Economia

Italia

Cambio di rotta

L'intervento del consigliere CIDA Lombardia Marco Ballarè al convegno l’inganno generazione - Il falso mito del conflitto per il lavoro - del 12 maggio nell’aula consiliare di Palazzo Marino, nel quale ha evidenziato quanto il problema generazionale dell’Italia sia dovuto al fatto che da troppi anni non c'è crescita economica, la produttività è in calo e l’occupazione è bassa per tutte le fasce d’età; ultima in Europa non considerando la Grecia
Print
Cambio di rotta

La situazione economica italiana è stagnante. Il Pil dopo essere cresciuto dal 2000 sino al 2007 è poi crollato.
L’occupazione è in calo o stabile, secondo i punti di vista. Gli occupati erano 22,4 milioni nel 2000, sono arrivati a 23,2 milioni nel 2008 e sono ritornati a 22,2 milioni nel 2013. Ora in lieve ripresa.
La produttività totale, fatto cento il 2000, è scesa nel 2016 in Italia a 94.5, unici a peggiorare la propria posizione. In Germania è salita invece a 109,2. Ecco spiegata la principale divergenza fra le due economie.
La sintesi di tutto questo indica che non siamo capaci di crescere, di favorire l’aumento del PIL e dell’occupazione e quindi della produttività. Abbiamo inoltre solo un quarto di aziende competitive nello scenario globale e capaci di creare e aumentare il valore aggiunto di prodotto. Difficile creare posti di lavoro, se non si aumenta il Pil e la produzione annua.  Difficile che tutto questo succeda nei settori e business a valore aggiunto, quelli che permettono di crescere e competere in modo vincente sui mercati globali. Impossibile che aumenti la produttività se non si aumenta il valore del prodotto e ancor più se non lo si aumenta nei business più innovativi dove, il valore aggiunto di prodotto, è percentualmente maggiore.

Da troppi anni non cresce la popolazione
Se non fosse per gli immigrati saremmo oggi molti di meno. Le ultime previsioni indicano una popolazione che non cresce, anzi, che scenderà ulteriormente, arrivando a poco meno di 54 milioni nel 2061. Rispetto alle previsioni di 5 anni fa, quelle attualizzate ad oggi vedono una perdita di 7 milioni di abitanti nei prossimi 40 anni. La perdita sarà tutta concentrata sui giovani e sulle età lavorative. Andiamo verso una accentuazione di squilibri strutturali generazionali e territoriali.
Non sono i vecchi che rubano il lavoro ai giovani, il problema è che non c’è lavoro, non c’è lavoro per elevate competenze e stiamo impoverendo le competenze dei giovani Non aumentano gli occupati e occupabili e ancor più quelli con elevate competenze. I giovani hanno una formazione inferiore a quella dei paesi più avanzati e poco capace di rispondere alle necessità delle imprese. Gli over 50 hanno aumentato ultimamente il loro livello di occupazione perché le aziende hanno anche bisogno di esperienze e competenze che non possono avere i giovani. Un imprenditore a capo di un fondo che finanzia lo sviluppo di startup recentemente diceva: “ogni startup che parte ha bisogno di giovani che innovano, hanno idee ecc., ma anche di almeno un valido manager over 50 per svilupparsi e crescere”.

La formazione non è all’altezza della situazione
In un’indagine di AstraRicerche per Manageritalia (settembre 2015) su un campione di quasi 1.200 dirigenti italiani del settore privato, i manager bocciano il sistema formativo italiano. Pensano, infatti, che la scuola italiana:
•    non sia meritocratica, non premi, valorizzi e metta in evidenza le qualità degli studenti migliori (68,3%);
•    non prepari i giovani in modo valido, secondo le necessità del mondo del lavoro (37,1%);
•    abbia bisogno di più dialogo con il mondo del lavoro (97,7%);
•    richiede maggiore qualità dei docenti, anche tramite nuovi criteri di selezione (97%);
•    necessiti anche di maggior riconoscimento anche da parte degli italiani del ruolo e dell’importanza del sistema formativo (95,6%, il 69,8% molto).

Anche per questo Manageritalia ha lanciato “food4minds”, un sistema di alternanza scuola-lavoro che mette in sinergia questi due mondi facendoli dialogare sulle competenze richieste dal mercato con i manager a fare da ponte. Infatti food4minds è innovativo perché parte dalle competenze richieste dal mercato e mette a confronto l’azienda e la scuola che collaborano su un piano preciso e condiviso nell’ambito del quale: l’azienda individua i formatori e la scuola inserisce i temi nei propri programmi formativi. Il programma porta manager e professionisti a scuola per fornire competenze tecniche, su materie non incluse nei programmi ministeriali, e competenze soft, le più richieste dal mondo del lavoro. Per esempio public speaking, project management, coding (elementi di programmazione), sviluppo di casi aziendali, lavoro in gruppo guardando anche allo sport, lavoro con il digitale, orientamento professionale e alla ricerca di un lavoro.

Deve cambiare il lavoro e l’organizzazione del lavoro
L’aumento della produttività e del benessere di persone e aziende passa sicuramente anche per una ridefinizione dei modelli e delle culture del lavoro, in primis delle relazioni industriali e del ruolo delle cosiddette parti sociali. Un cambiamento necessario per la grande maggioranza di manager e lavoratori italiani intervistati per Manageritalia da AstraRicerche e Duepuntozero Doxa nel 2012 e che passa per una serie di iniziative prioritarie da realizzare per essere più produttivi, secondo gli 840 manager e gli altri 642 intervistati: 
•    valutazione delle persone su merito e risultati raggiunti, secondo l’96% dei manager e l’88% degli altri intervistati;
•    gestione delle persone per obiettivi, per l’93% dei manager e l’81% degli altri intervistati;
•    più formazione (93% dei manager e 91% degli altri);
•    più gestione manageriale nelle aziende (92% dei manager e 72% degli altri);
•    gestione e organizzazione aziendale meno gerarchica e più collaborativa (87% degli intervistati);
•    maggiore conciliazione tra lavoro e vita personale (85% degli intervistati);
•    introduzione di programmi di welfare aziendale (77% dei manager e 81% degli altri).

C’è anche una forte necessità di collaborazione e scambio, non solo intergenerazionale, che coinvolga funzioni, competenze, generazioni diverse per portarle a lavorare meglio insieme. Solo organizzazioni specchio della società possono dare maggior senso e efficacia al lavoro.

Da troppi anni non investiamo sull’oggi e sul domani
Da decenni guardiamo più al particolare che al progetto generale, non abbiamo una strategia comune e stiamo sprecando anche la finestra offertaci dall’Europa in questi anni di crisi. Infatti, a fronte di interessi bassi, basso costo del petrolio e un cambio dollaro favorevole negli ultimi anni abbiamo solo messo pezze e spesso neppure di buona qualità. La politica non ha sfruttato nessuna occasione per fare le riforme. Quelle riforme che dovrebbero ridarci slancio e permettere al paese di crescere in tutti i sensi: dal punto di vista economico ma anche politico e sociale. L’economia italiana ha smesso di arretrare, ma non per questo segnala una ripresa. Rispetto al 2007, ultimo anno prima della crisi, il nostro Pil reale risulta ancora diminuito di circa l’8%. Il nostro debito pubblico è aumentato di quasi il 30% del Pil al 133%, mentre il tasso di disoccupazione è quasi raddoppiato dal 6,1% all’11,6%. Nonostante la ripresa dell’ultimo biennio, la produzione industriale resta in calo di quasi un quarto rispetto all’inizio della crisi nel 2008. L’Italia oggi vive un momento delicato: esposto in particolare sotto il profilo finanziario, il paese è di fronte a scelte complesse e inderogabili sul piano istituzionale, sociale, economico, culturale e, per farlo deve mettere in campo proposte coerenti e coraggiose. Dal 2007 ad oggi si sono succeduti ben sei governi, la media di uno ogni 18 mesi. Inutile evidenziare quanto deleteria sia questa instabilità perenne, che non garantisce alcuna programmazione reale delle misure di politica economica, necessarie per portare l’Italia fuori dalla crisi.

Il responsabile appello sociale dei manager
In questo contesto i dirigenti e le alte professionalità rappresentate da Cida hanno ritenuto che sia compito della classe dirigente, assumere un nuovo protagonismo e offrire al paese la propria visione. Abbiamo quindi ritenuto anche se pienamente consapevoli dei limiti del nostro ruolo di non sottrarsi a questa sfida e crediamo di avere titolo per farlo. Con questo spirito stiamo definendo le proposte che formeranno un documento di politica economica che sarà  sottoposto alla prossima assemblea Cida per la validazione e che costituirà il riferimento per la propria azione di rapporto negoziale con Governo, Parlamento e Partiti sui temi di carattere generale e sulle problematiche di più specifico interesse categoriale.
I temi ampi ed esaustivi vanno dalla politica fiscale a quella di bilancio, da quella industriale a quella creditizia, da quella sociale a quella del lavoro. Senza anticipare le proposte, sono certo di poter affermare, che il lavoro farà appello al rafforzamento delle politiche attive e la necessità di portare a termine speditamente anche la seconda parte della riforma del mercato del lavoro (Jobs Act) ad oggi ancora largamente inattuata.
In conclusione l’opportunità – presente nel biennio 2014-2015 – di mettere in sicurezza il paese non è stata purtroppo colta. E, anzi, sono evidenti anche alcuni passi indietro. Le ultime notizie sul biennio prossimo non appaiono migliori In un quadro internazionale molto incerto, i punti deboli del paese lo rendono oggi estremamente vulnerabile. È un processo che la politica sembra assecondare piuttosto che contrastare. Crediamo che le classi dirigenti del Paese debbano legittimare il loro ruolo professionale e sociale partecipando attivamente ad un cambio di rotta e di passo.

ALTRI ARTICOLI di Economia