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Intervista a Giuliano Poletti: SERVE UN NUOVO LAVORO

Un cambiamento nelle relazioni tra lavoratori e impresa, il ruolo dei manager, le misure del governo. Ce ne parla il ministro del Lavoro
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Intervista a Giuliano Poletti: SERVE UN NUOVO LAVORO

Cosa dovrebbe cambiare nel mondo del lavoro in Italia oggi per andare verso una maggiore produttività delle aziende e un benessere migliore dei lavoratori?
«In termini generali, credo che sarebbe opportuno affermare una modalità nuova di considerare la relazione tra lavoratori e impresa, che non può più essere compresa nel tradizionale binomio conflitto-contratto. Oggi il lavoro ha sempre più dei contenuti di competenza, professionalità, creatività che richiedono una maggiore valorizzazione della relazione del lavoratore con l’opera, con il risultato. In termini più concreti, credo sia utile adottare modalità e strumenti che possano accrescere la produttività e, al contempo, migliorare il benessere dei lavoratori. Il governo si è mosso in questa direzione adottando delle misure».

In cosa consistono?
«A giorni entrerà in vigore il decreto che attua la norma dell’ultima legge di stabilità che prevede la tassazione agevolata al 10% per i cosiddetti “premi di risultato” fino a 2mila euro per i lavoratori con un reddito fino a 50mila euro lordi; somme che diventano esentasse se destinate a finanziare servizi di welfare (asilo nido, mensa, attività culturali). Insieme a questo, abbiamo presentato un disegno di legge collegato alla stabilità, attualmente all’esame del Senato, che traccia una cornice per favorire lo sviluppo del cosiddetto “lavoro agile”, ovvero una modalità flessibile di svolgimento del rapporto di lavoro subordinato per incrementarne la produttività, favorendo la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro».

Chi dovrebbe farsi carico maggiormente di porre le premesse per questo cambiamento?
«Per essere efficace, il cambiamento deve poter contare sul coinvolgimento di tutti i soggetti interessati – imprenditori, manager, lavoratori – in una logica di collaborazione, di partecipazione attiva e di assunzione condivisa di responsabilità. Non c’è dubbio comunque che un impulso importante possa venire dai manager, che hanno la responsabilità operativa di gestione delle attività imprenditoriali e quindi la possibilità di promuovere innovazioni organizzative che favoriscano il cambiamento».

Cosa pensa dell’iniziativa di Manageritalia Cambia il Lavoro con Produttività & Benessere?
«Mi sembra che il progetto vada esattamente in questa direzione e che sia un tentativo apprezzabile di affermare il significato dell’innovazione non come valore in sé, ma come strumento per valorizzare l’apporto dei lavoratori ai risultati dell’attività imprenditoriale e attribuire così una più forte centralità alle persone».

La nostra iniziativa prevede un programma chiamato InterAGEing, volto a diffondere la staffetta intergenerazionale nelle aziende italiane: cosa ne pensa?
«La compresenza e la collaborazione di lavoratori di generazioni diverse è un fattore essenziale per raggiungere buoni risultati. Lo scambio di esperienze, competenze, culture che avviene tra persone diverse per età e formazione, tra chi conosce bene le dinamiche e le esigenze dell’azienda e chi apporta energie fresche è una ricchezza, linfa vitale per l’attività dell’impresa. Penso che una gestione corretta ed efficace di questo scambio possa dare forza a processi organizzativi in grado di promuovere un miglioramento della competitività e della produttività aziendale».

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