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Perché i manager odiano i colloqui di lavoro idioti?

Per profili con una lunga carriera alle spalle, certi processi di selezione non hanno senso: denotano scarsa professionalità, mancanza di rispetto per il candidato e cattive prassi. Chi ci perde? Prima di tutto l'azienda che seleziona
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Perché i manager odiano i colloqui di lavoro idioti?

Ieri ho pranzato con un amico francese, manager del settore delle tecnologie medicali, che avrebbe dovuto sostenere un colloquio di lavoro questa mattina dopo essere stato contattato da un’agenzia di recruiting internazionale specializzata in profili manageriali. 

“Sai una cosa, odio i selezionatori del personale”, mi ha confidato tranquillamente.

Il suo ultimo colloquio, un paio d’anni fa, era stato un disastro. Pare che la ragazza, giovanissima, leggesse addirittura una serie di domande prestampate, tra cui “Cosa farebbe se si trovasse in una situazione critica?”. Alla quinta, C. si è alzato di scatto andandosene. La ragazza lo ha rincorso chiedendo di rispondere all’ultima domanda “Mi potrebbe dire perché dovremmo assumerla?”. “Se fossi in voi, non mi assumerei MAI perché l’ultima cosa che voglio è lavorare per la vostra azienda” è stata la risposta gelida.

Hanno senso colloqui di questo genere per manager che hanno alle spalle 20 o più anni di esperienza manageriale, fatti oltretutto da una ventenne fresca di laurea? 

Il discorso si estende a tutti, ma per i manager ha ancora più valore.

In questo post Suzanne Lucas indica una serie di motivi per cui chi è alla ricerca di lavoro e viene contattato per una nuova proposta di collaborazione si può legittimamente spazientire, trovare a disagio o avere la sensazione di essere di fronte a persone irrispettose e poco professionali.

  • ignorare il curriculum o leggerlo in maniera superficiale (con il rischio di domande incoerenti);
  • non dare valore al tempo che il candidato sta dedicando a quell’azienda, protraendo colloqui, appuntamenti o richieste eccessive di disponibilità per il processo di selezione;
  • tirarla per le lunghe nel dare un feedback (quasi mai si forniscono riscontri nei tempi dichiarati, ma a volte si esagera);
  • ghosting (è la parola del momento: se molte persone spariscono dalla nostra vita, temporaneamente o per sempre, può essere snervante quando chi incontriamo per un colloquio di lavoro svanisce nel nulla, soprattutto perché una breve email non costa nulla);
  • scarsa professionalità di chi conduce i colloqui, spesso dovuta a una mancanza di preparazione per quel ruolo imputabile a qualcuno sopra di lui/lei. Chi fa colloqui in un certo senso fa PR per la sua azienda e dunque dovrebbe trasmettere un’idea positiva e affidabile della realtà che rappresenta.

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