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Osservatorio del Terziario: settori in ritardo

L’ultimo rapporto dell’Osservatorio del Terziario di Manageritalia si concentra sulla produttività nel Terziario di mercato e mette a confronto l’Italia e i principali partner europei su questo determinante fattore di crescita. Riportiamo la sezione che punta i riflettori sui singoli settori. Dopo aver visto quelli in crescita, ci soffermiamo su quelli in ritardo
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Osservatorio del Terziario: settori in ritardo

Dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio del Terziario di ManageritaliaCrescita del Terziario e Produttività”, dopo aver ripreso la parte sul processo di terziarizzazione e l’andamento della produttività dei fattori (Lavoro, Capitale e Produttività totale dei fattori, ossia l’efficienza del sistema produttivo) e quella sul confronto tra l’Italia e i principali partner europei, un focus sui singoli settori. Ci siamo soffermati su quelli in crescita, ora diamo uno sguardo a quelli in ritardo. 

SERVIZI DI INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE
Tra i settori che hanno sperimentato un ritardo importante nella crescita della produttività del lavoro in Italia, rispetto ai principali competitors europei, vi sono i servizi di informazione e comunicazione. Come evidenziato dalla Figura 7, il settore ICT si inquadra anche fra i settori appartenenti al Terziario di mercato con il livello più alto di valore aggiunto per ora lavorata, quindi ad alto potenziale innovativo e trainante anche per gli altri settori. Il ritardo dell’Italia in questo settore non appare associato ad uno scarso volume di investimenti.

Come mostra la Figura 14 (lato sinistro), infatti, la quota di investimenti in percentuale del valore aggiunto non si discosta molto da quella dei principali competitors europei nel periodo 2000-2018, risultando anzi sensibilmente maggiore di quella della Germania. Nemmeno la composizione di tali investimenti, distinguibili in asset tangibili (ICT e non ICT) ed asset intangibili (R&D e software), appare particolarmente differente in Italia, con un peso preponderante degli investimenti in asset intangibili, tipico del settore ICT. Come diretta conseguenza, anche lo stock di capitale in percentuale del valore aggiunto del settore, appare maggiore in Italia rispetto agli altri paesi (Figura 14, lato destro).

Differente appare invece la composizione della forza lavoro italiana in questo settore nevralgico. Distinguendo tra quote di lavoratori con alto, medio e basso livello di istruzione (Figura 15), emerge come il settore ICT italiano sia caratterizzato da una quota molto bassa di lavoratori laureati. Questo dato riflette in parte una tendenza della forza lavoro italiana nel suo complesso, ma può certamente incidere sulla capacità delle imprese italiane di adottare innovazioni di processo e tecnologie avanzate in grado di spingere l’efficienza produttiva (TFP), in un settore nel quale le competenze tecniche incidono particolarmente sulla produttività.

Operando una decomposizione della crescita della produttività del lavoro in questo settore, si può misurare il contributo dei vari fattori produttivi. Coerentemente con l’analisi sugli investimenti e sulla composizione della forza lavoro, la decomposizione presentata in Figura 16 mostra che il ritardo italiano nella produttività del lavoro dell’ICT è spiegato in larga misura da un apporto deficitario della TFP, visibile in particolare negli anni più recenti 2014-2018. Se infatti nel periodo antecedente alla crisi finanziaria 2008-2009 la produttività del lavoro del settore sembrava crescere ad un ritmo medio annuo comparabile a quello degli altri paesi considerati, con un contributo importante dell’efficienza produttiva (TFP), il periodo seguente è stato caratterizzato da un forte spinta negativa della dell’efficienza produttiva, che ha contribuito in modo decisivo alla stagnazione del settore in Italia.

Come anticipato nella discussione introduttiva a questa sezione, analizziamo anche il grado di adozione di tecnologie da parte delle imprese operanti nel settore ICT. In particolare, distinguiamo tra tecnologie di base (adozione di tecnologie cloud) e innovazioni di processo o tecnologie avanzate (utilizzo di big data per analisi interne e adozione di tecnologie di intelligenza artificiale, AI).

L’intelligenza artificiale e la robotica, per quanto ancora poco diffuse e concentrate nei settori high-tech, hanno il potenziale di rivoluzionare il settore dei servizi, come già hanno cominciato a rivoluzionare il settore manifatturiero. Alcuni studi mostrano infatti, attraverso evidenza aneddotica, il potenziale che queste tecnologie hanno di migliorare la produttività del settore (Bughin et al, 2017; Brynjolfsson, Rock e Syverson, 2017).

Questi dati sono coerenti con l’ipotesi che vi sia, nel settore ICT italiano, una certa riluttanza all’adozione di processi produttivi innovativi, che comprendano l’utilizzo di tecnologie avanzate.

Tale riluttanza può essere spiegata da diversi fattori: una cultura avversa a queste tecnologie presente nel management delle imprese operanti nel settore, una difficoltà pratica dovuta alla scarsità di una forza lavoro tecnicamente in grado di implementare tali innovazioni di processo, oppure una distribuzione dimensionale delle imprese operanti nel settore che non permette grandi investimenti nel capitale fisico ed umano necessario a rendere le tecnologie avanzate realmente produttive. L’interazione di questi fattori fa sì che il settore ICT abbia accumulato un ritardo di produttività importante, che non sembra potersi assottigliare in assenza di una politica settoriale volta all’innovazione e alla formazione di capitale umano altamente istruito.

ATTIVITÀ PROFESSIONALI, TECNICHE E SCIENTIFICHE (APTS) 
Anche le attività professionali, tecniche e scientifiche (APTS) sono fra i settori che hanno accumulato un ritardo importante nella crescita della produttività del lavoro rispetto ai principali competitors europei. Come il settore ICT, anche le APTS ricadono fra i settori del Terziario di mercato con un livello alto di produttività del lavoro (Figura 7), quindi ad alto potenziale innovativo e trainante per l’intera economia.

Anche in questo caso, il ritardo dell’Italia non sembra essere spiegato da un deficit di investimenti: la Figura 18 mostra una quota di investimenti in percentuale del valore aggiunto del settore APTS in linea con la media dell’Eurozona e superiore a quella della Germania, anche se inferiore a quella di Francia e Spagna. Essendo un settore knowledge intensive, anche le APTS sono caratterizzate da una quota preponderante di investimenti in capitale intangibile nel periodo preso in considerazione (2000-2018). Fra i vari competitors europei, spicca la quota investimenti della Francia, particolarmente superiore agli altri paesi, soprattutto per quanto riguarda il capital intangibile. A questa dinamica di investimenti, corrisponde uno stock di capitale che non differenzia l’Italia dagli altri paesi in modo particolare. 

Anche nel caso delle APTS, l’Italia si differenzia invece dai principali competitors europei per la bassa quota di lavoratori altamente istruiti occupati nel settore. Come emerge dalla Figura 19, la quota di lavoratori laureati si aggira intorno all’80% in Francia e Spagna, mentre risulta di poco inferiore al 60% in Germania e Italia. Come nel caso dell’ICT, risulta complicato addurre alla scarsa istruzione dei lavoratori del settore la causa ultima del ritardo italiano nella crescita della produttività del lavoro, ma sicuramente la carenza di una formazione avanzata può aggiungersi all’insieme di fattori che contribuiscono a rallentare la crescita.

La decomposizione della crescita della produttività del lavoro per le APTS rivela un ruolo preponderante della scarsa efficienza dei processi produttivi (TFP) e della carenza degli asset immateriali nel determinare il ritardo italiano. Come mostra la Figura 20, l’Italia sperimenta, nel periodo 2010-2018, una decrescita media annua della TFP intorno allo 0,5%, a confronto con una TFP pressoché stagnante negli altri paesi, fatta eccezione per la Spagna, in grande crescita. Nello stesso periodo, laddove gli asset intangibili (R&D e software) crescono in tutti i paesi (a ritmo rallentato in Francia, Germania e nell’Eurozona nel suo complesso, a ritmo sostenuto in Spagna), l’Italia non mostra segni di dinamismo. Questo dato aggregato per il periodo 2010-2018 risulta essere il prodotto di due dinamiche distinte: una crisi nel periodo 2010-2014 che ha investito il settore, seppur in misura minore, anche in Francia e in Germania, in corrispondenza con la doppia recessione 2008-2013 ed una ripresa molto debole nel periodo 2014-2018, dove è mancato un “rimbalzo” della produttività in grado di far ritornare l’Italia ai livelli dei suoi principali competitors.

Anche per le APTS, analizziamo il grado di adozione di tecnologie da parte delle imprese operanti nel settore. Non essendo disponibili le informazioni riguardanti l’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale, ci concentriamo in questo caso esclusivamente sull’adozione del cloud (tecnologia base) e sull’utilizzo dei big data (tecnologia avanzata). La Figura 21 mostra che le imprese italiane operanti nelle APTS hanno una propensione molto alta all’utilizzo di tecnologie cloud, anche in termini relativi agli altri paesi considerati. Tuttavia, la percentuale di imprese che dichiarano di utilizzare big data nelle loro analisi risulta decisamente più bassa di quella degli altri paesi. Come per il settore ICT, anche nelle APTS le imprese italiane non sembrano avere difficolta a dotarsi di tecnologie di base, il cui utilizzo non dipende da una forte interazione con il capitale umano interno all’azienda. Al contrario, emerge dai dati una certa riluttanza all’introduzione di tecnologie più complesse come quelle legate all’utilizzo dei big data, già constata nel settore ICT. Il divario nei confronti degli altri paesi, fatta eccezione per la Spagna, è in questo caso ampio, visto che una percentuale maggiore del 15% delle imprese in Germania, Francia e nell’Eurozona nel suo complesso dichiara di utilizzare big data, contro l’8% italiano. Le ragioni di tale riluttanza possono essere ipoteticamente ricondotte anche in questo caso (come per l’ICT) allo scetticismo del management delle imprese operanti nel settore ad aprirsi alle innovazioni di processo, alla difficoltà di implementare tali innovazioni in mancanza di capitale umano altamente istruito o alla predominanza di piccole imprese, che impedisce investimenti significativi e lo sfruttamento di economie di scala derivanti dall’adozione di tecnologie avanzate. 







LEGGI QUI L’INTERO REPORT DELL’OSSERVATORIO DEL TERZIARIO MANAGERITALIA: 
“CRESCITA DEL TERZIARIO E PRODUTTIVITÀ”

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