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Airbnb: il viaggio non sarà più come una volta

Giacomo Trovato, amministratore delegato di Airbnb Italia, si confronta con noi: la ripresa del turismo internazionale e le sfide per il nostro Paese, gli alloggi unici, i poli di attrazione turistica e gli hub per i nomadi digitali
  • Data 03 nov 2022
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Airbnb: il viaggio non sarà più come una volta

Quali sono i trend più importanti, in termini di modalità e aspettative legate all’esperienza di viaggio, che Airbnb ha registrato in questo periodo di ripresa del turismo, dopo lo shock della pandemia?
«Prima della pandemia, l’attività di Airbnb era incentrata sui viaggi oltre confine, da una nazione all’altra, e questo rappresentava l’80% del nostro business. A seguito della pandemia questo tipo di viaggio ha avuto un’interruzione. Si sono innescati di conseguenza due grandi fenomeni: il primo è stato il viaggio in macchina, e non più in aereo, nel raggio di un serbatoio di benzina. Le destinazioni, poi, non erano necessariamente le grandi città ma le zone non urbane, in case molto grandi con amici e familiari, con la durata del soggiorno che aumentava, grazie anche al legame non più così vincolante con l’ufficio. Non siamo solo una compagnia di viaggi, ma anche una via attraverso la quale vivere il lavoro da remoto, quindi da qualsiasi luogo: basti pensare che nel secondo trimestre del 2022 i soggiorni a lungo termine (28 giorni o più) sono ancora la nostra categoria in più rapida crescita rispetto al 2019: sono infatti aumentati del 25% rispetto al 2021 e quasi del 90% rispetto a tre anni fa. Stiamo comunque assistendo a un ritorno del viaggio oltre confine e per destinazioni urbane, ma questi trend nati durante la pandemia sono destinati a rimanere. Sono aumentati anche gli annunci per le destinazioni non urbane, quasi del 50% rispetto al secondo trimestre del 2019, guidati dalla continua domanda di pernottamenti non urbani. Complessivamente, le notti e le esperienze prenotate sono aumentate del 24% rispetto al secondo trimestre del 2019, mentre gli annunci sono cresciuti del 23% nello stesso periodo, a dimostrazione di come la crescita dell’offerta continui a soddisfare la domanda».

Su cosa punta Airbnb per offrire un servizio innovativo in grado di rispondere alle nuove esigenze? E in che modo?
«Lavoriamo in modo diverso dagli altri operatori del settore. Pensiamo al classico modo di viaggiare, quello in cui selezioni una destinazione e le date del tuo soggiorno: oggi le persone sono molto più flessibili sulle loro mete. Ragionando su questo aspetto, abbiamo pensato di invertire la ricerca del viaggio: perché non aggiungere un secondo tipo di categorizzazione, basato sulla tipologia di spazio? Così sono nate le Categorie, la nuova modalità di ricerca che rende facile scoprire milioni di case di cui altrimenti non si sarebbe venuti a conoscenza. Le abbiamo introdotte a maggio e rispondono a un dato interessante riguardante gli alloggi unici, popolari in Italia e non solo. Soltanto negli ultimi due anni, infatti, dal 2019 al 2021, le notti prenotate in alloggi unici sono aumentate del 50% a livello globale. Tra i più popolari, ci sono trulli e dammusi, alloggi storici della nostra penisola».

Quali sono le specificità del mercato italiano, di cui lei è responsabile?
«L’Italia rappresenta un mercato dominato dai viaggiatori stranieri, dove il turismo domestico è poco sviluppato. I viaggi in Italia, poi, si concentrano nel periodo estivo: è necessaria una diversificazione dei flussi, da un lato in ottica temporale, dall’altro in chiave geografica. Per questo abbiamo lanciato il programma Live and Work Anywhere, con l’intento di individuare le destinazioni più adatte e collaborare con enti locali e aziende di promozione turistica per attrezzare e promuovere questi territori come dei veri e propri “hub” per nomadi digitali. Ne abbiamo selezionate 20 in tutto il mondo, di cui due in Italia, ovvero il Friuli Venezia Giulia e Brindisi con la sua provincia. Abbiamo poi avviato una collaborazione con Adsi, l’Associazione italiana dimore storiche: le prenotazioni nella prima metà del 2022 per queste strutture sono più che raddoppiate rispetto al 2019 e abbiamo visto aumentare il numero di host in questa categoria di oltre il 50%. Esse rappresentano in Italia una delle principali risorse per la ripresa del turismo internazionale e la dispersione del turismo con oltre il 90% delle dimore storiche attualmente presenti su Airbnb situate in zone rurali o poco densamente popolate. In Italia sono oltre 37.700 gli immobili storici privati, di cui oltre la metà (54%) in comuni con una popolazione inferiore a 20.000 abitanti e, nel 26% dei casi, addirittura sotto i 5.000 residenti. Ciò rende le dimore storiche non solo un polo di attrazione turistica fondamentale per il nostro Paese, ma anche il perno di un’economia circolare che pone al centro i borghi. Abbiamo lavorato con Adsi, dando un contributo di 1 milione di euro che consentirà ai proprietari di accedere a finanziamenti per interventi di recupero di immobili storici».

«Airbnb promuove i nuovi modi di viaggiare. Proprio l’adattabilità del nostro modello ci ha permesso di cavalcare le tendenze emerse dopo la pandemia»

Come sfruttare i punti di forza di un brand così apprezzato e gestire al contempo gli elementi critici, come la polemica sui centri storici delle grandi città?
«Airbnb promuove i nuovi modi di viaggiare. Proprio l’adattabilità del nostro modello ci ha permesso di cavalcare le tendenze emerse dopo la pandemia. Eppure, ci sono cose che non cambiano mai. Siamo e resteremo un’azienda che si basa sulla progettazione e sulla semplicità di utilizzo. Inoltre, miglioreremo costantemente l’esperienza sulla piattaforma: vogliamo che un host possa attivare un annuncio divertendosi e che gli ospiti quando prenotano trovino il sito intuitivo e interattivo. Il tema abitativo è importantissimo e siamo disponibili a dialogare in qualunque momento sulle possibili soluzioni. Ci siamo già mossi concretamente. Nella primavera del 2021, ad esempio, abbiamo promosso la locazione a canone concordato e gli incentivi per proprietari e inquilini offerti dal Comune di Milano. Abbiamo inoltre applicato migliorie sulla piattaforma per semplificare la prenotazione di affitti oltre i 30 giorni, organizzati da studenti, ricercatori, nomadi digitali e lavoratori in smart working. Il trend è cominciato nel 2019 ed è cresciuto oltre il 60% nel 2022, a dimostrazione di quanto questo orientamento sia in continua crescita».

Come è possibile cavalcare la digital transformation e l’innovazione nel settore turistico?
«Recentemente abbiamo introdotto AirCover, la protezione assicurativa più completa per i viaggi, sempre inclusa e gratuita. Per ogni soggiorno su Airbnb gli ospiti possono contare su garanzia di prenotazione e di check-in, garanzia di conformità e supporto h24. Un’altra innovazione è il Translation Engine, grazie al quale tutto il contenuto del nostro sito deve essere disponibile nella lingua dell’utente. Fino ad ora Airbnb traduceva automaticamente tutti i contenuti creati dall’azienda stessa, visualizzando il cosiddetto “user generated content” nella lingua originale in cui questo era stato creato. Per chi avesse voluto vederlo tradotto, era necessario cliccare il tasto “Traduci”. Translation Engine cambia questa concezione: tutti i contenuti, anche quelli creati dagli utenti, saranno automaticamente tradotti nella loro lingua. Il risultato finale è una traduzione di qualità più alta, che assomiglia a quella umana, piuttosto che a una traduzione generica fatta dal computer».

A livello manageriale, quali sono le sfide e le opportunità legate al suo ruolo?
«La sfida maggiore è sicuramente quella di riuscire a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico italiano all’interno di un sito come quello di Airbnb, che offre al viaggiatore l’opportunità di recarsi ovunque nel mondo. Un’altra grande sfida è quella di dialogare con le istituzioni italiane in un contesto regolamentare estremamente frammentato, in cui il turismo è disciplinato a livello nazionale, regionale e comunale e gli adempimenti richiesti sono spesso difformi in varie parti del territorio nazionale. Stiamo dialogando con le istituzioni per semplificare tale contesto normativo, promuovere la legalità e rendere il nostro sistema Paese sempre più competitivo».


Giacomo Trovato, amministratore delegato di Airbnb Italia



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