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Il Terziario torna a trascinare la crescita

Dall’ultimo Rapporto dell’Osservatorio Terziario Manageritalia, presentato il 15 febbraio, l’analisi su valore aggiunto e occupazione creati tra il 2010 e il 2019 premia il settore dei Servizi, cresciuto in maniera uniforme in tutto il Paese, come avvenuto nell’ultimo decennio pre-Covid
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Il Terziario torna a trascinare la crescita

Il Terziario è stato il vero motore della ripresa del paese nel periodo pre-pandemico e contribuisce in maniera preponderante all’economia di tutte le regioni e macroregioni, con un valore aggiunto maggiore rispetto agli altri settori. I Servizi producono oltre il 72% del valore aggiunto totale nel NordOvest e quasi l’80% nel Centro e nel Meridione. La quota minore di valore aggiunto del Terziario si riscontra nel NordEst. Questa uno dei risultati dell’analisi del terzo Rapporto, presentato il 15 febbraio, dell’Osservatorio Terziario Manageritalia.

L’Osservatorio del Terziario Manageritalia è promosso da Manageritalia, l’organizzazione di rappresentanza dei manager del Terziario. Per lo sviluppo dell’attività di analisi e pubblicazioni l’osservatorio si avvale di volta in volta dell’expertise di prestigiosi centri di ricerca ed esperti a livello nazionale e internazionale, alcuni dei quali compongono il comitato scientifico. L’Osservatorio sviluppa analisi, ricerche, sondaggi, pubblicazioni, dibattiti, convegni sul settore Terziario dell’economia italiana attraverso la valutazione dell’andamento dei vari settori del Terziario, con particolare enfasi sulle potenzialità che essi rappresentano per lo sviluppo sostenibile e la competitività del Paese.

Nel decennio precedente all’arrivo della pandemia (2010-2019) il Terziario di mercato è l’unico settore che sia cresciuto in tutte le macro-aree del Paese, sia in termini di occupazione creata che di valore aggiunto prodotto. A questo si affianca anche un aumento sistematico di peso avvenuto a spese principalmente del settore Costruzioni, settore che si presenta alla sfida Pnrr dopo un decennio di continua crisi che ha portato alla chiusura migliaia di piccole e medie aziende, col rischio che, a fronte di una quota elevatissima (oltre il 40%) di finanziamenti che il Pnrr riserva all’edilizia e alle infrastrutture, manchi la capacità produttiva ed un numero di addetti e di competenze necessari per gestire i progetti che a causa di incentivi e bonus stanno saturando l’offerta. L’industria in senso stretto ha perso quote di occupazione ma non di valore aggiunto, eccetto nel Mezzogiorno. Capitolo a parte per il Terziario non di mercato, ovvero l’impiego pubblico, che mantiene stabile la sua quota occupazionale ma vede il proprio peso scendere in tutto il paese per quanto riguarda il valore aggiunto in cui i Servizi valgono comunque oltre due terzi del valore aggiunto totale (Terziario non di mercato = comparti dei servizi in cui il ruolo dello Stato è maggioritario: Istruzione, Sanità, Amministrazione pubblica e Difesa).

Il grafico a dispersione in Figura 1 riporta la variazione relativa – in punti percentuali tra 2010 e 2019 – del peso di ciascun settore sia in termini di valore aggiunto che di occupazione. Ogni punto nel grafico cattura l’incrocio tra un macro-settore e una macro-area. 

Figura 1 – Variazione nelle quote di settore – Macro-Aree (2010-2019) Elaborazioni Osservatorio del Terziario su dati Istat.

Facendo la stessa analisi a livello provinciale il risultato conferma come pressoché tutta l’economia nazionale si sia mossa in maniera strutturale verso un maggiore peso del Terziario di mercato. Da un’analisi a livello provinciale per il Terziario di mercato, una sola provincia (Prato) si trova nel quadrante negativo (III) sia per incidenza di occupazione che per incidenza di valore aggiunto del Terziario.

La Figura 10 cattura una crescita/flessione strutturale nell’incidenza settoriale nelle economie locali in termini relativi. Valutiamo ora quanto accaduto in termini di crescita/flessione assoluta media annua. Nella Figura 2 riportiamo sui due assi i tassi di crescita medi annui di valore aggiunto e occupazione tra il 2010 e il 2019. Come in precedenza, ogni punto nel grafico cattura l’andamento di un macro-settore in una specifica macro-area.

La prima evidenza è che il Terziario di mercato è l’unico settore a registrare tassi di crescita di VA e occupazione positivi in tutte le aree del paese, essendo interamente contenuto nel quadrante in alto a destra (I), con una crescita media annua per il Nord e il Centro di quasi ’1.5% in termini di occupazione e inferiore all’1% al Sud e nelle Isole. Registriamo poi la performance particolarmente negativa delle Costruzioni, con conseguente perdita di capacità produttiva e di occupazione, prima che si diffondessero incentivi e bonus ristrutturazione che hanno ridato fiato a un mercato asfittico.

Tra il 2010 e il 2019 (decennio pre-pandemico), l’Industria in senso stretto ha esibito tassi positivi del valore aggiunto solo nel Nord del Paese ma sostanzialmente nulli nel Centro e nel Sud e Isolementre il numero di addetti ha esibito un trend negativo ovunque eccetto che nel Nord-Est, dove è risultato sostanzialmente invariato. Infine, il Terziario non di mercato vede tassi di crescita medi annui negativi per il valore aggiunto, soprattutto al Sud e Isole.

In sintesi, il Terziario di mercato, nel decennio pre-pandemico è il solo settore ad aver riportato quote in aumento e crescita positiva sia per VA che per occupazione in pressoché tutte le economie sia a livello regionale che provinciale.


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