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Smart working o telelavoro?

In tempi di Coronavirus parliamo tutti di smart working, ma più che altro si tratta di telelavoro
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Smart working o telelavoro?

L’emergenza Coronavirus di questi giorni ha imposto alle aziende di ripensare la modalità organizzativa del lavoro dei propri collaboratori e il primo jolly da giocare è stato quello del lavoro agile o smart working.

Per questo il Governo è intervenuto per rendere più immediato il ricorso allo smart working nelle aree considerate a rischio per l’emergenza Coronavirus. In tali aeree, per favorire il normale svolgimento dell’attività lavorativa, il Dpcm consente, in via straordinaria, l’attivazione dello smart working anche in assenza dell’accordo individuale.

Va però fatta una distinzione vitale: quello che le aziende stanno mettendo in campo in questi giorni è più che altro telelavoro anziché smart working.

Il telelavoro è infatti basato sull’idea che il dipendente abbia una postazione fissa, ma dislocata in un luogo diverso dalla sede aziendale. Per l’appunto, tipicamente a casa del lavoratore oppure strutture esterne organizzate. Poi ha di norma un orario ben definito. A questo seguono varie differenze legislative e normative.

Lo smart working è invece svolto all’esterno dell’azienda solo per una parte del giorno, della settimana e/o del mese. Si svolge in luoghi sempre diversi, prevede viaggi e trasferte. Poi ha di norma un orario flessibile. A questo seguono varie differenze legislative e normative.

L'Eurofund di Dublino ha pubblicato di recente lo studio Work-life balance and flexible working arrangements in the European Union, dedicato all'organizzazione flessibile del lavoro.

Mentre in altri paesi queste formule di lavoro (telelavoro e smart working) sono già da tempo molto praticate, da noi sono solo agli inizi.

Per avere un'idea (Fonte EWCS 2016), nell’Europa a 28 la Danimarca svetta per un 37% circa di lavoratori che lavorano a distanza (telelavoro, lavoro in mobilità più o meno occasionale) più o meno regolarmente, mentre in Italia siamo ultimi, con solo il 7% dei lavoratori.

Insomma, speriamo che almeno il Coronavirus ci porti una spinta a cambiare in meglio e rendere più in generale l’organizzazione del lavoro in tutte le nostre imprese più flessibile e adeguata alle esigenze dell’economia attuale e delle persone e aziende.



Manageritalia è da anni in prima linea su questo fronte, invitando aziende, manager e tutti i lavoratori a cogliere le opportunità del lavoro agile in tutte le sue forme, attraverso l’iniziativa Produttività & Benessere.

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