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10 regole per cambiare o trovare lavoro

Passi falsi da evitare e consigli non solo per quando si rimane senza occupazione ma per l’intera carriera professionale
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10 regole per cambiare o trovare lavoro

Trovare lavoro oggi è un vero lavoro. Chi ci è passato sa quanto è difficile oggi trovare da soli una nuova occupazione, soprattutto in un paese dove l’85% delle posizioni vacanti viene veicolato tramite il passaparola. Ci si muove in modo disordinato, veicolando cv inefficaci, ci si racconta male, si leggono le opportunità in modo non corretto, si affrontano i colloqui con troppa pressione emotiva e scarsa incisività e ci si scoraggia velocemente per i riscontri pressoché nulli di invii massivi del proprio cv a head hunter o aziende.

Le soft e hard skill che servono oggi a un manager per essere un buon manager sono molto evolute nel tempo. Pensiamo a quanto è diverso oggi lo stile di leadership dei buoni leader, alla complessità che ha la capacità di gestire le priorità, a quanto conta nei nuovi contesti globali la cross cultural communication. Pensiamo a quanto è importante essere aggiornati sulle tecnologie e sul digital, per quanto possono aiutarci a essere più efficaci nei processi e più veloci in quello che facciamo ogni giorno. Possiamo affermare che la cosa più importante per mantenersi spendibili nella propria azienda e nel mercato è l’aggiornamento costante, non solo in termini di hard skill, ma proprio di mindset, per cogliere continuamente quei segnali deboli che ci fanno rendere conto di avere avviato un processo di obsolescenza o comunque di non essere aggiornati, di essere meno flessibili, meno disponibili ad accogliere cambiamenti, meno curiosi.

Se questa è la prima cosa a cui dobbiamo stare attenti, possiamo provare a tracciare quali sono le 10 regole d’oro per cambiare o trovare lavoro? Vediamole insieme.

  1. Focalizzare il perimetro di azione nel mercato del lavoro: occorre chiarire che flessibilità geografica, retributiva, di ruolo e settore ho realmente, per evitare di scartare opportunità di lavoro che poi rimpiangerò. Ricordiamoci che più restringiamo la zona geografica e meno flessibili siamo sulla retribuzione più i tempi si allungheranno. Importante diventare più flessibili man mano che passa il tempo e i risultati non arrivano.
  2. Conoscere bene le proprie aree di forza e debolezza: essere proattivo nel colmare i gap senza aspettare un supporto esterno, sentire la responsabilità di essere aggiornato. Questo è un elemento chiave per non diventare obsoleto, per essere sempre spendibile nel mercato del lavoro di oggi. Come già detto, questa è la cosa più importante. Farsi continuamente una autovalutazione sul proprio grado di spendibilità sul mercato, misurare la propria curiosità, la velocità, la flessibilità. Un manager oggi deve conoscere le tendenze del momento nei vari ambiti, per essere efficace nei processi e mettere le tecnologie al suo servizio.
  3. Definire il proprio progetto professionale: cosa voglio e posso fare, e raccontarlo efficacemente (diciamo in 7 minuti?). Sarà questo speech che userò nei colloqui di lavoro. Avete fatto una prova davanti allo specchio? Sapete davvero raccontarvi in 7 minuti? E quanto è efficace questo racconto? Quando facciamo networking il racconto di noi stessi breve ed efficace è fondamentale per rimanere impressi nella mente dell’interlocutore. Occorre creare gli agganci a bisogni oggi non coperti. E la soluzione potreste essere voi, con le vostre caratteristiche e le vostre esperienze.
  4. Studiare una strategia per ogni canale di contatto con il mercato del lavoro: rivolgersi a un head hunter o contattare direttamente un’azienda richiede tecniche e strumenti diversi tra loro. Una lettera di accompagnamento a un cv per un head hunter è diversa da una lettera di autocandidatura per una azienda. Ma in entrambi i casi devo creare interesse. Perché chiedo di essere preso in considerazione? Qual è l’aggancio tra quello che ho fatto e quella specifica azienda?
  5. Preparare gli strumenti di comunicazione con il mercato del lavoro: in modo impattante e usando il tool giusto per i diversi canali di contatto. Quando usare un cv funzionale? Come fare un video cv? Come scrivere un profilo LinkedIn? Le regole d’oro per scrivere un cv non esistono, ma dal cv deve emergere che tipo di manager sono, come raggiungo i miei obiettivi, cosa mi contraddistingue. Un cv non deve essere solo una cronistoria di ruoli.
  6. Fare networking: il network personale per il manager è il patrimonio più prezioso da praticare ogni giorno ed è facile bruciarlo con una tecnica non corretta. Anche questa è una cosa che si impara. Ricordandosi poi di dare prima di chiedere.
  7. Fare personal branding: è un elemento chiave! Oggi gran parte del networking passa dai social: lì devo essere presente e devo posizionare me stesso. Siamo sicuri di sapere come si fa? Offro un quadro coerente di me su tutti i social? Essere ben presenti nel web è ormai indispensabile per essere trovato e contattato.
  8. Preparare attentamente i colloqui di selezione: rispetto a qualche anno fa si hanno meno opportunità di fare colloqui di lavoro quando si cerca lavoro. Per questa ragione i colloqui vanno preparati attentamente. Non devo limitarmi solo a dare una occhiata al sito web dell’azienda. Devo proprio studiare l’azienda. Bisogna parlare con chi ci lavora o ci ha lavorato recentemente e ancora una volta è il web che ci viene in aiuto. Devo conoscere davvero l’azienda che mi sta considerando, il linguaggio, gli acronimi, la struttura, i problemi aperti: andate su YouTube e guardate i video dei manager di quell’azienda quando hanno parlato in pubblico. Preparare un colloquio porta via una giornata intera: devo programmare la preparazione per dedicare questo tempo.
  9. Capire il mercato del lavoro ed essere flessibili: è importante conoscere i tipi di contratto oggi offerti, recentemente ci sono state riforme importanti e reiterate. Le aziende frequentemente oggi propongono contratti a termine: se il progetto merita non devo esitare. Ci sarà spazio per essere assunti a fronte di una buona prestazione. Sappiate riconoscere un’opportunità. La flessibilità è chiave per ritrovare o cambiare lavoro. Sono davvero pronto a reinventarmi? Se l’assunzione in azienda non è possibile a causa dell’età avanzata o della mancanza di specializzazione mi devo reinventare come consulente. Senza esitazione. In questo caso un buon checkup previdenziale è fondamentale per non rovinare la mia situazione contributiva pregressa. Se ho le caratteristiche giuste devo considerare anche le startup: avviare io una nuova attività o supportare una startup a crescere, magari utilizzando parte del pacchetto di uscita.
  10. Chiedere aiuto, farsi supportare: se è già qualche mese che provate a cercare lavoro e iniziate a sentirvi meno carichi non esitate a farvi supportare. Le società appartenenti a Aiso offrono programmi per i singoli manager che aiutano a posizionarsi e comunicarsi nel modo corretto. Sia con il career counseling per chi è azienda e vuole solo capire come muoversi meglio, sia con l’outplacement per chi è manager e sa che presto dovrà uscirne (che però ci può essere fornito solo su incarico dell’azienda dalla quale usciremo). Ancora oggi le aziende troppo spesso ricorrono all’outplacement solo per i casi più difficili nella negoziazione di uscita. Non è questo l’approccio ideale. Spesso poi le aziende scelgono la società di outplacement solo sulla base del costo, senza considerare la qualità effettiva del servizio. Anche i manager però sottovalutano l’importanza di un supporto professionale in fase di transizione di carriera. Solo uno su quindici accetta il supporto di outplacement che l’azienda gli offre, preferendo monetizzare il costo equivalente. Per poi pentirsi dopo 3-4 mesi.
    A quel punto le 10 regole d’oro saranno tutte applicate e voi avrete uno sparring partner che vi sostiene e vi mette in condizione di imparare e applicare le tecniche corrette, accelerando il rientro nel mercato del lavoro.

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