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Un investimento in un settore nuovo? Le scuole internazionali in Italia

Negli ultimi anni sono sempre più numerose le famiglie italiane che cercano di far apprendere l’inglese ai bambini fin da piccoli e il sistema migliore è quello di metterli in un asilo o una scuola elementare bilingue.
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Un investimento in un settore nuovo? Le scuole internazionali in Italia

Se avessi tra i 25 e i 100 mila euro liberi, svincolati da ogni possibile bisogno nel medio termine, dove li investirei? Li investirei in una scuola privata internazionale, meglio se di lingua Inglese. Negli ultimi anni sono sempre più numerose le famiglie italiane che cercano di far apprendere l’inglese ai bambini fin da piccoli e il sistema migliore è quello di metterli in un asilo bilingue. Se poi si può, perché il gioco inizia a costare, si mandano i pargoli nelle scuole bilingui almeno fino alle elementari. Chi viaggia spesso o sogna di far fare l’università all’estero manda i ragazzi nelle scuole internazionali, quelle che, lasciando un International Baccalaureate aprono le porte di tutti i migliori atenei, europei e non solo.

Dove aprire una scuola e come? Dipende da dove si è in Italia. In un piccolo centro va bene iniziare con un asilo dai 2 ai 5 anni. Oramai tutti vogliono che i bambini parlino almeno l’inglese. È un must imprescindibile, quindi aprirei anche in provincia. Se si vogliono fare le cose bene bisogna avere personale madrelingua ed assumere, almeno i primi tempi, un consulente, possibilmente britannico o anche italiano, ma che abbia lavorato a lungo in scuole similari per impostare l’insegnamento, che è molto diverso da quello italiano. Poi servono libri e materiale in Inglese, computer e corsi di aggiornamento, oltre a una location con giardino.

Nei centri medi, diciamo in un capoluogo di provincia, aprirei un ciclo che va dai 2 ai 10 anni, massimo 13. I genitori italiani tendono a non capire il modello Inglese, dove non si ha differenziazione di istituto, ma ci si specializza via via che si cresce lasciando indietro alcune materie a vantaggio di altre e avviando fin dai 15 anni una sorta di specializzazione selettiva che porterà a un naturale indirizzamento universitario. Anche lo studio della storia è diverso e non tutti potrebbero apprezzarlo, quindi meglio restare “bassi”, rinforzando anzi lo studio dell’italiano in quinta elementare e alle medie, così da preparare i ragazzi al “salto” nei licei italiani, privati o pubblici che siano.

Via libera al ciclo completo (www.kimbolton.cambs.sch.uk) dai 2 ai 18 anni, invece, nelle grandi città, Roma, Milano, Torino, o anche in quei luoghi dove si ha una forte presenza di multinazionali. È tipico di queste famiglie infatti passare 4 anni al massimo in un posto per poi spostarsi per seguire la carriera dei componenti, più spesso il padre, ma non solo. I ragazzi devono poter andare in una scuola il cui curriculum sia riconosciuto universalmente, da Singapore ad Atlanta, e questo è tipico delle scuole britanniche e/o internazionali.

Si ha un forte turnover degli studenti e bisogna quindi assicurarsi con delle partnership e degli standard qualitativi alti, nonché con una posizionamento solido del brand, di avere un flusso costante di allievi. Le spese fisse infatti hanno un peso rilevante: in primis gli insegnanti, che devono essere per lo più di madrelingua e britannici, poi le attrezzature sportive, informatiche, scientifiche. Sono scuole all’avanguardia dove i genitori arrivano da ovunque nel mondo e il benchmarking è feroce. Infine le certificazioni, importanti nel mondo delle eccellenze accademiche e molto costose.

Le fee di queste scuole sono alte, molto alti, ma spesso coperte come benefit dalle aziende e questo assicura un buon cashflow. Avere collegamenti istituzionali (ambasciate, consolati) e un buon network con le grandi imprese sul territorio è base imprescindibile.

Discorso a parte hanno le boarding schools (www.felsted.org), ossia i collegi dove i ragazzi restano anche a dormire. Si assiste a un aprirsi di queste scuole anche in Italia, anche se è un trend recente, quindi ancora da sfruttare in pieno. Per le famiglie che hanno degli spostamenti a medio/lungo raggio frequenti può essere più interessante e producente lasciare i figli in un buon collegio, invece che trascinarseli dietro a mo’ di valigie, obbligandoli a cambiare scuola, ambiente e amici ogni 2 anni. Oramai anche tanti italiani hanno questo tipo di carriera e ad alcuni cittadini del mondo piace avere i figli in Italia, dove magari possono tornare per le vacanze. Le scuole sono fatte all’impronta delle boarding school britanniche, hanno gli stessi criteri, un curriculum internazionale e sono, normalmente, site vicino Roma o Milano, ma non mi stupirebbe vederne aprire anche in campagna, dove gli spazi sono più ampi per favorire gli sport e il richiamo all’Italian dream, fortissimo (pensiamo alla campagna toscana).

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