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Labour Issues Cida Adapt: il lavoro autonomo

Il primo numero di Labour Issues, l’Osservatorio sul Lavoro Cida in collaborazione con Adapt, si concentra sull’analisi dell’ampiamente stereotipato dualismo lavoro autonomo e subordinato
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 Labour Issues Cida Adapt: il lavoro autonomo

Vediamo in questo secondo articolo (il primo si è concentrato sul lavoro dipendente) uno stralcio, tratto dal rapporto, circa l’evoluzione del lavoro autonomo da 2007 a oggi.

L’Osservatorio sul Lavoro di Cida, in collaborazione con Adapt, l’associazione di studi e ricerche giuslavoristiche fondata da Marco Biagi, indaga il mercato del lavoro per analizzarne le trasformazioni legate alle nuove tecnologie, capirne le dinamiche sociali e gli effetti sui lavoratori, verificarne le interazioni con il diritto e la produzione normativa. 

L’analisi dei dati dell’occupazione, ai fini di cogliere le modifiche e l’evoluzione, nel tempo, del lavoro subordinato e del lavoro autonomo, non può non partire dalla distribuzione del totale degli occupati tra queste categorie.


Considerando nel dettaglio i dati relativi alla composizione degli occupati italiani nel terzo trimestre del 2020, i più aggiornati a disposizione, si evince che la maggior parte dei lavoratori sono dipendenti a tempo indeterminato. Tra i dipendenti (17.704), la maggior parte è a tempo indeterminato (15.057) e i restanti a tempo determinato (2.647). Gli indipendenti sono invece 5.114, per un totale di 22.818 occupati.

IL LAVORO AUTONOMO
Il lavoro autonomo (che ha sempre rappresentato, per la sua quantità, un unicum in Europa) passa in Italia da 6.020 unità del terzo trimestre 2007 a 5.084 del terzo trimestre 2020.


I fenomeni in atto nel lavoro autonomo possono essere meglio compresi, anche nelle cause e implicazioni economiche e sociali, distinguendo tra le diverse tipologie di lavoro di cui si compone questo gruppo.

L’andamento degli occupati per profili contrattuali evidenzia come le oscillazioni più consistenti dal 2007 al 2020 siano in negativo riferibili ai lavoratori in proprio, nello specifico il gruppo di lavoratori in proprio senza dipendenti, ma in minima parte anche per quelli con dipendenti.

Sono invece in crescita i liberi professionisti in entrambe le componenti, con o senza dipendenti. Si tenga poi conto che l’Istat classifica i collaboratori all’interno dei lavoratori autonomi non essendo prevista una specifica categoria statistica dedicata ai parasubordinati, per questo una parte consistente del calo dei lavoratori autonomi osservato è determinato anche dal calo dei collaboratori.


Emerge quindi un rafforzamento di una determinata tipologia di lavoratore autonomo, quello dei liberi professionisti (non necessariamente iscritti a un ordine professionale), che sono principalmente professionisti che svolgono un lavoro intellettuale, e una diminuzione dei lavoratori in proprio che pagano sicuramente i profondi cambiamenti che il settore del commercio ha subito nel corso degli ultimi anni.

Volendo approfondire maggiormente le diverse tipologie di lavoro autonomo, è possibile introdurre la categoria di dependent contractor, che secondo l’Istat descrive “coloro che negli ultimi 12 mesi hanno avuto un cliente da cui hanno ricavato almeno il 75% dei proventi e che stabilisce gli orari di inizio e fine giornata lavorativa”. Questi sono stimati in circa 452 mila occupati e sono coloro più al confine tra autonomia e subordinazione. Si tratta di una definizione che appare peraltro molto restrittiva: eliminando il riferimento agli orari e portando a due-tre i “clienti” preponderanti, la categoria potrebbe presentare numeri decisamente più elevati. A questi si affiancano circa 3,15 milioni di autonomi puri, 1,4 milioni di datori di lavoro e 334mila coadiuvanti familiari.

Continua a vedere l’analisi dei lavoratori autonomi e/o vedi altro consultando il rapporto.

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