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Il futuro del lavoro? Le 3 cose che gli italiani sognano

Uno studio di Kelly Services ha cercato di fare luce sulle questioni che maggiormente stanno interessando i lavoratori in questo momento, identificando gli aspetti più importanti nell’immediato futuro
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Il futuro del lavoro? Le 3 cose che gli italiani sognano

Il futuro del lavoro è un tema più che mai “caldo”. Negli ultimi anni sono stati scritti fiumi di parole e si sono svolte innumerevoli ore di dibattito sulla rapidità con cui il mondo del lavoro sta cambiando e su come sarà in futuro. Solitamente il dibattito è incentrato sul conflitto tra una visione distopica di un futuro in cui robot dotati d’intelligenza artificiale avranno reso tutti i lavori obsoleti e una visione più ottimistica, per la quale la tecnologia creerà incredibili opportunità di impiego, un miglior benessere e un senso di maggior realizzazione personale alle nostre vite lavorative.

Kelly Services, società attiva nella consulenza per le risorse umane che offre su scala globale servizi di outsourcing, HR, somministrazione e full time placement, ha voluto esplorare questo tema con una ricerca che ha visto protagonisti i lavoratori. I dati sono frutto dell’iniziativa EMEA Kelly Talent@work, il sondaggio rivolto a oltre 14 mila candidati in dieci paesi europei, tra cui l’Italia, con quasi 1.700 intervistati.

L’obiettivo dello studio è quello di capire in che direzione stiamo andando, far luce sulle questioni che maggiormente stanno interessando i lavoratori in questo momento e identificare gli aspetti più importanti nell’immediato futuro.

Lo studio è diviso in tre sezioni, che riflettono i tre temi chiave emersi nell’analisi: “Ambiente di lavoro umano”, analizza la crescente importanza dell’esperienza del lavoratore e della natura mutevole del coinvolgimento dei dipendenti all’interno dell’azienda; “Leadership stimolante” individua le qualità che, secondo i lavoratori, fanno di un leader un buon leader e rivela se i loro capi le possiedono e, infine, "Modi alternativi di lavorare” studia la realtà del lavoro flessibile e da remoto e si chiede fino a che punto i lavoratori cerchino aziende che offrano queste soluzioni.

1) Ambiente di lavoro umano 

Per chi è in cerca di un impiego è importante conoscere la realtà aziendale in cui si verrà inseriti. Lo studio di Kelly Services rivela che il modo in cui un’azienda tratta i propri dipendenti è il fattore che maggiormente influenza una persona in cerca di lavoro a candidarsi per una posizione (55% dei candidati), con un picco del 64% in UK e Irlanda. In Italia, la percentuale si ferma al 32%: è molto più importante il fatto che l’azienda si dimostri solida (ha risposto in questo senso quasi il 60% degli intervistati) e che vi siano concrete opportunità di carriera (51%).

Questo dato testimonia quanto sia importante il tema della reputazione aziendale: chi cerca lavoro oggi ha accesso a molte informazioni - attraverso siti, i social media, siti di recensioni o il passaparola - che saranno di aiuto per decidere se l’ambiente di lavoro, la cultura e l’esperienza del lavoratore siano in linea con le proprie aspettative. Per quanto riguarda l’Italia, la reputazione aziendale è stata indicata come un fattore “molto importante” nel 7% delle risposte, dal 49% come “abbastanza importante”. È invece “poco importante” per il 40% e “per nulla importante” per il 4%.

Gli aspetti più importanti che spingono una persona in cerca di occupazione ad inviare la propria candidatura sono le opportunità di formazione e crescita (elemento chiave per il 90% dei rispondenti), le possibilità di ricevere una promozione (86%), l’impressione che hanno del manager per cui andranno a lavorare (86%) e l’opportunità di lavorare in un orario flessibile (62%). Molti candidati hanno una visione piuttosto ampia su cosa s’intenda per esperienza del dipendente: ad esempio, il 30% cerca un dress-code informale.

Secondo la maggior parte dei candidati, ci si fa un’idea fin da subito. Nel nostro sondaggio, l’86% degli intervistati ha affermato che il trattamento ricevuto durante il processo di selezione è un punto fondamentale per decidere se iniziare una collaborazione con una determinata azienda. Questa percentuale è piuttosto omogenea in tutta Europa, sebbene si sia registrato un picco del 95% in Ungheria e Polonia. In Italia, è “molto importante” per il 15% degli intervistati e “importante” per il 53%. È “indifferente” il 20,7% dei candidati.

Il motivo più probabile per cui si abbandona un processo di selezione è l’aver ricevuto un’offerta da un’altra azienda. Il problema, in questo senso, sono i tempi di selezione eccessivamente lunghi, come indicato in uno studio del 2015 a cura degli economisti di Glassdoor per quanto riguarda l’Europa. Data la crescente importanza attribuita al trattamento ricevuto durante le fasi di candidatura e selezione, le organizzazioni devono concentrarsi su come strutturare i processi di selezione.

Legami e le relazioni interne sono importanti in quanto aiutano i dipendenti a svolgere bene il proprio lavoro. Vi sono diversi fattori che i lavoratori reputano utili ai fini del successo del proprio ruolo, ma il principale è quello di lavorare in un ambiente collaborativo, con il 92% degli intervistati che lo indica come significativo. Quest’aspetto risulta particolarmente rilevante per i lavoratori in Italia, Ungheria, Portogallo, Germania e Francia, sebbene questa posizione sia piuttosto condivisa tra tutti i rispondenti.

Altri fattori importanti sono disporre di un buon equilibrio tra vita professionale e vita privata e lavorare per un’organizzazione che mostri una visione e obiettivi chiari. I lavoratori in UK e Irlanda, Francia e Portogallo sono più propensi ad ambire al primo fattore, mentre Ungheria, Portogallo e Svizzera vedono come prioritario il secondo. Per quanto riguarda l’Italia, il fattore più importante è un ambiente di lavoro collaborativo (47,6% delle risposte). Seguono un buon equilibrio vita privata / lavoro (40,9%) e una visione e chiara (36,6 %).

Sondaggi esterni spesso testimoniano bassi livelli di coinvolgimento tra i dipendenti a livello globale; tuttavia, grazie al nostro studio, abbiamo potuto constatare che quasi il 70% dei lavoratori si sente dedicato e legato al proprio datore di lavoro. Questo vale in particolar modo per Polonia, Portogallo e Francia, mentre vale meno per Ungheria, UK e Italia, rivelandosi quest’ultima la nazione in cui i lavoratori si sentono meno legati al proprio lavoro (26%).

2) Leadership stimolante

Molte delle considerazioni su cosa renda un’azienda un ottimo luogo di lavoro hanno a che vedere con il tema della leadership.

Quel che solitamente si dice è che chi cerca un’occupazione si orienta verso un’azienda con dei valori, una visione e degli obiettivi con cui si sentano in sintonia e che si sentano di abbracciare, un’azienda che valorizzi il loro operato e li motivi a lavorare bene.

Un ruolo cruciale in questo ambito è svolto dai manager. Nel nostro studio, l’86% di chi cerca lavoro ha affermato che l’impressione sul manager per cui andranno a lavorare influenza la scelta di iniziare o meno

la collaborazione. Questa prospettiva è risultata particolarmente diffusa in Germania, Svizzera, Ungheria e Russia e meno condivisa in Portogallo.

Oltre il 90% dei rispondenti ha sottolineato che l’approccio di un’organizzazione alla formazione e allo sviluppo è un fattore determinante nella scelta rispetto all’azienda per cui andare a lavorare. Inoltre, alla domanda su cosa si aspettano dal loro datore di lavoro nei prossimi due anni, il 70% ha risposto di prediligere la possibilità di acquisire e sviluppare nuove competenze, mentre il 40% è in cerca di una promozione.

Il desiderio di acquisire nuove capacità è apparso maggiore in Germania e Svizzera, sebbene quest’aspettativa sia risultata particolarmente diffusa in tutti i paesi presi in esame dallo studio. Per quanto riguarda gli intervistati italiani, acquisire nuove competenze e ricevere un aumento di salario sono state le risposte più frequenti, rispettivamente con il 70% e il 41,3%.

Le qualità individuali che i lavoratori ricercano nei propri leader varia a seconda dei Paesi, sebbene onestà e senso di responsabilità siano le più auspicabili a livello generale. Il senso di responsabilità è la caratteristica di spicco in Francia, Italia, Polonia e Russia, mentre risulta meno rilevante in UK e Irlanda. L’ispirazione è un tratto importante in Ungheria, Russia, Polonia e Regno Unito. Un po’ a sorpresa, visto l’interesse nella creazione di un luogo di lavoro umano, l’empatia è rimasta sotto la media nella maggior parte dei Paesi, anche se ritenuta una caratteristica relativamente importante in Ungheria, Italia, Polonia e Germania.

3) Soluzioni di lavoro alternative

Grazie alla rivoluzione messa in atto negli ultimi vent’anni dalla tecnologia e dalla comunicazione, non è mai stato così semplice lavorare lontani dal tradizionale ambiente dell’ufficio. Tuttavia, sembra che il lavoro da casa sia un tema piuttosto controverso. Dal punto di vista del lavoratore, infatti, solo il 27% dei rispondenti al nostro sondaggio reputa la possibilità di lavorare da casa o da remoto un fattore importante nella scelta di un lavoro. Questa prospettiva non è diffusa ovunque, in quanto il 52% di chi cerca lavoro sia in Ungheria che in Polonia lo reputa al contrario un fattore determinante.

Nella maggior parte dei Paesi, il lavoro da casa non è considerato la norma: il 61% dei rispondenti dichiara di non avere la possibilità di lavorare da casa presso il posto di lavoro attuale. Scenario molto differente in Polonia, dove all’86% degli intervistati è stata offerta invece la possibilità di lavorare da casa.

Quali sono dunque i benefici che i lavoratori percepiscono nel fatto di lavorare in ufficio? Forse temono che lavorare da remoto pregiudichi le possibilità di crescita o promozione? Decisamente no, in quanto solo il 32% degli intervistati crede che essere fisicamente presenti in ufficio offra loro più visibilità o riconoscimento in azienda. Il dato italiano è ancora più basso, fermandosi al 29% degli intervistati.

L’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata risulta, anche in questo caso, un fattore interessante: mentre per il 58% dei rispondenti lavorare da casa è sinonimo di un miglior equilibrio tra vita privata e vita lavorativa (dato italiano 63,5%), per il 48% uno dei vantaggi del lavoro in ufficio è la possibilità di tenere separati lavoro e vita privata (dato italiano più basso, pari al 38,3%)!

Forse, il vero motivo per cui l’ufficio continua ad essere un opzione valida per i dipendenti è il fattore umano. Il 66% dei rispondenti dichiara di trovare l’interazione con i colleghi più semplice face-to-face, mentre il 45% apprezza la presenza in ufficio per il fatto di poter socializzare con altre persone, motivo per cui forse il 34% dei lavoratori che lavorano da remoto afferma di sentirsi isolato.

In generale, sembra si preferisca la flessibilità alla possibilità di combinare lavoro da casa e lavoro in ufficio. Solo il 13% dei rispondenti predilige il lavoro di casa o da remoto sempre, mentre il 55% sceglie la combinazione lavoro da casa-lavoro in ufficio. Questa preferenza è più forte in Ungheria e Russia, dove rispettivamente il 75% e 70% delle persone aspira a questo approccio flessibile. Per quanto riguarda gli italiani, preferirebbe un lavoro esclusivamente da casa solo il 5,2%, dall’ufficio il 35,9% e con una combinazione casa- ufficio il 58,9%.

La flessibilità è risultata essere un tema rilevante in tutto il nostro studio, con il 61% di chi è in cerca di lavoro che considera la soluzione flexi-time un fattore importante o molto importante nella ricerca di lavoro. In Germania e Ungheria questo rappresenta rispettivamente il 76% e 78% dei rispondenti. Un aspetto interessante è che il lavoro in proprio, come approccio flessibile al lavoro in sé e per sé, non è risultata un’opzione altrettanto apprezzata. Infatti, sebbene il 53% dei rispondenti abbia preso in considerazione la libera professione, solo il 18% intende diventare un freelancer. Detto ciò, un significativo 27% ha affermato di poterlo considerare in futuro, mentre solo il 20% lo ha completamente escluso, il che riflette un potenziale cambiamento di scenario. Per quanto riguarda l’Italia, il 13,7% ha risposto che ha preso in considerazione e ha intenzione di mettersi in proprio, il 27,3% che l’ha preso in considerazione ma che non ha intenzione di farlo, il 41,7% degli intervistati potrebbe consideralo in futuro, mentre il 17,4% lo esclude.

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