione ed etnia.

12. Sono ottimisti. I restartable sono persone positive e ottimiste, che vedono opportunità dove gli altri vedono problemi. Qualcuno di loro è così per natura, molti lo sono diventati con l’allenamento.

6 BUONE ABITUDINI PER ALLENARE LA RESTARTABILITY  

Se volete diventare restartable ci sono cinque abitudini da cui partire: consideratele come le fondamenta. Per padroneggiarle ci vorrà un tempo variabile, da alcuni giorni ad alcuni mesi, a seconda del vostro punto di partenza, ma la buona notizia è che inizierete a vedere miglioramenti quasi subito, soprattutto nel vostro atteggiamento mentale verso i nuovi inizi.

Abitudine n. 1: imparare cose completamente nuove. Quando avete imparato qualcosa da zero l’ultima volta? Da zero significa che si trattava di qualcosa che vi ha portato fuori dalla vostra comfort zone di apprendimento. Per esempio, se siete avvocati e avete cercato di capire come funziona un programma informatico di cui non sapevate nulla, conta, mentre se avete studiato l’ultimo testo di legge, non conta. Servono allo scopo anche cose non particolarmente complicate (come funziona un nuovo elettrodomestico oppure come si monta un mobile dell’Ikea, se non lo sapete già fare) e va benissimo anche l’apprendimento di attività manuali (per esempio, imparare ad aggiustare una bicicletta), purché vi abbiano costretto a partire dalle nozioni base. Per aumentare la restartability dovreste cercare di cimentarvi con qualcosa di completamente nuovo almeno una volta al mese, meglio ancora una alla settimana, meglio se variando parecchio l’ambito di apprendimento. Il punto non è infatti di accumulare conoscenze nuove (anche se poi magari vi tornerà utile), ma di rimuovere timori e resistenze all’approccio del nuovo, di padroneggiare il meccanismo con il quale si impara partendo da zero e di ridiventare principianti (molte persone oltre i 50 anni non sono principianti da due o tre decadi). Infine, assicuratevi di saper imparare da chiunque. Per esempio, quando è stata l’ultima volta in cui vi siete fatti insegnare qualcosa da uno stagista poco più che ventenne, da una persona che ha meno titoli di studio di voi o che fa una professione completamente diversa? Rifletteteci.

Abitudine n. 2: rompere la routine. In una famosa storiella raccontata dallo scrittore David Foster Wallace ai laureandi del Kenyon College, due giovani pesci che nuotano incontrano un vecchio pesce che nuota in senso contrario. Questo fa loro un cenno, dicendo: “Salve ragazzi, com’è l’acqua?”. I due pesci continuano a nuotare per un po’, poi uno di loro guarda l’altro e chiede: “Che diavolo è l’acqua?”. Ci sono molte interpretazioni possibili, una delle quali è quella secondo cui, quando qualcosa ci circonda giorno dopo giorno, perdiamo la capacità di vederla. La nostra routine, fatta di tante routine quotidiane, è come l’acqua per i pesci: così naturale da parerci inevitabile e immodificabile. È buona prassi fare un elenco delle proprie abitudini e poi, coscientemente, cambiarle: percorrere una strada diversa per raggiungere l’ufficio, trascorrere le pause caffè con persone che non siano sempre le stesse, telefonare a qualcuno di insolito per fargli un saluto, modificare il modo in cui ci laviamo i denti. Quando si ricomincia si devono spesso cambiare molte abitudini e se non lo si sa fare è un problema.

Abitudine n. 3: circondarsi di persone aperte al cambiamento. Le persone di cui ci circondiamo influenzano il nostro umore, i nostri atteggiamenti e i nostri pensieri. Se si è tra persone che temono i nuovi inizi, che credono nel progresso lineare, che amano fare sempre le stesse cose e magari anche avere le stesse frequentazioni, si finisce per diventare chiusi e abitudinari. Per fortuna, è vero anche il contrario. L’obiettivo fondamentale è quindi quello di avere intorno a noi prevalentemente persone (amici, familiari, colleghi) aperte nei confronti dei nuovi inizi e dei cambiamenti. Mi direte che non si può scegliere tutti. È vero, ma allora, almeno diluite le persone chiuse che frequentate aumentando il numero di quelle aperte. Le persone che incoraggiano la cautela dicendoci: “Rischi di andare a stare peggio” oppure “Non lo ha mai fatto nessuno” devono essere una voce fuori dal coro che, invece, vi suggerisce: “Dai, provaci! Cosa aspetti?”.

Abitudine n. 4: imparare a capire il contesto. Per essere restartable bisogna adattarsi bene e velocemente al contesto, in altre parole capire le “regole del gioco”, “come si fanno punti” e “come si contano i punti”. Questo è importante perché, quando si ricomincia in una situazione nuova, non si può proprio dare per scontato che tutto funzioni come nella precedente. Vi sembrerà magari un errore banale, ma nella mia attività di coach ho incontrato un sacco di persone incapaci non solo di adattarsi, ma perfino di capire un nuovo contesto. Per allenarsi bisogna giocare a fare l’antropologo (chiedo scusa agli antropologi per la banalizzazione), cioè studiare le abitudini e i comportamenti di diversi gruppi di persone senza giudicarli e senza preconcetti, con l’unico scopo di capire le regole della “tribù” che state esaminando. Provate a chiedervi: “Cosa è incoraggiato in questo contesto?”; “Cosa è scoraggiato?”; “Cosa conta e cosa invece non è rilevante?”; “Chi ha successo e perché?”. Se lavorate in Amministrazione, per esempio, chiedetevi come funziona l’ufficio Marketing e viceversa. Non importa che in questo momento andare a lavorarci sia improbabile o contrario ai vostri desideri. Scoprirete che ciò che è apprezzato in un contesto può essere considerato negativamente o addirittura sanzionato (sottilmente o apertamente) in un altro.

Abitudine n. 5: uscire dalla propria bolla. Questa abitudine serve ad aprire le vedute frequentando, ogni tanto, persone diverse da noi per qualche aspetto importante. Analizzate le vostre frequentazioni abituali e identificate cosa le accomuna (di solito: la generazione, la professionalità, il livello di studi, la provenienza geografica). Procedete con l’assortirle nelle aree in cui sono molto omogenee. Per esempio, se avete più di 50 anni, trovatevi un mentore almeno 20 anni più giovane (meglio se fuori dalla cerchia familiare). Se siete tra i 20 e 50, trovatene uno più vecchio e magari anche uno più giovane. Avere un mentore di una generazione diversa servirà da spunto per apprendere alcune competenze che, per ragioni anagrafiche, si possiedono in misura minore o si hanno minori possibilità di praticare. Infine, una categoria particolarmente utile da frequentare sono le persone con opinioni (ipotizziamo politiche) differenti dalle proprie. Almeno una volta al mese, cercate di vedere una persona con cui sapete di non andare d’accordo su qualcosa di importante e ascoltate il suo punto di vista.

Abitudine n. 6: allenarsi in compagnia. Allenate la restartability insieme ad altre persone. Diventare restartable è come prepararsi per una maratona: in compagnia fate meno fatica e vi divertite di più.


Testo tratto da Il magico potere di ricominciare, Odile Robotti, Mind Edizioni.

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