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Pianificare lo sviluppo per andare lontano

La necessità di un modello di sviluppo legato ai tratti distintivi di un paese
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Pianificare lo sviluppo per andare lontano

Nel 2019 la paura dell’altro sta prendendo il sopravvento, si parla sempre più di separazioni, di muri, di contrasti tra etnie, religioni e culture. La coesione, necessaria per migliorare, invece di divenire sempre più parte integrante dei sistemi politici nazionali e internazionali, diviene la paura da cavalcare per prendere il potere.

Questo probabilmente dimostra anche che l’intervento delle comunità internazionali realizzato fino ad oggi non ha sortito gli effetti per i quali è stato immaginato.

Nel 2019 siamo in grado di affermare con convinzione che lo sviluppo umano verso il quale un paese deve tendere non solo deve essere equilibrato e sostenibile, ma deve anche essere libero.

Per far sì che questo avvenga è necessario che un paese tenda non solo alla crescita economica, ma a una crescita su tre elementi - economia, sanità e istruzione - bilanciata e a lungo termine, rispettando primariamente le risorse materiali e immateriali dei paesi; ovvero a una crescita che non rinneghi le origini del paese, ma che si fondi sulla cultura dello stesso, le sue tradizioni, la sua religione, senza mai dimenticare di collegare le proprie caratteristiche alle prospettive dei mercati globalizzati a livello internazionale.

Superare l'idea di un modello unico

Gli errori commessi in passato legati alla supposizione che un modello di sviluppo fosse universale, applicabile a tutti i contesti, non possono più essere riprodotti. Oggi è necessario che il modello di sviluppo di un paese sia legato ai suoi tratti distintivi, alla sua storia, al suo ambiente culturale e socio-economico, e progettato e implementato dal paese stesso.

I fondi e le competenze internazionali restano ancora una chiave per avviare il processo di co-creazione dello sviluppo, diventando un volano di crescita, ma non l’unica permanente soluzione possibile. È necessario evitare che una situazione temporanea e contingente (l’immissione nel paese emergente di capitali, skills e tecnologie provenienti dai paesi avanzati) diventi lo strumento permanente di sviluppo del paese.

Le risorse estere materiali e immateriali devono essere utilizzate per la co-creazione di uno sviluppo indipendente, per la definizione congiunta del valore unico e insostituibile del paese e non di uno stato sociale irrimediabilmente dipendente dagli aiuti stranieri.

Gli attori che partecipano allo sviluppo di un paese, intesi alla maniera latina, sono tutte quelle organizzazioni, istituzioni, persone che agiscono per lo sviluppo umano delle aree. Si può essere attori dello sviluppo in quanto: promotori di un processo di crescita, fonte economico-finanziaria, regolatore dei processi, destinatario delle azioni, stakeholder o partner di un altro attore.

I diversi attori coinvolti

Come evidenziato nel volume Development Management of Transforming Economies, esistono nel processo di sviluppo differenti tipologie di attori: attori principali, secondari e di supporto; attori globali, regionali e locali; attori inter-governativi, governativi e non governativi; attori economici e sociali; attori tradizionali ed emergenti.

Non è semplice, quindi, fornire una classificazione della tipologia di attori di un processo di sviluppo che sia esaustiva, senza perdere di chiarezza ed efficacia espositiva. Per questo motivo abbiamo ritenuto maggiormente significativo distinguere le organizzazioni che partecipano al processo di sviluppo delle aree deboli secondo due caratteristiche fondamentali:

1. La natura ‘giuridica’ divisa in pubblica, privata o mista, e 2. L’area di azione, divisa in globale, regionale o locale.

Fig.1 - Development Actors Matrix Fonte: Sciarelli, Rinaldi, 2017.


Fonte: Sciarelli, Rinaldi, 2017.


Tra gli attori pubblici troviamo: gli Attori Inter-governativi globali e regionali e gli attori governativi.

Gli attori privati, anche detti non governativi (NGA), sono tutti coloro che agiscono per lo sviluppo in modo distaccato da qualsiasi governo, ossia la società civile, le ONG, le imprese, i movimenti sociali, le università private, le fondazioni private etc. In ultimo abbiamo gli attori pubblico privati, ossia tutte quelle fondazioni, associazioni, commissioni, imprese che sono fondate su partnership che vedono coesistere attori pubblici ed attori privati (PPP), come il Fondo Globale per la Lotta all’Aids.

Tutti questi attori che possono poi svolgere ruoli differenti e anche multipli - attori propositivi, attori di supporto, fonti economiche, regolatori di processi, controller ecc. - sono fondamentali per il processo di pianificazione congiunta dello sviluppo.




Fonte: Sciarelli, Rinaldi, 2018


L'Overall Development Management Model

L’Overall Development Management Model, riportato in Macro Management per le Aree Deboli del Mondo, non intende, quindi, essere una soluzione universale, ma semplicemente un metodo attraverso il quale ogni paese possa formulare un suo piano di sviluppo congiunto.

È strutturato attorno ad alcune caratteristiche di base, a partire dalla considerazione stessa dello sviluppo, inteso come sviluppo umano nel suo complesso, in cui si preveda quindi un equilibrio tra le diverse aree e che sia gestito in maniera strategica, con una prospettiva di lunga durata e un ruolo del paese che, in particolare modo nel medio-lungo periodo, sia totalmente indipendente da soggetti esterni.

Il modello si basa, inoltre, sull’ibridazione di approcci differenti: la programmazione strategica è basata sull’utilizzo di strumenti provenienti da sistemi differenti della scienza economica e gestionale e, all’interno del medesimo ambito del management, sono stati utilizzati strumenti differenti.

Punti di forza del modello

Uno dei punti di forza del modello risiede, poi, nella scomposizione del modello stesso in tre fasi temporalmente differenziate, che vogliono cogliere lo stato di Overall Development del paese.

Tra le caratteristiche, è opportuno rammentare l’approccio adottato, che, in una visione completamente sinergica di co-creazione di valore, non può che essere un approccio a due vie, top-down e bottom-up, in quanto il governo e le istituzioni in genere hanno certamente il compito di dirigere il paese in una dinamica top-down, ma, affinché lo sviluppo sia inclusivo, duraturo e stabile, devono necessariamente tenere conto delle istanze e delle necessità del territorio. Fondamentale, in questa prospettiva, è il coinvolgimento della popolazione, che rappresenta uno degli elementi davvero distintivi del modello proposto.

Obiettivi e priorità

L’obiettivo è, come suddetto, la definizione, per ogni paese, di un proprio peculiare processo di sviluppo congiunto. Da qui, la necessità di una crescente indipendenza degli attori pubblici nazionali da quelli internazionali, snodo fondamentale per il raggiungimento di una reale autonomia del paese nel proprio percorso di crescita. Nella nostra prospettiva, tale obiettivo si raggiunge attraverso la strutturazione peculiare dei piani di sviluppo, che devono essere non solo basati sulle caratteristiche del paese, ma anche orientati in base a quello che il paese stesso definisce come il proprio ordine di priorità.

L’Overall Development Management Model, quindi, rappresenta il processo metodologico per programmare e implementare lo sviluppo in modo congiunto, che aiuta un paese a raggiungere il proprio sviluppo bilanciato, sostenibile e libero, correndo insieme per arrivare lontano.

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